Lorena 
Busellato

Da DANZA D’AMORE,
Editrice Veneta, novembre 1999

 

   

NATALE 1994

  

IN ESODO

 

Sapendosi troppo angusti

per contenere una risposta,

star come Giobbe davanti al mistero

del Dio che agisce

nella Storia e nella vita.

Guardare, attonita,

chi pensa di spiegare ogni cosa.[1]

 

Cadere in trappole effimere

per tornare spoglia

a essere povera che non rivendica.

Aver provato tanti voli

da tralasciare proprio l'ultimo,

che salva.

 

Attendere tra falsi profeti

la fine del secolo

e non saper discernere

che il suo regno è già in noi.

 

In sosta davanti al presepe:

tutta la vita è ESODO!



IN RICERCA

Ancora molti camminamenti lasciare,

tanti quanto durerà in noi

la presunta conoscenza.

Condannare in sé ciò che permetti

perché sei Maestro:

essere il dio terribile di se stessi.

 

Guidami, fonte incorrotta,

a posare la pietra che vorrei lanciare,

conducimi fin dentro al mistero.

 

Abolisci in noi codici umani

perché l'essenza de tuo codice prevalga.

Contempleremo ciò che hai preparato[2]

per coloro che ti amano.

 

Prima dell'aurora, nella mia notte,

gridare, per sapere se c'è del vero

in me, qualcosa della donna che sentivo.



IN CAMMINO

Onda del suono lieve

che si riposa ricomposta

in pace, sulla via.

 

Andare senz'altri ripari

che un cuore che s'interroga.

L'oro rotola sulla strada,

manto regale

ai piedi del viandante.

 

Nascosto tra pieghe inesprimibili,

al contatto

col futuro che non sento,

è uno strapiombo dentro

il cuore della Storia

prima della vita, dopo la vita.

 

Un vuoto di forma

colmo di tutte le presenze,

ma non la mia.

 

Attendo che maturi

nell'amico il granello[3]

di senapa unito al mio.

 


 A MARIO, PRIMA DELLA SCELTA.

 

Dall'alto

dello Sposalizio Eterno

dispensi benefici e carezze

e sei così forte

che temi di far soffrire

e vorresti prevenire, in me,

le lacrime.

 

Ma, è meglio dire,

non so cogliere le briciole

e ringraziare, avendo perso

da tempo l'uso del becco,

avendo mani di donna, ingombranti,

ora; scusami se non son più rondine!

  


 

DOVE RADA SI FA LA FOLLA

 

Portami all'altra sponda

dove la Parola, difficile,

si incarna

e albergano i piccoli,

dove rada si fa la folla

dei chiamati,

sempre più rada

per il patibolo

che, da ultimo, attende

dove sei spada[4]

a doppio taglio penetrante

e ti si sperimenta.

 

Dove Tu solo

conosci la vertigine

e sai dosarla.

 

26 ottobre 1996

 


 


IL SEGRETO

 

Il mistero

che ognuno

tocca

è il patire

in gradi diversi.

 

A volte

sentendo

la macina

che mi fa frumento[5]

conosco

Dio

senza veli

e mi domando

se devo

rivelare

il segreto

dell'ostia.

 

28 ottobre 1997



 

DANZA D'AMORE

 

Non è facile

decidersi

a usare

parole

per spiegare

il Centro

e i cerchi

concentrici,

il dilatarsi

senza posa

dell'amore

e il nostro

invisibile

mutare

a Sua immagine.[6]

 

Non è facile

per i cannibali

del senso

guardare

ciò che gli occhi

non vedono.

Restiamo

muti

tra due gerghi paralleli.   

                                           28 ottobre 1997

 


 

[1] Cfr. Gb 13, 2-5

[2] Cfr. 1 Cor 2, 9-11

[3] Cfr. Mc 4, 30-32

[4] Cfr. Eb 4, 12

[5] Cfr. Sant'Ignazio di Antiochia, LETTERA AI ROMANI

[6] Cfr. 2 Cor 3, 18

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