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L'idea che la Terra sia
internamente vuota è antica come l'uomo. Miti e leggende di molti popoli
affermano una simile realtà. Popoli come quelli asiatici, gli Eschimesi,
gli Hopi, i Maya, gli Incas, gli antichi egizi e addirittura i Vichinghi
avevano questa consapevolezza, che non è mancata nemmeno ad altri popoli
europei. Nonostante tutto, negli ultimi decenni abbiamo assistito ad un
forte insabbiamento di tali conoscenze, causato da una scelta aberrante ad
opera di un potere che vuole confutare ogni notizia apparsa
sull'argomento. Molte informazioni a riguardo vengono spesso occultate sul
nascere. Assistiamo insomma al ripetersi di una metodologia applicata ai
dischi volanti che da parecchio tempo solcano i nostri cieli, e non solo,
verso i quali si sono scatenate le più palesi congiure del silenzio e del
discredito. Volendo tralasciare, in questo contesto, le credenze e le
mitologie dei vari popoli e tralasciando pure una copiosa letteratura che
ha suscitato l'interesse di moltissime persone, si vuole ricondurre la
ricerca ad un certo livello scientifico e spirituale. Cercheremo, in
sostanza, di scoprire cosa realmente sia nascosto nella cavità della
Terra e quali implicazioni ne derivino. Negli ultimi tempi la teoria della
Terra cava, ospitante nel suo interno vita minerale, vegetale, animale ed
umana, è stata contestata da più parti per la sua inconsistenza
scientifica. Ad una attenta analisi ci si accorge però che in Europa,
già dal XVII° secolo, era iniziato uno studio serio ed inoppugnabile per
opera dell'inglese Edmond Halley. Egli è stato il grande pioniere
scientifico della Terra cava, nonostante oggi sia noto in tutto il mondo
come lo scopritore della cometa che ancora porta il suo nome. Nacque ad
Haggerston nel 1656,nei pressi di Londra. Iniziò, giovanissimo, gli studi
celesti e a vent'anni intraprese lunghi viaggi nell'emisfero sud per
stilare un catalogo delle stelle boreali. Halley si dedicò allo studio
delle comete o meglio delle orbite cometarie che a quel tempo erano poco
conosciute, applicando i metodi di calcolo analitico ideati da Newton. Se
però approfondiamo i suoi studi e i suoi interessi, scopriamo che egli fu
uno scienziato di una versatilità e di una cultura a dir poco
straordinarie. Oltre ad essere stato un pioniere nella scienza marinara,
risalta soprattutto la sua opera pionieristica nello studio della Terra, a
riguardo della quale propose una teoria strabiliante. Procediamo con
ordine. Nel 1672 cominciò ad interessarsi del magnetismo terrestre. Fece
una ricerca molto impegnativa sia sui dati rilevati da altri scienziati in
diverse parti de mondo, sia su quelli da lui stesso ricavati durante i
vari viaggi effettuati. Si accorse di aver sottomano dati che mostravano
parecchie anomalie: ad alcune di queste riuscì a dare una spiegazione
scientifica (presenza di rocce magnetiche) ma per altre dovette ripiegare
su ipotesi rivoluzionarie. Il fatto che appariva più strano e misterioso
era la posizione dell'ago magnetico della bussola che veniva deviato verso
il basso, anziché posizionarsi nel piano orizzontale. Il fenomeno variava
in funzione della latitudine. Ma anche alle varie longitudini, le letture
della bussola variavano lateralmente dal nord geometrico effettivo. Halley
si accorse di un'altra cosa importante: dalle letture della bussola degli
anni precedenti alla sua ricerca, veniva evidenziato che le deviazioni
laterali, rispetto alla longitudine, stavano cambiando. Così formulò
un'ipotesi incredibile: era possibile la presenza di più poli magnetici.
