Disponiamo
tutti di un cervello da autentici MATEMATICI
Chi si rammarica di non
"essere capace" o di non capire certe complicatissime
formulazioni, non se ne dia pena! O meglio, farebbe bene a
ricercare i motivi per cui certe prestazioni sfuggono.
Una serie di studi di
psicologia cognitiva ha dimostrato che ogni bambino, a meno di un anno,
possiede abilità sia per la matematica sia per il linguaggio.
Addirittura pensiero matematico e acquisizione e uso della parola,
facoltà straordinarie e squisitamente umane, affatto separate tra loro,
sono rese possibili da una stessa caratteristica del cervello dell’uomo.
Insomma, la mente, il cervello umano, è progettato espressamente per la
matematica!
E la predisposizione al
linguaggio è esattamente ciò che serve per elaborare i numeri e
compiere operazioni aritmetiche. È quanto sostiene Keith Devlin, nel
saggio Il gene della matematica.
Come si spiegano tante
difficoltà incontrate da molti nei riguardi della matematica, al punto
da renderla materia ostica per eccellenza nonostante questa innata
capacità? Devlin
cerca di rispondere sciogliendo i luoghi comuni più radicati su una
disciplina "tristemente fraintesa’. Racconta l’autore: "lo
stesso alle elementari odiavo la matematica, ma ciò non mi impedì di
innamorarmene a 15 anni, quando scoprii di che cosa tratta davvero. Non
c’è nulla di enigmatico nell’acquisizione delle capacità
matematiche. Molto dipende da quali strumenti ci vengono forniti per
entrare nel fantastico mondo del pensiero matematico.
Insomma, al contrario di
quanto alcuni sostengono, non esisterebbe il "bernoccolo"
della matematica, un equivalente dell’orecchio musicale che riguarda i
numeri invece delle note. E tantomeno un gene, nel senso di sequenza
specifica di dna che conferisca questa abilità. "Ho usato la
parola gene in senso metaforico, per dire che esiste una predisposizione
innata al pensiero matematico, proprio come c’è per il linguaggio.
Del resto, tutto ciò che ci riguarda è determinato (almeno in parte)
geneticamente".
Qual'è la natura del
pensiero matematico? È la capacità di modellizzare situazioni
astratte, stabilire relazioni, costruire rapporti tra concetti, che poco
hanno a che fare con i simboli numerici o l’aritmetica. Comprendere la
matematica, entrare nel suo mondo, è un po’ come costruire un
edificio astratto e poi sapersi muovere dentro. Questa capacità di
"orientamento" nel pensiero matematico dipende anche da come
la materia è insegnata. Il linguaggio sintetico della matematica è
difficile, ci vuole tempo per impadronirsene. Una volta che un ragazzo
ci riesce, è alla fine del cammino scolastico. Le istituzioni educative
investono poco sul sapere matematico. I bambini cinesi e giapponesi, per
esempio, se la cavano meglio degli occidentali con il calcolo, i perché
possono essere molti, vi contribuiscono differenze culturali, ma anche
diversità dei sistemi scolastici.
Ora che lo sappiamo,
sarà tutto molto più facile. |