AIDS
storia dell'epidemia che compie 20 anni
Nel 1981 la prima segnalazione della nuova
sindrome. Tutte le tappe della diffusione e della lotta al
micidiale morbo che ha contagiato 50 milioni di persone.
Mai nella storia dell'umanità un virus malefico è stato
protagonista delle cronache scientifiche e popolari come l'Hiv.
Quasi si trattasse di un personaggio, di lui e degli effetti che causa
nelle persone e nella società, per lui sono stati versati fiumi di
inchiostro, riempiti palinsesti, stampati libri, carriere di scienziati
lanciate alle stelle, movimenti di capitali ingentissimi.
Nel mondo occidentale evoluto, non c'è uomo, donna, vecchio, ragazzino,
che non ne abbia sentito parlare, che non sappia di cosa si
tratti. Una piaga per la società del consumo, tragedia
epocale per tanti paesi del terzo mondo, dove sta trascinando
all'annientamento intere nazioni. In Africa e nell'estremo
oriente, vi sono zone dove la quasi totalità degli abitanti sono
contagiati, i superstiti si aggirano in villaggi svuotati, l'effetto
dell'epidemia è superiore alle epidemie di peste che spopolarono l'Europa
nei secoli passati.
L'AIDS porta con sé tutti i caratteri della modernità,
anche questo ha contribuito alla sua notorietà (e alla
diffusione). E' una malattia nuovissima, ancora non si sa con
precisione da dove abbia avuto origine, su di lei si sono scatenati i
media che profondono informazione e disinformazione a tutta forza.
Fin dall'inizio ha fatto molto scalpore per il coinvolgimento di notissimi
personaggi dello spettacolo, i miti della società. La
maggiore responsabilità della diffusione del contagio è dovuta alla
mobilità delle persone ed alla libertà dei costumi, vanti della società
moderna. Il virus stesso è molto "tecnologico",
intelligente, dotato di formidabili capacità di adattamento e di
aggiornamento. Per ultimo sono arrivati gli scandali sollevati dalle
industrie farmaceutiche "danneggiate" dalla produzione delle
"copie" dei loro farmaci, venduti nei paesi del terzo mondo a
prezzi che sono una frazione degli inaccessibili prezzi
"ufficiali".
La storia
1931
Vengono descritti per la prima volta i sintomi della
Sindrome dell’Immunodeficienza Umana Acquisita anche se all'epoca non
viene definita tale e i primi casi passano in sordina classificati per
degenerazioni o complicazioni di malattie note.
1981
Ad Atlanta, negli Stati Uniti, viene riscontrato un
improvviso aumento di diagnosi di casi di polmonite da Pneumocystis
carinii e di Sarcoma di Kaposi in giovani omosessuali. Al
fatto non è data particolare rilevanza finché, nel Luglio dello stesso
anno il New York Times pubblica la notizia accompagnata da constatazioni
allarmanti: 1) i decorsi clinici della malattia risultano
straordinariamente gravi; 2) sono colpiti soggetti molto più
giovani di quanto non avvenga normalmente; 3) si manifestano
centinaia di casi (422), molti si concludono con decessi
(159). Subito si parla di epidemia e viene assiociata
all'omosessualità.
1982
A seguito del verificarsi di casi di questa
nuova malattia tra gli emofilici, si fa strada l'ipotesi che si tratti di
una anomalia legata al sangue. Nel corso di un congresso promosso
dalla Fda sui prodotti ematici, Bruce Voeller, già direttore della
National Gay Task Force propone di chiamare Acquired Immune-Deficiency
Syndrome (Aids) questa nuova malattia. I casi di Aids negli Usa salgono a
1614 e le morti a 619.
1983
Un'altro gruppo colpito risulta essere i tossicodipendenti,
mentre cominciano a manifestarsi casi in altre parti del
mondo. In Francia l’Istituto Pasteur individua un virus che
sembrerebbe legato alla malattia, diventa chiaro che si è di fronte a una
nuova malattia che distrugge il sistema immunitario, rendendolo facile
preda di infezioni che in condizioni di buona salute potrebbero essere
facilmente contrastate dall’organismo.
1984
Ci si rende conto che un agente infettivo trasmissibile è
il responsabile del diffondersi della malattia: l’Hiv viene identificato
come l’agente causale dell’Aids. Negli Usa i casi sono saliti a
11.055, le morti a 5620.