Da questa ipotesi si poteva risalire alla struttura della Terra come
costituita da un involucro esterno e da un nucleo interno separato. Tali
geoidi concentrici possedevano ognuno il proprio asse di rotazione con i
rispettivi poli magnetici Nord e Sud. I suddetti assi però dovevano
essere leggermente inclinati l'uno rispetto all'altro. Si poteva spiegare
inoltre, ammettendo una leggera differenza nella velocità di rotazione,
il lento spostamento della posizione del polo Nord, in quando i diversi
poli, nel loro movimento, cercavano di agganciarsi l'uno con l'altro. A
questa conclusione Halley arrivò nel 1683. Pubblicò poi un secondo
lavoro sul magnetismo terrestre nel 1692, dove evidenziava che la Terra
fosse formata da due gusci. Nel trattato si specificava inoltre che il
periodo richiesto, affinchè il guscio esterno guadagnasse o perdesse una
rotazione completa rispetto al nucleo, sarebbe stato dell'ordine di 700
anni mentre le variazioni magnetiche erano state osservate solo per un
periodo di un secolo. Egli ritenne che fosse prematuro formulare una
qualsiasi teoria quantitativa del fenomeno. Nonostante tale difficoltà,
Halley condusse una serie di esperimenti al fine di trovare l'andamento
della forza magnetica in funzione della distanza. Non vi riuscì ma il
problema venne risolto in modo conveniente solo nel 1760 da J.T. Mayer ,
chiarendo che dipendeva dall'inverso del quadrato della distanza.
Considerando poi che tutte le anomalie magnetiche non potevano avere come
unica spiegazione una tale ipotesi, Halley volle aggiungere altre terre
interne con un meccanismo simile alle scatole cinesi. Fu talmente
determinato in questa sua ulteriore ipotesi che nel 1692, di fronte alla
Royal Society di Londra, sostenne categoricamente anche la loro grandezza.
Simili terre concentriche avevano approssimativamente le dimensioni dei
pianeti come Marte, Venere e Mercurio. Si sentì controbattere che se tali
terre fossero abitate, gli esseri viventi avrebbero avuto bisogno di luce.
Halley suggerì che l'atmosfera interna doveva essere luminosa e che le
aurore boreali venivano causate dalle emissioni di luce brillante
attraverso la sottile crosta del polo. Un po' di tempo dopo, le teorie di
Halley vennero riprese dal grande matematico svizzero Leonhard Eulero
(1707-1783). L'eclettico studioso respinse l'idea dei pianeti multipli
interni al pianeta Terra, sostituendovi quella di un unico sole che,
secondo le sue deduzioni, dava calore e luce ad una civiltà sotterranea o
degli Inferi. Eulero è conosciuto come uno dei più grandi scienziati del
nostro pianeta e, nonostante la mancanza estrema di rigore che gli viene
spesso rimproverata, tutti i sapienti sono concordi nell'ammettere come la
sua prodigiosa attività e le sue qualità di pensatore ed inventore siano
inimitabili, tanto da creare massimo rispetto e riverenza. Eulero ed
Halley non furono i soli a cimentarsi nella teoria della Terra cava.
Sull'argomento si pronunciò pure il matematico scozzese John Leslie ma il
grande contributo, anche se poco determinante per quei tempi, venne dato
dallo scienziato francese Pierre Louis Moreau de Maupertuis. Fisico,
biologo, matematico ed astronomo, Maupertuis nacque a Saint Malo nel 1698
e, dopo un breve periodo di vita militare, decise di dedicarsi alla
scienza. Per questo si stabilì a Parigi. Nel 1732 pubblicò il famoso
trattato "Discours sur les differentes figures des astres", e
tra i tanti argomenti inseriti per spiegare i vari fenomeni osservati
nell'astronomia, con schemi di meccanica celeste proposti sia da R.
