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Pirateria
informatica 2
come fa Microsoft (tm) a "scovare" i
"pirati"
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Quel che ci pare poco logico, in una società che si autodefinisce civile, sono i metodi adottati da Microsoft per "scovare" i pirati. Si sa che ci sono in circolazione rivenditori che vendono (magari a metà del prezzo originale) programmi copiati, sappiamo che alcuni negozi vendono sistematicamente i loro pc corredati di software pirata in grande quantità. Queste notizie arrivano all'orecchio tramite il tam-tam di amici e conoscenti, non sono un segreto per nessuno, probabilmente neanche per i signori di Microsoft, eppure, il sistema da loro adottato per colpire e affondare i "pirati", non consiste nello "spiare" i negozi per scoprire dove si annidano i furfanti, questo metodo è ritenuto troppo costoso per una società dedita all'accumulo di immensi capitali e attentissima a ridurre tutte le spese! La tecnica adottata, molto più efficace ed economica, consiste nello scegliere "a caso" un negozio, per poi tendergli una vera e propria trappola con tanto di esca camuffata. Pare che la maggioranza dei negozi siano stati "affondati" nello stesso modo, sentite un po' il racconto di un malcapitato protagonista.
"Vuole sapere come sono andate davvero le cose? Un giorno - spiega Alessandro Loviselli, cotitolare di Esselite - entrano in negozio un ragazzo e una ragazza. Mi dicono che hanno pochi soldi e che vogliono comprare un pc sperando così di avere qualche possibilità in più di trovare lavoro. Raccontano di essere entrambi disoccupati e che lei deve fare un concorso di assunzione la settimana dopo. Nel preventivo includo i costi delle licenze di Windows e di Office ma loro, vedendo il prezzo, scuotono la testa e cominciano a chiedermi di aiutarli, perché quei soldi non li hanno proprio. La cosa va per le lunghe: io spiego che non è possibile, anche perché non ho mai venduto licenze software piratate, e che purtroppo quelli sono i prezzi, anche riducendo i margini di guadagno della macchina al minimo. Loro insistono e la mettono sul patetico. Per farla breve dico loro che, al limite, posso preinstallare Windows ‘98, ma che dopo il colloquio devono mettersi in regola. Si dimostrano felici e firmano il contratto. Il giorno del ritiro, la ragazza entra e chiede se la macchina è pronta: mi spiega che ha l’automobile parcheggiata in seconda fila e che la deve andare a spostare. Appena esce entrano in negozio due avvocati, un ufficiale giudiziario e un ingegnere informatico. Cominciano a scartabellare tra le mie cose e mi mettono sotto sequestro il negozio. A patteggiare in tribunale eravamo in tanti: la ragazza e il ragazzo si sono presentati all’udienza con il loro vero nome (sul contratto gli estremi erano falsi) e hanno fatto da testimoni. Il fatto sussiste, è vero, ed è per questo che ho pagato. Ma questa si chiama cooptazione non pirateria. Qui a Brescia tutti mi conoscono e sanno come lavoro. Vendo dieci computer all’anno perché, essendo una società di servizi e di sviluppo software, commercializzo pc solo nel caso in cui il cliente mi chieda una soluzione chiavi in mano. Sono un pirata che ha pagato dieci milioni di multa, pena la chiusura del negozio e il pagamento di tutte le pubblicazioni "Colpiti e affondati" di Microsoft su tutte le testate per due anni a partire dalla data della sentenza. Ma l’istigazione a delinquere non è reato? Se prova a chiedere agli altri "pirati", vedrà che le racconteranno la stessa storia".
Cosa dire? Di certo non vanno a controllare da Compaq o da IBM o dalle altre grandi organizzazioni, a loro i software li vendono con regolare licenza a cifre irrisorie, in modo che possano essere più competitivi sul mercato aumentando i loro margini di guadagno, agli utilizzatori e ai negozi invece li fanno pagare a caro prezzo ed in più ricorrono a questi metodi per intimorirli. E poi dicono che è una giungla!
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