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Risvolti della crisi economica giapponese
Le possibili evoluzioni negative per il nostro benessere

La crisi che sta attanagliando l'economia giapponese preoccupa il mondo intero.  Ormai da diversi mesi autorevoli economisti spargono "preoccupazioni soft" sull'Europa e sugli Stati Uniti, cercando di preparare la gente ad un possibile disastro economico, che potrebbe avere serie conseguenze su tutti, preoccupati tuttavia di non creare allarmismo eccessivo, esso stesso causa di crisi.   L'economia nipponica, dopo decenni di crescita prodigiosa, segna il passo.  Le banche sono indebitate oltre ogni limite; le grandi società, dopo aver accumulato ingentissimi capitali, hanno diversificato la produzione spostandosi all'estero; la gente, per natura votata al risparmio e alle ristrettezze, limita le spese all'indispensabile; i prezzi scendono a causa della scarsità di domanda;  le aziende, incerte sul futuro, limitano gli investimenti e riducono il personale; le quotazioni degli immobili e delle partecipazioni azionarie sono crollate dimezzando i capitali di famiglie e società;  lo stato sembra incapace di trovare una soluzione valida.   Neanche i tassi di interesse allo zero percento sono serviti per rimettere in moto l'economia.   Su tutti i giapponesi si profila lo spettro di una crisi senza precedenti, ma per il resto del mondo le prospettive non sono affatto incoraggianti.   Non era mai accaduto che aziende americane corressero in aiuto ai concorrenti nipponici, ed è successo!  Persino l'Italia si è sentita in dovere di organizzare quel pò pò di promozioni, costate camionate di miliardi, per tiare su il morale agli afflitti giapponesi.  La situazione deve essere davvero molto grave.

Se le banche giapponesi, gravate da "sofferenze" per migliaia di miliardi (concessi con generosità negli anni dello sviluppo a sostegno di aziende poco redditizie ma utili per accrescere il volume delle esportazioni) dovessero saltare, si innescherebbe una reazione a catena che in brevissimo tempo avrebbe ripercussioni negative anche da noi.   Dopo le banche, innumerevoli aziende ne seguirebbero lo stesso destino.   Milioni di lavoratori si troverebbero in un momento senza reddito, una intera nazione si chiuderebbe in se stessa.   Migliaia di aziende e partecipazioni all'estero sarebbero coinvolte nella crisi della madrepatria, ma ancor più inciderebbe il crollo dei consumi, con conseguente disponibilità di enormi quantità di merci (prodotti di tutti i tipi dell'industria manifatturiera di alta ed altissima tecnologia) a prezzi stracciati che si riverserebbe sul mercato europeo ed americano.    Nella nostra Italia, l'inevitabile crisi per le industrie danneggiate dalla concorrenza, porterebbe al cedimento del mercato azionario che sostiene tutto l'apparato industriale.  Si verrebbe a creare uno stato di depressione economica che in breve tempo porterebbe alla paralisi del sistema.

Nella crisi giapponese sarebbero molto più duramente coinvolte le nazioni dell'estremo oriente, direttamente legate alle vicende del loro potente vicino e gli Stati Uniti, che negli ultimi decenni, forse nel tentativo di americanizzare il Giappone, si sono lasciati invece "colonizzare".   Considerando i metodi aggressivi (verso il resto del mondo) solitamente adottati dagli americani per risolvere i propri problemi economici, c'è da aspettarsi, in caso di una recessione disastrosa, che il danno maggiore tra i paesi industrializzati sarà riversato, alla fine, sull'Europa.  In ambito europeo (come la storia recente insegna), anche Germania e Gran Bretagna hanno una certa naturale propensione ad alleggerire le proprie disavventure economiche sfruttando i mercati vicini più deboli, non ci sarà di che stupirci se succederà che i membri "mediterranei" (cioè noi) dovranno soffrire di più.  Se così dovrà essere, ci consoleremo guardando altri paesi (con minori risorse finanziarie) soccombere sotto la stretta economica globale.   Per tante nazioni, in bilico con una economia debole, potrebbe essere il colpo di grazia per cadere nel baratro della miseria.

Uno scherzo per il quale, mentre i burocrati giapponesi discutono cordialmente tra un lancio e l'altro sul green, miseria nera, fame e disperazione si potrà abbattere su milioni di persone, e molti di loro non sanno nemmeno cosa sia il Giappone!

Anche questo è globalizzazione....


I grandi economisti spiegano l’effetto Giappone sulle economie mondiali

 Paul Samuelson, Nobel per l’economia: "Le conseguenze sono negative per le imprese: se lo yen continua a scivolare nei confronti dell’euro e del dollaro, i prodotti americani ed europei diventeranno meno competitivi sui mercati internazionali."

 Lesterlhurow, consigliere economico nell’amministrazione Johnson: "Le economie mondiali in questa fase si indeboliscono a vicenda. L’Europa ridimensiona la sua crescita perché l’America rallenta. L’America rallenta perché il Giappone non cresce. È una spirale discendente che si blocca solo con una bancarotta giapponese, con l’eliminazione cioè del debito pubblico di quel paese."

Edward Yardeni, analista finanziario Deutsche Bank: "La politica giapponese forzerà lo yen al ribasso nei confronti del dollaro costringendo nei fatti gli Stati Uniti a importare la deflazione giapponese. Questo causerà una decurtazione dei profitti".

Rudi Dombush, economista del Mit: "Se il Giappone crolla, cosa che appare sempre più probabile, allora lo yen si dissolve e con esso si dissolvono le economie asiatiche. A quel punto il problema sarà di carattere planetario e il dramma è che nessuno potrà porvi rimedio: non l’Fmi, non gli Usa e nemmeno gli stessi consumatori giapponesi"

 

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