Descartes che da Newton, propose il problema della Terra. Dichiarò che
essa, come tutti gli altri corpi celesti, doveva essere appiattita ai
poli. Tale affermazione derivava direttamente dalla meccanica newtoniana
ma in quel periodo i Cassini e J.J. de Mairan sostenevano il contrario
sulla base delle loro misure nel grado di latitudine. Maupertuis
intervenne con una serie di memorie presentate all'Accademia delle Scienze
negli anni 1733-36. La questione richiedeva più accurate misure
sperimentali e perciò nel 1735 partì per il Perù con una spedizione
scientifica. Non soddisfatto dei risultati, Maupertuis riuscì ad
organizzare una nuova spedizione al Circolo Polare Artico. Partito per la
Lapponia con un gruppo di scienziati e qui, con una serie molto accurata
di rilievi, riuscì a dimostrare che il grado di latitudine del Circolo
Polare risultava senza ombra di dubbio più grande di quello misurato in
Francia. Da ciò Maupertuis dedusse la prova sperimentale
dell'appiattimento della Terra ai poli, risultato che comunicò
ufficialmente nel 1737. Ne seguirono inevitabili polemiche. Lo scienziato
si difese con tutte le sue forze, tanto che la fama raggiunta lo portò a
diventare Presidente dell'Accademia delle Scienze di Berlino, alla corte
di Federico II. Nel costruire il Centro della Cultura europea, per
assecondare il volere del re, si avvalse di validi scienziati, tra cui il
matematico Leonhard Eulero. Fu proprio tale collaborazione che permise
loro di avere continui scambi di idee sulla struttura della Terra. La
teoria della Terra cava accomunò i tre grandi scienziati e ognuno di loro
riuscì a darne una spiegazione razionale, con gli avalli delle prove
sperimentali. Sicuramente Halley ebbe il vantaggio di aprire la strada a
questa affascinante teoria mentre Eulero la modificò in maniera
determinante. Maupertuis, d'altro canto, chiuse il discorso. Dal momento
in cui la Terra viene considerata vuota, non può essere totalmente
sferica. L'apertura verso l'interno le porta via parte della sua
rotondità, proporzionalmente alla dimensione dell'apertura polare. Del
resto fino al XVIII° secolo, la Terra era ritenuta sferica semplicemente
perchè nessuno aveva mai visto la curvatura terrestre. Purtroppo un
simile sforzo intellettuale e sperimentativo non ebbe seguito nelle menti
degli scienziati europei. Dobbiamo aspettare l'inizio del XIX° secolo per
sentir parlare della Terra cava e questo ad opera di un americano del New
Jersey che va sotto il nome di John Cleves Symmes. Non era uno scienziato
anche se nutriva interesse per le scienze naturali. Iniziò i suoi studi
in gioventù e quando ritenne di essere abbastanza sicuro delle sue idee,
cercò con ogni mezzo di convincere più gente possibile, ed in
particolare politici, capi di stato americani ed europei, circoli
culturali, giornali e così via. Iniziò con lo scrivere una lettera dove
dichiarava le sue convinzioni e la metodica per poter esplorare la cavità
del pianeta. Ad ogni lettera allegò un profilo personale e un certificato
di salute mentale firmato da medici e uomini d'affari. Egli chiedeva aiuto
e sostegno finanziario, ma in cambio ricevette solo derisione. Allora
diede vita ad una nuova iniziativa di informazione scrivendo sui giornali
e girando gli Stati Uniti per tenere conferenze dall'aspetto scientifico
per dimostrare la fondatezza delle sue teorie. Spesso però le sue
conferenze finivano nel divertimento e nello scherno. A forza di
insistere, Symmes riuscì a convincere alcuni uomini, tra cui il direttore
di un giornale dell'Ohio, Jeremia N. Reynolds. Costui cominciò a
promuovere una serie di conferenze ed ebbe la fortuna di incontrare e
convincere un ricco uomo dell'Ohio che si prestò a presentare la teoria
della Terra cava al senatore del Kentucky Richard Johnson. Con l'aiuto di
questo personaggio egli riuscì ad inoltrare una petizione al Congresso
degli Stati Uniti, al fine di ricevere un finanziamento per sostenere
l'agognata spedizione.
Symmes aveva sempre sperato di conquistare in questo modo una grande fama.