1985
Vengono messi a punto i primi test per individuare
la presenza di anticorpi ad Hiv. Iniziano ad essere testati anche gli
emoderivati in Usa e Giappone. Ad Atlanta la I Conferenza Internazionale
Aids sponsorizzata dall’OMS. Partecipano 2000 ricercatori in
rappresentanza di 30 nazioni. Denunciata la presenza del focolaio
africano. Negli Usa i casi sono saliti a 22.996, i morti a 12.592. In
Europa i casi sono 1617, in Italia 25. Nel mondo si valutano in 20.008, ma
non ci sono dati sull’Africa. Si inizia a parlare di trasmissione
eterosessuale.
1986
Viene pubblicato il primo report statunitense sull’Aids
che richiama l’attenzione sulla necessità di dare informazioni sul
sesso. A Parigi si svolge la II Conferenza Internazionale Aids. Si hanno
le prime stime sull’infezione in Africa. L’OMS stima tra i 5 e i 10
milioni i sieropositivi nel mondo. Anche in Europa si iniziano a testare
gli emoderivati. E’ evidente ormai che l’Aids colpisce
indifferentemente uomini e donne, siano essi gay o eterosessuali, bambini
e vecchi. In Italia i casi registrati sono 273. Emerge con chiarezza l’importanza
delle campagne preventive e si inizia a parlare di farmaci promettenti nel
contrastare l’infezione.
1987
A Washington si tiene la III Conferenza
Internazionale Aids con oltre 12.000 delegati in rappresentanza di 110
nazioni. L’amministrazione statunitense partecipa al congresso con tutte
le sue agenzie federali. L’Assemblea Mondiale della Sanità
approva una strategia globale per fronteggiare l’epidemia. Viene
approvata la prima molecola anti Aids, è l’Azt. In Italia i casi sono
ormai diventati 800 e nel mondo oltre 50.000.
1988
A Stoccolma si svolge la IV Conferenza
Internazionale Aids. Per la prima volta è nutrita la partecipazione di
ricercatori provenienti dalle nazioni in via di sviluppo. I casi italiani
salgono a 1685 e nel mondo sono 96.443. Per la prima volta viene celebrata
il 1 dicembre la giornata mondiale Aids.
1989
Montreal ospita la V Conferenza Internazionale Aids.
Per la prima volta gli attivisti fanno sentire in questa sede la loro voce
occupando il palco e gridando le loro rivendicazioni. I casi di Aids nel
mondo sono circa 160.000, in Italia 3500. Negli Usa, per effetto delle
proteste degli attivisti la Burroughs Wellcome è costretta ad abbassare
il prezzo dell’Azt.
1990
Ronald Regan ammette di non avere adeguatamente
considerato in passato l’epidemia di Aids. Questo non basta certamente a
dare soddisfazione alle migliaia di attivisti che a San Francisco, in
occasione della VI Conferenza Internazionale Aids, manifestano per
richiamare l’attenzione sulla malattia e contestare le norme
discriminatorie introdotte da George Bush. In tutto il mondo i casi di
Aids sono 254.000, in Uganda oltre 12.000, in Francia 8883, in Italia
6759.
1991
Viene approvato un nuovo farmaco anti Aids: è la
ddI, anch’essa, come l’Azt, inibisce la trascrittasi inversa.
Firenze ospita la VII Conferenza Internazionale Aids. Il nostro paese
regstra 9053 casi, 47.594 in Europa, 380.000 nel mondo. Circa 10 milioni
sono i sieropositivi nel mondo.
1992
Viene approvata dall’Fda la ddC, un altro
inibitore della trascrittasi inversa. Prende avvio il primo studio clinico
con una terapia di combinazione a due farmaci. Per l’VIII Conferenza
Internazionale Aids si sarebbe dovuti tornare negli Usa a Boston, ma il
permanere delle norme restrittive sull'ingresso in territorio
nordamericano di malati e sieropositivi convinse gli organizzatori a
spostarsi ad Amsterdam. In Italia i casi di Aids sono saliti a 13.668,
negli Usa oltre 213.000, in Uganda oltre 30.000, in Europa sono
71.568.
1993
In Francia scoppia lo scandalo del sangue infetto: quattro
funzionari della banca del sangue vanno in prigione. A Berlino si
svolge la IX Conferenza Internazionale Aids. Nel mondo oltre 600.000 sono
i casi di Aids. Si inizia a osservare che nel Sud Est Asiatico la
diffusione del virus procede molto rapidamente.
