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Perdite per 17.000 miliardi
a causa della carenza di competenze nell'industria italiana

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La grande carenza di figure professionali qualificate nel settore It, rispetto alle richieste del mercato, ripropone la questione della formazione come uno degli elementi nevralgici del nostro Paese. Microsoft e NetConsulting, presentando i dati di una recente richiesta sulla formazione informatica in Italia e del relativo impatto sull’economia del nostro Paese, hanno fatto il punto della situazione. Secondo le ultime indagini, lo skill shortage determinerà nel 2001 gravi perdite di opportunità di business per le imprese con una perdita di guadagni pari a 17.000 miliardi di lire; in poche parole, l’equivalente di quanto genera oggi il settore farmaceutico o il comparto della fabbricazione degli autoveicoli. Accanto alla continua richiesta di figure tecnico-specialistiche da parte delle aziende quale diretta conseguenza dell’utilizzo di Internet e delle nuove tecnologie in tutti i settori produttivi, si riscontra una forte domanda di alfabetizzazione informatica dei dipendenti, in particolare del top management, e questo soprattutto tra le grandi imprese. Il livello di adeguatezza dei programmi formativi, infatti, risultata in diminuzione progressiva con l’aumentare della carica aziendale ricoperta.

Vero è che l'andamento del mercato della formazione It in Italia è dipeso, negli anni, dall’innovazione tecnologica e dai prodotti software. Il fatto è che il trend degli investimenti It è cresciuto a una velocità superiore rispetto agli investimenti in formazione It:   Il mercato dell’Information Technology nel ‘99 ha raggiunto i 32.608 miliardi di lire, registrando una crescita del 10,6% sul ‘98, mentre la spesa in formazione si è attestata sui 1.080 miliardi di lire ma con una crescita, rispetto al ‘98, di un 10,2%.     "Dal 1995 al 1998 il mercato dell’education, inteso nell’accezione più ampia del termine ovvero formazione It manageriale, alfabetizzazione e formazione It specialistica, hanno avuto un andamento se non stagnante, certo di crescita prudente - ha puntualizzato Giancarlo Capitani, amministratore delegato di NetConsulting -. A partire dal ‘99 c’è stata una ripresa e le ragioni sono rintracciabili nell’evoluzione tecnologica, nel sistema di offerta e nelle soluzioni introdotte a seguito di Internet. Negli ultimi due anni, vendor e aziende utenti hanno investito nell’acquisto di servizi di formazione It tant’è che le previsioni per il 2002 parlano di un giro di affari che si attesterà attorno ai 1.500 miliardi di lire".

"E interessante notare che, sebbene in termini assoluti, gli investimenti maggiori riguardino la formazione tecnico specialistica - ha proseguito Mauro Meanti, amministratore delegato di Microsoft Italia -ovvero quella rivolta ai professionisti It (pari all’86,3% dell’intera formazione It nel ‘99 e al 73% nel 2002), nei prossimi anni saranno l’alfabetizzazione informatica di base e la formazione della classe dirigente i segmenti di maggior crescita: nel 2002 la prima peserà per il 17% contro il 9,7% del ‘99, la seconda per il 10% contro il 4% del ‘99.

In questo discorso un elemento di criticità è rappresentato dalle Pmi che, com’è noto, rappresentano il principale tessuto economico e produttivo italiano: delle 818.116 assunzioni effettuate nel corso del 1999 e del 2000, infatti, ben il 58.9% è stato effettuato dalle piccole e medie imprese (dati Censis, Unioncamere, Sistema Informativo Excelsior). Ma la tipologia di risorse di cui le Pmi dichiarano di avere bisogno nel biennio citato è tendenzialmente di basso profilo (per mansioni di natura operativa) e questo impatta sui processi di domanda di servizi formativi generali e di tipo tecnico-professionale comportando una scarsissima elasticità dell’offerta di servizi di formazione di qualità. Se a questo si aggiungono le caratteristiche tecnologiche, ovvero il tipo di dotazione informatica presente presso queste aziende, risulta chiaro il bassissimo livello di penetrazione di tecnologie e di qualifica delle risorse, nonché la scarsa coscienza del fenomeno e delle sue dimensioni.

"Un confronto anche qualitativo con l’adozione delle tecnologie informatiche e, in particolare, delle soluzioni di e-business da parte delle Pmi in altri Paesi europei o negli Usa - ha commentato Capitani - rivela che il sistema della formazione It, in particolare di alfabetizzazione di base, entrerà indubbiamente in crisi con il crescere delle esigenze delle piccole e medie imprese. Quello dell’alfabetizzazione, in particolare, è un mercato a elevatissima potenzialità: le aziende dichiarano di avere bisogno di un notevole processo formativo, ormai indispensabile per rispondere alle nuove esigenze di business. Se le imprese traducessero questa necessità in piani di investimento, i numeri del trend formativo sarebbero molto diversi. A fronte di un mercato che nel 2000 ha registrato un valore di 203 miliardi di lire, con una crescita del 40%, si poteva avere un mercato potenziale di altri 187 miliardi di lire, che avrebbero portato il totale a quota 390 e nel 2002 a quasi 600 miliardi di lire, con un peso sul Pil che potrebbe passare dallo 0.018% previsto allo 0.029%.

In conclusione, l’Italia rispetto agli altri Paesi europei spende ancora pochissimo in formazione. Secondo un rapporto dell’Ocse il livello di scolarità medio di un tedesco è di 14 anni, quello di uno statunitense è di 13 e quello di un italiano è di 10. Questi numeri vanno inseriti in un contesto analitico più significativo: un anno di scolarità in più, infatti, porta a un aumento della produttività individuale misurabile tra il 3,8% e il 6,8%. La formazione riduce skill gap e skill shortage, stempera le distorsioni salariali, crea occupazione e aumenta la competitività delle imprese. La sfida è sempre aperta.


Laura Zanotti ("Reseller Weekly" 3/2001)

 

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