Morì però nel 1829, senza aver realizzato il suo sogno. In realtà il
Congresso autorizzò questo viaggio nel 1828, stimolato dalle proposte di
Reynolds che si basavano sui possibili sbocchi commerciali e
l'acquisizione di nuovi territori. L'allora Presidente degli USA John
Quincy Adams diede parere favorevole. Anche in questa occasione intervenne
la sventura. Il Presidente morì nel 1829 e il suo successore, Andrew
Jackson, non ne volle proprio sentire parlare, facendo slittare il
progetto di almeno 10 anni. Reynolds non si lasciò scoraggiare e, dopo
una avventura esplorativa al Polo Sud, ripropose il progetto al Congresso
facendo leva ancora sugli interessi commerciali e sul fervore dei
balenieri. Il Congresso approvò finalmente la spedizione con una
dotazione di 300.000 dollari. Dopo varie peripezie la spedizione riuscì a
partire senza peraltro ottenere grandi risultati. La teoria della Terra
cava riuscì ad essere portata avanti anche da altri personaggi americani.
Addirittura alcuni di loro porteranno una simile conoscenza ai limiti del
paradosso. In contemporanea vennero rese pubbliche delle dichiarazioni di
esploratori, o meglio viaggiatori, che informarono di essere penetrati
all'interno del nostro pianeta, descrivendone pure i contenuti. E' inutile
dire che non furono creduti. Come pure fiorì, nel secolo scorso, una
importante letteratura, dai toni più o meno fantastici, che indubbiamente
innescò una serie notevole di spedizioni polari, costate oltretutto molti
sacrifici umani. In realtà gli sforzi per raggiungere il polo erano
iniziati molto tempo prima ma il primo tentativo scientifico venne
effettuato dal grande esploratore norvegese Fridtjorf Nansen nel 1893. In
base ad una esperienza precedente, Nansen era sicuro di arrivare al Polo
Nord semplicemente lasciandosi trasportare dalla sua nave,la Fram,
intrappolata dai ghiacci. Partito dal villaggio siberiano di Khabarova,
riuscì con questo medoto ad arrivare agli 82° N , che per l'epoca
rappresentava già un record. Nansen però volle proseguire con l'amico
Johansen, munito di sci e di slitte trainate dai cani. Raggiunse gli 86°
13' N e 95° E. Erano i primi uomini dell'era moderna ad arrivare in
quella zona, distante circa 400 Km dal polo geometrico. E proprio qui che
nascono le prime perplessità. Il 3 Agosto 1894 Nansen si sorprendeva
dell'esistenza nell'estremo nord di una temperatura più calda e di aver
scoperto tracce di volpi. La sua bussola aveva cessato completamente di
funzionare ed egli non sapeva dove si trovasse. Più avanzava e più
sentiva caldo. Convinto che con solo due cani non poteva proseguire, preso
da chissà quali altri pensieri, decise di ritornare indietro. Ma lui
conosceva le leggende dei Vichinghi, tanto è vero che le menziona nel suo
libro "Fra ghiacci e tenebre - La spedizione polare norvegese
1893-1896". Lo stesso Johansen lo riconferma. Altri esploratori
polari si sono imbattuti nei cosiddetti "miraggi". Ricordiamo,
tra i tanti, tre grandi personaggi che con la loro tenacia, coraggio e
tanto, tanto sacrificio hanno portato molto avanti il confine dell'ignoto
su queste zone ghiacciate del pianeta Terra. Robert E. Peary, il primo
uomo a raggiungere a piedi il Polo Nord, e il Dr. Frederick A. Cook ,
altro esploratore a rivendicare di aver raggiunto per primo il polo, hanno
raccontato cose incredibili delle loro spedizioni. Entrambi scoprirono
delle nuove terre. Nel 1905-06 Robert Peary (esploratore con oltre 25 anni
di esperienza nei ghiacci del nord) raggiunse gli 87°N 40°O. In questa
spedizione scoprì per la prima volta la Terra di Croker intorno agli 83°
