| Lorena Busellato |
Da DANZA D’AMORE,
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NATALE
1994 IN
ESODO Sapendosi troppo angusti per contenere una risposta, star come Giobbe davanti al mistero del Dio che agisce nella Storia e nella vita. Guardare, attonita, chi pensa di spiegare ogni cosa.[1] Cadere in trappole effimere per tornare spoglia a essere povera che non rivendica. Aver provato tanti voli da tralasciare proprio l'ultimo, che salva. Attendere tra falsi profeti la fine del secolo e non saper discernere che il suo regno è già in noi. In sosta davanti al presepe: tutta la vita è ESODO! IN RICERCA Ancora molti camminamenti lasciare, tanti quanto durerà in noi la presunta conoscenza. Condannare in sé ciò che permetti perché sei Maestro: essere il dio terribile di se stessi. Guidami, fonte incorrotta, a posare la pietra che vorrei lanciare, conducimi fin dentro al mistero. Abolisci in noi codici umani perché l'essenza de tuo codice prevalga. Contempleremo ciò che hai preparato[2] per coloro che ti amano. Prima dell'aurora, nella mia notte, gridare, per sapere se c'è del vero in me, qualcosa della donna che sentivo. IN CAMMINO Onda del suono lieve che si riposa ricomposta in pace, sulla via. Andare senz'altri ripari che un cuore che s'interroga. L'oro rotola sulla strada, manto regale ai piedi del viandante. Nascosto tra pieghe inesprimibili, al contatto col futuro che non sento, è uno strapiombo dentro il cuore della Storia prima della vita, dopo la vita. Un vuoto di forma colmo di tutte le presenze, ma non la mia. Attendo che maturi nell'amico il granello[3] di senapa unito al mio.
A MARIO, PRIMA DELLA SCELTA. Dall'alto dello Sposalizio Eterno dispensi benefici e carezze e sei così forte che temi di far soffrire e vorresti prevenire, in me, le lacrime. Ma, è meglio dire, non so cogliere le briciole e ringraziare, avendo perso da tempo l'uso del becco, avendo mani di donna, ingombranti, ora; scusami se non son più rondine! DOVE RADA SI FA LA FOLLA Portami all'altra sponda dove la Parola, difficile, si incarna e albergano i piccoli, dove rada si fa la folla dei chiamati, sempre più rada per il patibolo che, da ultimo, attende dove sei spada[4] a doppio taglio penetrante e ti si sperimenta. Dove Tu solo conosci la vertigine e sai dosarla. 26 ottobre 1996
Il mistero che ognuno tocca è il patire in gradi diversi. A volte sentendo la macina che mi fa frumento[5] conosco Dio senza veli e mi domando se devo rivelare il segreto dell'ostia. 28 ottobre 1997
DANZA D'AMORE Non è facile decidersi a usare parole per spiegare il Centro e i cerchi concentrici, il dilatarsi senza posa dell'amore e il nostro invisibile mutare a Sua immagine.[6] Non è facile per i cannibali del senso guardare ciò che gli occhi non vedono. Restiamo muti tra due gerghi paralleli. 28 ottobre 1997
[1] Cfr. Gb 13, 2-5 [2] Cfr. 1 Cor 2, 9-11 [3] Cfr. Mc 4, 30-32 [4] Cfr. Eb 4, 12 [5] Cfr. Sant'Ignazio di Antiochia, LETTERA AI ROMANI [6] Cfr. 2 Cor 3, 18 |
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