CECCATO
"Le avventure di una marca"

Storia di un uomo e delle sue creazioni
di GIAMPIETRO VEZZARO

Registro Storico Moto Ceccato  Brendola (Vicenza)

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ARTIGIANALMENTE MONOALBERO

Fra le tante e gloriose case motociclistiche del nostro paese, la Ceccato occupa una posizione di primaria importanza nella storia delle due ruote italiane. La Ceccato nacque nell’anno 1934 per opera del dott. Pietro CECCATO, personalità psicologicamente complessa e di straordinaria tensione creativa, destinato alla professione di farmacista ma votato all’industria meccanica e all’ingegneria sociale in forza di rare qualità ed inclinazioni che raggiungono il loro equilibrio col successo di imprese lette e proiettate nel futuro. Pietro CECCATO classe 1905, rappresenta una delle più efficaci incamazioni del tipo "schumpeteriano" del capitano d’industria. Apertura di mente, grande sensibilità per la meccanica e conoscenze tecniche, immaginazione economica, capacità di valutazione e di rapida innovazione e soprattutto attivismo, abilità di persuadere e di moltiplicare le relazioni sociali sono le doti in possesso di Pietro (d’ora in poi lo chiameremo così) per piegare in appena un ventennio, alla sua tenace volontà, resistenze a ostilità ambientali, per giocare a proprio vantaggio le mutevoli circostanze economiche e per innestare nell’ambiente circostante processi dinamici che lo modernizzino secondo caratteristiche funzionali ai suoi obiettivi.

L’avventura imprenditoriale non sarà estranea a forti passioni; prima di identificare nell’operato di imprenditore urbanista la sicurezza del proprio successo vitale, l’ardimento e il gusto del rischio, il desiderio di conquistare nuove mete e l’orgoglio della riuscita, s’incontrano con la meccanica attraverso il motociclismo, una passione che, dallo sportivo all’affermato industriale, accompagnerà Pietro fmo all’ultimo giorno di vita.

Delle motociclette comincia a conoscere i più minuti meccanismi già dal 1920, a quattordici anni. La spiccata propensione alla meccanica gli consente di acquisire una pratica non comune che gli servirà prima nelle gare e più avanti nella sua attività imprenditoriale. La prima motocicletta, acquistata nel 1920 è una Moto Vicentini, sostituita poco dopo con una francese Gillett 500cc., sulla quale fa le prime gare di velocità. Ma è il momento della Moto Guzzi di Mandello del Lario. In un ambiente povero e conformato ad antiche regole di socialità, la curiosità per il progresso tecnologico nello stadio più avanzato, e il simbolo di potenza trasmesso dalla moto e poi dall’auto sportiva concorrono ad attribuire al giovane Pietro un’immagine di singolarità e stravaganza che, più tardi, impedirà a molti di cogliere la lungimiranza dei suoi disegni. La moto, del resto, non sarà un momento passeggero, sono piuttosto ragioni familiari, impegni di studio ed altri interessi a fargli posticipare l’ingresso nel mondo delle competizioni.

Pietro non conosce la borghesia industriale. Proviene da una famiglia appartenente alla borghesia delle professioni pubbliche. Infatti il nonno Pietro, notaio a Vicenza (in piazza Castello) e a Montecchio Maggiore, cresciuto nel cosiddetto culto degli affetti domestici, ha procurato ai sette figli e alle tre figlie un’istruzione superiore atto all’inserimento nelle libere professioni e nella carriera pubblica. In quest’ultima si è distinto il figlio Maurizio che concluderà il suo servizio allo Stato come Prefetto di Padova, rimanendo poi a Montecchio Maggiore, dove si dedicherà ad una intensa azione filantropica, accanto al fratello Alessandro e al nipote Pietro, cui lo legherà una speciale predilezione. Alessandro Ceccato (1865-1933) padre di Pietro , assume l’esercizio della farmacia vicino al Duomo di Montecchio Maggiore (tuttora gestita da un discendente), allorché il fratello Gaetano lascia per una malattia. Per il figlio Pietro, nato il 17 febbraio 1905, la farmacia rappresenta un solido approdo professionale e sociale, in rapporto al quale si delinea il necessario percorso formativo.