di latitudine. Convinto di ritrovarla, ripartì nel 1908 e questa volta
riuscì a raggiungere, primo uomo nella storia , il mitico Polo Nord. Era
il 6 Aprile 1909. Ma quando Peary ritornò in patria, invece di ricevere
gli onori del caso, si sentì accusare di non essere stato il primo a
raggiungere tale agognata meta. Il Dottor Frederick A. Cook, nel compiere
la sua spedizione segreta al Polo Nord nel 1907, dichiarò con un certo
ritardo di aver raggiunto lui per primo il Polo, esattamente il 21 Aprile
1908. Nacquero una serie di polemiche ed accuse che si protrassero per
molto tempo. Fatto assai importante è che Frederick Cook dichiarò di
aver visto la misteriosa Terra di Bradley, testimoniata con una serie di
foto, che nel viaggio di ritorno dal Polo non vide più. E qui sorgono
spontanee alcune domande. Perchè il Governo degli Stati Uniti dell'epoca
appoggiò una spedizione segreta al polo? Come mai il Dottor Cook,
esploratore di notevole esperienza con le distese di ghiaccio, si espose
nel rendere noto un "miraggio" situato intorno agli 85° di
latitudine e distante da lui alcune decine di chilometri? Addirittura
l'esploratore americano Donald Mac Millan, guidò tre diverse spedizioni
per sincerarsi della presenza della famosa terra sconosciuta nel bacino
artico, senza nessun esito positivo. Come mai? Nella corsa alla scoperta
della regione polare ci fu un terzo grande esploratore, conosciuto col
nome di Vilhjalmur Stefansson, nordamericano. E' passato alla storia come
l'uomo al quale riuscì di realizzare l'indispensabile ed eccezionale
rivoluzione esplorativa artica e cioè quella di assumere un atteggiamento
non più di ostilità ma di comprensione reciproca con quella zona del
pianeta, considerata sino ad allora inospitale ed inaccessibile. Egli in
sostanza riusciva a sopravvivere con le risorse di quella
"regione" che scopriva facilmente, in quanto riconosceva le
increspature dei ghiacci. Erano talmente particolari da non potersi
sbagliare assolutamente e perciò non si affannava mai per la sua
sopravvivenza. Nelle settecento pagine del suo libro, "The Friendly
Artic", invano si cerca una descrizione di condizioni disastrose, di
sforzi disumani per combattere contro la fame, il freddo, il ghiacchio che
si forma sugli abiti, che si scioglie nel saccoletto rendendo il riposo
una specie di incubo, come succedeva invece nella spedizione di Nansen.
Stefansson viaggiava sempre asciutto. Le sue esplorazioni sembravano quasi
un gioco, un divertimento. Come mai tutto questo? Sarebbe facile dare la
risposta, ma andiamo avanti. Agli inizi del XX° secolo venne alla ribalta
un altro grande ed affascinante, quanto fantasioso ed imprevedibile
esploratore di nome Hubert G. Wilkins. Di origine australiana , compì una
serie incredibili di avventure esplorative ai poli con l'aereo e
addirittura con un sommergibile,che lo renderanno assai famoso. Si crede
che in tutte queste esperienze si fosse accorto della strana anomalia del
Polo Nord, della strana terra di cui tutti parlavano, e perciò cercò di
verificare se esistesse anche al Polo Sud. Si recò in Antartide in due
spedizioni successive: quella del 1928-29 e quella del 1929-30. In effetti
si rese conto dello stesso fenomeno tanto è vero che nel Dicembre 1929,
l'esploratore russo Dumbrova ebbe a dichiarare:"La memorabile
scoperta, compiuta dal capitano H.G.Wilkins, il 12 Dicembre, di una terra
finora sconosciuta, al di là del Polo Sud esige che la scienza riveda la
concezione che, per centinaia di anni, si era fatta del profilo sud della
Terra".