1994
L’Fda approva un nuovo farmaco, il d4T: è un
inibitore della trascrittasi inversa. La X Conferenza Internazionale
Aids si tiene a Yokohama: è l’ultima Conferenza a cadenza annuale. I
casi di Aids riportati dall’OMS sono complessivamente 985.119, con un
aumento del 37 per cento rispetto l’anno precedente, tuttavia l’OMS
stima un totale molto alto e cioè circa 4 milioni di casi. Su quelli
riportati, il 42 per cento appartiene agli Stati Uniti, il 33,5 per cento
all'Africa, l'11,5 per cento all'Europa, l'11,5 per cento alle Americhe,
l'1 per cento all'Asia e lo 0,5 per cento all'Oceania. Ancora più
preoccupanti i dati riguardanti i sieropositivi che in tutto il mondo sono
stimati in 16 milioni e in un milione i bambini (principalmente in
Africa). In Italia ci sono 100 infezioni da Hiv ogni milione
di abitanti.
1995
Dopo dieci anni questo è il primo ad non avere una
propria Conferenza Internazionale. Nel giugno 1995 l'OMS stima che nel
mondo siano 15 milioni le persone con infezione da Hiv. Se il modello su
cui poggia tale stima è corretto per il 2000 ci si attendono almeno 30
milioni di persone sieropositive nel mondo. Alle soglie del terzo
millennio si stimano in 10 milioni le persone che saranno morte a seguito
dell'Aids, saranno 5 milioni i bambini affetti da Aids e 10 milioni gli
orfani a causa dell'Aids sotto i dieci anni di età. Viene registrato il
saquinavir, il primo inibitore della proteasi e il 3TC, inibitore della
trascrittasi inversa particolarmente sinergico con altri inibitori.
In Italia si registrano 4515 nuovi casi: è l’anno in cui se ne registra
il più alto numero
1996
E’ l’anno di svolta. La monoterapia e anche la
duplice terapia sono da abbandonare. A gennaio vengono presentati studi
clinici che mostrano quello che in breve diventa lo standard di terapia: l’Haart
(Highly Active Anti-Retroviral Therapy) associazione di due inibitori
della trascrittasi inversa e di un inibitore della proteasi. Nello stesso
momento viene messo a punto un sistema per misurare la carica virale. Tale
misurazione non solo è predittiva del decorso dell’infezione ma
consente anche di misurare sul singolo paziente la risposta alla terapia
il cui obiettivo diventa l’azzeramento della carica virale, cioè l’assenza
nel sangue di particelle di Rna virale. David Ho lancia la sua personale
sfida al virus: i suoi dati, basati su un modello matematico,
indicherebbero la possibilità di eradicare il virus. David Ho è l’uomo
dell’anno secondo Time. Molti i nuovi farmaci disponibili per le
combinazioni che ampliano l’offerta terapeutica per le persone con Hiv:
viene registrata la Nevirapina, il primo farmaco di una nuova classe, gli
inibitori non nucleosidici della trascrittasi inversa; l’Indinavir e il
Ritonavir, entrambi inibitori della proteasi. La XI Conferenza
Internazionale Aids a Vancouver si chiude con la convinzione di essere
stata la Conferenza in cui si è iniziato ad intravedere una luce in fondo
al tunnel.
1997
Gli effetti delle nuove terapie non tardano a essere
evidenti: calo rapido e netto della mortalità per Aids, riduzione
drastica dei ricoveri. Torna la fiducia e l’entusiasmo tra medici e
persone con Hiv. La partita allora si sposta sull’assoluta necessità di
facilitare l’accesso in terapia e i farmaci per tutti. Se questo
rappresenta un problema nel Nord del mondo è addirittura una chimera per
il Sud del mondo dove si continua a morire nonostante gli strumenti messi
a punto dalla ricerca. Nel mondo sono oltre 22 milioni le persone con Hiv.
In Italia i nuovi casi registrati dal Centro Operativo Aids sono
3292.
1998
I risultati delle ricerche cliniche condotte con le
terapie di combinazione vengono presentati alla XII Conferenza
Internazionale Aids di Ginevra. Anche con l’Haart si iniziano a vedere i
primi fallimenti terapeutici. Due le tematiche che emergono con prepotenza
e che rappresentano ancora oggi delle sfide cui rispondere: se la terapia
non riesce ad azzerare rapidamente la replicazione virale l’Hiv sviluppa
resistenza ai farmaci e, pur essendo aumentate le molecole disponibili,
spesso ci si trova di fronte a resistenze crociate, perciò occorre
allestire rapidamente strategie di salvataggio. Gli indiscutibili
successi della scienza nel contrastare l’Hiv (negli Usa la mortalità
per Aids si è quasi dimezzata), da un lato generano la sensazione che l’Aids
sia battuto e quindi l’epidemia arrestata, dall’altro accrescono la
sensazione che il Nord e il Sud del mondo siano sempre più distanti. Ecco
che allora si abbassa la guardia confondendo il numero dei casi di Aids
conclamato, ridotto per effetto delle terapie, con il numero delle nuove
infezioni che invece non accenna assolutamente a diminuire. Nel mondo,
solo nel 1998, si stimano in 5,8 milioni le nuove infezioni da Hiv. In
Italia secondo il Coa la percentuale delle persone che si sono infettate
per via sessuale è addirittura aumentata. Il numero dei nuovi casi di
Aids invece è di 1926.