 

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Dopo le scuole elementari e il ginnasio presso i padri Giuseppini di Montecchio, Pietro passa al collegio di Verona per gli studi liceali, quindi all’Università di Padova per la laurea in farmacia. Continua nel frattempo a coltivare le preminenti inclinazioni per la meccanica e la musica. Per tutto il periodo dello studio universitario, i genitori e la sorella Maria si trasferiscono a Padova, dove il padre, affittata la farmacia di Montecchio, lavora alle dipendenze di altro analogo esercizio. Legato profondamente alla madre, Pietro nonostante il richiamo degli studi ingegneristici, asseconda la volontà familiare e nell’anno 1933 consegue la laurea in farmacia. Sempre nel ‘33 si sposa con Maria Schenardi, di origine trevigiana, conosciuta all’università. Sempre nello stesso anno perde il padre e lo zio Maurizio. A Montecchio tuttavia la professione medica durerà solo pochi mesi. Anche perchè il prepotente impulso verso la meccanica è riaffiorato a Padova da quando , nel 1932, Pietro ha fatto il suo ingresso nel mondo delle competizioni motociclistiche dove fa il suo debutto con una inglese Velocette di 350 cc., acquistata presso la scuderia Patavina. Ha partecipato senza troppa fortuna alle prime manifestazioni. Dopo alcuni risultati convincenti la ditta Chemello, rappresentante vicentina della Rudge gli mette a disposizione una delle sue 500 monocilindriche da corsa. Con questa moto conclude secondo alla prima di campionato sul circuito di Portogruaro. Quarto al circuito di Castelfranco Veneto. Quarto ancora al circuito Città di Vicenza del 24 settembre contro piloti dai nomi di Tenni, Fongaro, Cerato, Merlo e Girotto vincitore. Pietro stravince il campionato sociale del Real Moto Club Vicenza il 17 settembre sul tratto Vicenza-RecoaroCampogrosso-QSSariO del Pasubio-Recoaro sul suo amico-rivale Enrico Fongaro anch’egli su moto Rudge. Partecipa inoltre ai circuiti dell’Otto Euganeo (23 marzo ‘33), e dell’Otto Mantovano. Punta quindi alla maglia di campione italiano classe 500 seconda categoria sulla pista del Littorio a Roma dove si afferma su Spaggiari alla media per il tempo spettacolare di 131 kmh, ad onta della rottura durante la gara del frenosterzo. Le preoccupazioni materne per i rischi di questo pericoloso sport, anche in rapporto al temperamento competitivo, la nascita della prima figlia Adriana (1934) e la seconda Alessandra (1937) lo conducono all’abbandono delle gare, ma non della passione per la meccanica che continua a coltivare assieme a quello per la musica. In questo campo, qualche lezione privata gli è bastata per praticare con facilità di esecuzione pianoforte, violino, sassofono e fisarmonica. Ha anche messo in piedi un quartetto, col quale, dopo le prime esibizioni locali, ha nutrito ambiziosi progetti.

Portato a sperimentare il nuovo in diverse direzioni, Pietro magari esita dinanzi alla scelta, ma una volta deciso persegue con ogni mezzo, con dedizione e tenacia irriducibili quello che è diventato l’obbiettivo del momento. Già nel 1934 le ore passate in farmacia si riducono al minimo, mentre la giornata è interamente assorbita dalla messa m cantiere, con pochissimi mezzi, dei primi progetti strettamente apparentati con l’attività musicale. La prima esperienza tecnica è infatti la costruzione di un leggio volta-pagine a pedale che però si rivela poco pratico e di difficile vendita. I tentativi riguarderanno successivamente altri campi, coniugando, nel giudizio perplesso della gente del posto e nello sconcerto della parentela, genialità e bizzarria. Ma la strada è ormai individuata, la farmacia verrà gestita dalla moglie fino agli anni quaranta poi affittata, mentre le scelte produttive del giovane imprenditore vanno indirizzandosi verso gli scaldaforni a nafta per panifici e le attrezzature per officine. Così, dal primo capannone lungo la statale nei pressi di S. Vitale, dove nel ‘34 ha iniziato con qualche collaboratore l’attività, passa nel biennio successivo in una piccola officina attrezzata dietro la farmacia del Duomo. In particolare può disporre di due abitazioni, una accanto alla farmacia, l’altra a Vicenza, venduta per finanziare gli sviluppi dell’attività artigianale relativa alla prima società, la F.I.P.A. (fabbrica italiana pistole e aerografi), che nel 1938 diventerà M.A.P.A. (macchine ed attrezzature per officina), Pietro Ceccato fa ricorso alle risorse della cerchia familiare.

Infatti, nell’attivismo, nell’abilità tecnica ed organizzativa, nella capacità di negoziare e di persuasione, nel sapiente utilizzo della propria facilità di rapporto umano per coinvolgere l’interlocutore, manifesta sin d’ora l’insieme dei requisiti che conferiranno un’eccezionale impronta dinamica alla sua funzione imprenditoriale. Nella quale entra una forte spinta creativa e di autoaffermazione unitamente al desiderio di mutare l’assetto della struttura economica esistente per offrire maggiori opportunità di lavoro, per imprimere livello e modi di vita diversi alla propria comunità. In quegli anni il paese di Montecchio vive assai stentatamente di un’agricoltura afflitta dalla

 

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