Gli sforzi compiuti da Wilkins vennero messi a buon frutto dall'altro
grande esploratore : il Contrammiraglio della Marina Americana Richard
Evelin Byrd. Raggiunto il Polo Nord in aereo nel 1925, esplorazione
contestata che gli valse però il titolo di Eroe degli Stati Uniti, Byrd
volle, con tutte le sue forze e con una volontà ferrea, esplorare la
grande distesa di ghiaccio del Polo Sud in più spedizioni. Organizzò la
prima nel 1928, riuscendo a sorvolare il Polo il 28 Novembre 1929. Nel
1933 partì nuovamente per le regioni antartiche con una spedizione
attrezzatissima della quale facevano parte tecnici e scienziati. Nel corso
di questa spedizione, durata circa tre anni, si isolò per molti mesi in
una stazione metereologica a 80° di latitudine sud, riportandone
notevolissimi risultati scientifici. L'isolamento, molto probabilmente,
gli diede la possibilità di risvegliare quelle qualità spirituali che lo
porteranno negli anni successivi a raggiungere il meraviglioso mondo
sotterraneo. Nel Novembre 1939 intraprese un'altra spedizione
nell'Antartide ma la più spettacolare ed imponente la organizzò verso la
fine del 1946. Fu una missione grandiosa con lo spiegamento di 4700
uomini, 13 navi, una portaerei e una ventina di aerei. Ad un certo punto,
l'11 Febbraio 1947 venne scoperta l'Oasi di Bunger, l'avvenimento più
clamoroso dell'operazione Highjump. In quel giorno il comandante di un
idrovolante David Eli Bunger vide uno spettacolo stupefacente: una grande
zona scura di terra in mezzo al candido paesaggio di ghiaccio.Il
notiziario della Marina americana parlò di una nuova Shangri-Là , in cui
erano state osservate tracce evidenti di vegetazione. Dopo poche ore, in
tutte le città del mondo si leggevano notizie di quell'oasi. Bunger fece
anche altre scoperte. Ad esempio vide e si posò su alcuni laghi
dell'oasi. L'acqua non era eccessivamente fredda e si rivelò acqua di
mare. Byrd e il suo vice Siple erano piuttosto scettici su questa
scoperta, per cui l'Ammiraglio il 19 Febbraio 1947 iniziò un viaggio con
il suo aereo per l'interno dell'Antartico, insieme con il 2° pilota Howie,
per sincerarsi personalmente del mistero. Byrd scriverà , come suo
solito, il viaggio in dettaglio sul suo diario. Fu proprio questo diario a
procurargli nell'immediato suo futuro, grandi problemi e sofferenze. Tutto
ciò è stato confermato dalla figlia Pauline Byrd dichiarando: "Mio
padre ha sempre tenuto accuratamente dei diari sui suoi viaggi e
assolutamente un diario personale che manca. Non è per caso quello che è
stato ritrovato tra gli effetti personali, in possesso dell'Università
dell'Ohio? Voglio sapere se questo presunto diario è il suo. Io penso che
la Terra sia cava, ma non lo so. Sin da quando questo volo del Febbraio
del 1947 non è stato svelato, la mia famiglia è stata esposta a molte
minacce. Voglio sapere la verità!"
In effetti Byrd ebbe l'astuzia di trascrivere le parti più importanti
della sua avventura tra le pagine bianche del famoso diario del 1925. E'
accaduto che nel sistemare una quantità notevole di materiale, frutto
delle molteplici spedizioni ai poli, il capoarchivista del Centro Polare
Byrd di Columbus (Ohio). si trovò esterrefatto di fronte a delle
dichiarazioni incredibili ed impressionanti: "Devo scrivere questo
diario di nascosto e in assoluta segretezza. Riguarda il mio volo
antartico del 19 Febbraio dell'anno 1947. Verrà un tempo in cui la
razionalità degli uomini dovrà dissolversi nel nulla, e si dovrà allora
accettare l'ineluttabilità della verità. Io non ho la libertà di
diffondere la documentazione che segue, forse non verrà mai alla luce, ma
devo comunque fare il mio dovere e riportarla qui con la speranza che un
giorno tutti possano leggerla, in un mondo in cui l'egoismo e l'avidità
di certi uomini non potranno più sopprimere la verità". Egli stava
scrivendo tutte le fasi del volo, accompagnate anche da indicazioni
tecniche, quando si accorse di avere sotto di sè un paesaggio incredibile
e per lui irreale, con una ricca vegetazione, animali, un ambiente ricco
di luce con una temperatura di 24°C. Ad un certo punto del volo, l'aereo
si ritrovò come agganciato da una forza invisibile scaturente da due
oggetti che volavano a breve distanza. I comandi non gli rispondevano.