1999
Sono ormai molti i nuovi farmaci disponibili (ma
come al solito il loro arrivo in Italia - e in gran parte dell’Europa -
ha tempi più lunghi per cui si dovranno aspettare almeno dodici mesi
dalla loro commercializzazione negli Usa): l’Abacavir, un inibitore
della trascrittasi inversa, il Nelfinavir, inibitore della proteasi e,
infine altri due inibitori non nucleosidici della trascrittasi inversa: la
Delaviridina e l’Efavirenz. L’Fda garantisce procedure d’approvazione
accellerate per un nuovo inibitore della proteasi, l’Amprenavir, ma
molte altre sono le molecole prossime ad essere registrate. Nel mondo si
verificano 10 nuove infezioni ogni minuto. A settembre l’International
Aids Society (Ias) organizza la Rome State-of-the Art Conference on
Treatment of Hiv Infection e lancia il progetto "Share": per
chiamare a una mobilitazione collettiva e planetaria tutti coloro che sono
convinti che solo attraverso la riduzione delle diseguaglianze tra nord e
sud del mondo si può battere il nemico Aids. Negli stessi giorni
viene reso noto che circa l’8 per cento della popolazione sud-africana
è sieropositiva e 3,6 milioni di persone hanno l’Aids: questi numeri
rendono il Sud Africa una delle nazioni più colpite al mondo dall’infezione
da Hiv. A fine dicembre i numeri dell’Aids comunicati dall’Unaids
indicano 5,6 milioni di nuove infezioni nel corso dell’anno che fanno
salire a 33,6 milioni le persone con Hiv/Aids nel mondo. Dall’inizio
dell’epidemia le morti giungono a 16,3 milioni
2000
Il dibattito sull’Aids si concentra sulle
dimensioni geopolitiche della pandemia, quasi in preparazione della
Conferenza Mondiale. Medici Senza Frontiere lancia la sua campagna
per l’accesso ai farmaci, destinando ad essa l’intero importo ottenuto
dal premio Nobel vinto l’anno prima. La questione dell’accesso ai
farmaci attraversa l’intero anno dividendo in due il campo: chi sostiene
i brevetti dei farmaci debbano essere sempre e comunque rispettati, chi
sostiene che, di fronte alla catastrofe sanitaria, i paesi poveri
possono/devono trovare forme diverse di approvvigionamento dei farmaci,
ivi inclusi i cosiddetti generici- farmaci prodotti con lo stesso
principio attivo ma non dall’azienda che detiene il marchio
commerciale. Il presidente Clinton definisce l’Aids un problema
che minaccia la sicurezza nazionale degli Usa e adotta un piano Marshall
per affrontare l’Aids in Africa. Per ridurre i problemi dell’accesso
ai farmaci alcune aziende farmaceutiche dichiarano di accettare di ridurre
significativamente il prezzo dei farmaci per il sud del mondo.
Durante il congresso di Durban l’attenzione si concentra ovviamente
sulla tragedia Africana che secondo i dati presentati da Kevin De Cock,
uno dei massimi epidemiologi, "ha un impatto pari solo alla tratta
degli schiavi: l’epidemia di Hiv/Aids è completamente diversa da
qualunque cosa accaduta prima: per alcune persone è quasi impossibile
sfuggire all’Aids". L’emergenza è dovunque e l’Aids sta
diventando la malattia predominante della popolazione emarginata gia’
messa ai margini in alcune citta’ del Botswana, come la capitale Francis
town, la prevalenza di Hiv tra le donne gravide supera il 40 per cento.
"Occorre combattere una tale indifferenza: è finito il tempo di
considerare le morti di Aids come un semplice fatto della vita". A
Durban sono stati presenti 12.700 delegati di cui 1.459 erano giornalisti.
A settembre negli Usa viene approvato il lopinavir, nuovo potentissimo
inibitore della proteasi. Alla fine del 2000 si stima che nel mondo
siano 36,1 milioni le persone con Hiv/Aids: 34,7 milioni gli adulti, 1,4 i
bambini al di sotto dei 15 anni. Oltre il 70 per cento di queste persone
(25,3 milioni) vive nell’Africa sub-Sahariana, un altro 16 per cento
(5,8 milioni) risiede invece nel sud-est asiatico.
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