Ebbe inizio un colloquio rassicurante , via radio, con quei piloti
sconosciuti, fino a quando non giunse in una città scintillante dove
avvenne l'incontro con il Maestro. Quest'uomo gli trasmise un
importantissimo messaggio:"Ammiraglio, le dirò il motivo della sua
convocazione qui. Il nostro interessamento cominciò esattamente subito
dopo l'esplosione delle prime bombe atomiche, da parte della vostra razza,
su Hiroshima e Nagasaki, in Giappone. Fu in quel momento inquetante che
spedimmo sul vostro mondo di superficie i nostri mezzi volanti per
investigare ciò che la vostra razza aveva fatto. Vede, noi non abbiamo
mai interferito prima d'ora nelle guerre e nella barbarie della vostra
razza, ma ora dobbiamo farlo in quanto voi avete imparato a manipolare un
tipo d'energia, quella atomica, che non è affatto per l'uomo. I nostri
emissari hanno già consegnato dei messaggi alle potenze del vostro mondo,
e tuttavia esse non se ne curano. Ora voi siete stato scelto per essere
testimone qui che il nostro mondo esiste". Il Maestro continuò e lo
esortò a portare il suo messaggio al potere del Mondo di superficie dove
si invitava l'umanità a smettere di produrre armi nucleari. Dopo essersi
congedato dal Maestro, l'Ammiraglio Byrd ritornò nel suo aereo e con lo
stesso modo con cui era arrivato, venne ricondotto tranquillamente sulla
superficie del pianeta. Lo strano diario contiene altre
dichiarazioni:" 11 Marzo 1947 - Ho appena avuto un incontro di stato
Maggiore al Pentagono. Ho riportato interamente la mia scoperta ed il
messaggio del Maestro. E' stato tutto doverosamente registrato. Il
Presidente ne è stato messo al corrente. Vengo trattenuto per diverse ore
(6 ore e 39 minuti per l'esattezza). Sono accuratamente interrogato dal
Top Security Forces e da una èquipe medica. E' un travaglio! Vengo posto
sotto stretto controllo attraverso i mezzi di Sicurezza Nazionale degli
Stati Uniti d'America. Mi viene ordinato di TACERE su quanto appreso, per
il bene dell'umanità!!! INCREDIBILE! Mi viene rammentato che sono un
militare e che quindi devo obbedire agli ordini". Anche in punto di
morte (avvenuta nel Febbraio del 1958) l'Ammiraglio Byrd continuò a
ripetere :"La nostra spedizione ha incontrato un grande territorio
nuovo....che continente incantevole in quel cielo, terra di perenne
mistero".
In effetti riuscì ad organizzare, prima di morire, la sua quinta
spedizione nell'Antartico nel 1955-56, denominata "Operazione Gelo
Intenso". Non la portò a termine, in quanto era finalizzata alle
ricerche scientifiche dell'Anno Geofisico del 1957, ma riuscì ugualmente
a compiere un'altro raid aereo e penetrare così nel mondo sotterraneo per
la seconda volta nel gennaio del 1956. La notizia venne fortunatamente
divulgata dalla stampa americana il 5 febbraio 1956, riportando il
laconico messaggio:" Il 13 gennaio, alcuni membri della spedizione
statunitense hanno effettuato un volo di 2700 miglia, a partire dalla base
di McMurd Sound, 400 miglia a ovest del Polo Sud, e sono penetrati per
2300 miglia in una terra che si estende al di là del polo".
Abbiamo dovuto aspettare ancora circa 20 anni per avere la definitiva
conferma della cavità polare. Con l'avvento della missilistica, si è
potuto scrutare questa parte misteriosa del pianeta Terra con delle
riprese ottiche effettuate da notevole altezza. Il 16 Agosto 1968 venne
lanciato in orbita polare la sonda metereologica ESSA 7, dotata di
telecamere AVCS, le cui immagini erano soltanto captabili dalle stazioni
della NASA. Nel suo quotidiano lavoro, il satellite inviò a terra delle
immagini del Polo Nord strabilianti che poneva fine ad ogni dubbio e ad
ogni "miraggio". In pratica si poteva notare la presenza di un
foro oscuro sul ghiaccio, la cui apertura aumentava sempre di più e in
modo dinamico, fino a raggiungere la dimensione dell'ordine di 2300 Km di
diametro. Successivamente l'apertura diveniva evanescente, non mostrando
più i confini ben delimitati. Per fortunata tale sequenza è riuscita a
sfuggire al ferreo occultamento di notizie "particolari".
Naturalmente anche la scienza sovietica era in possesso di simili prove.
Dalle foto si poteva osservare come l'apertura fosse dinamica e, ad un
certo punto, passasse ad un piano vibrazionale superiore a quelli
accettati dalla comune conoscenza, provocando in tal modo l'evanescenza.
Si possono spiegare così le varie terre (miraggi) descritte da molti
esploratori e localizzate in zone diverse e non più ritrovate. Si può
spiegare l'appiattimento dei poli in quella zona ove la materia rocciosa
viene a mancare. Si può capire la formazione delle aurore polari, anche
queste non sufficientemente spiegate dalla nostra scienza, cui consegue la
presenza di un sole centrale (artificiale) interno al pianeta. Quello che
ancora non si sa, è quando si verifica il fenomeno, poichè non è un
evento ripetitivo e prevedibile. Se però consideriamo il pianeta Terra
come un essere macrocosmico vivente, allora sì che tutto ridiventa
concepibile. Naturalmente ci sono altre prove scientifiche di questo fatto
ed in possesso dalla scienza ufficiale, ma nessuno vuole per il momento
divulgarle. Mi riferisco, ad esempio, all'Istituto Nazionale di Fisica
Nucleare del Gran Sasso (Assergi - Prov. Aquila), un laboratorio scavato
nelle viscere di questa montagna dove si rivelano particelle elementari
derivate , in particolare, dai processi termonuclari che avvengono nel
Sole e nelle stelle.
Ho potuto, alcuni anni fa, osservare il tracciato di alcune particelle in
arrivo dal nostro Sole, tracciato costruito con l'intervento di
particolari sensori e dai computers. Le particelle elementari in questione
erano i neutrini. Sono particelle prive di carica elettrica, probabilmente
di massa piccolissima, soggette solo alla forza detta debole. Ebbene a
causa dell'estrema debolezza delle loro interazioni, queste particelle
possono attraversare enormi spessori di materia e riempire tutto lo spazio
senza che ne abbiamo un minimo di percezione. In questo particolare
grafico, ad esempio, venivano evidenziati alcuni neutrini con la loro
inclinazione e il loro verso; verso che andava dall'alto in basso. Nello
stesso grafico ve ne era uno però che aveva tutt'altra inclinazione e
verso esattamente opposto a tutti gli altri. In pratica la particella
scaturiva dal centro della Terra per poi uscire all'esterno. Ho cercato
ripetutamente spiegazioni al riguardo ma non me ne hanno volute
assolutamente concedere. Ma non tutti gli uomini tacciono. Anzi alcuni di
essi hanno espresso un coraggio incredibile nel fare affermazioni che
secondo il senso comune sono solamente eresie.
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