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Aumenta in Europa lo stress da lavoro
Il lavoro in Europa si fa sempre più duro e faticoso. La Fondazione europea per il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro, (un’agenzia comunitaria indipendente con sede a Dublino che, dal 1975, si occupa di monitorare la qualità della vita e del lavoro dei cittadini dell’Unione Europea) rende nota una situazione allarmante. Secondo i dati raccolti nell'ultimo decennio, risulta che le condizioni dei lavoratori non sono affatto migliorate, anzi si segnala un costante, lento ma inesorabile peggioramento. L'indagine svolta su un campione di 21.500 lavoratori, selezionati fra i Quindici e rappresentativi di una popolazione attiva che conta 195 milioni di occupati, rivela che la percentuale dei lavoratori esposti a rumori intensi, posizioni dolorose o faticose o di quanti devono trasportare pesi ingenti sta aumentando. E crescono fatica, stanchezza e problemi di salute collegati, come dolori dorsali e muscolari. Un lavoratore su tre lamenta dolori alla schiena dovuti al lavoro e quasi la metà a posture stancanti. Ma, più di tutto, cresce lo stress, accusato dal 28 per cento degli intervistati. Principali responsabili del malessere sono i ritmi intensi e la flessibilità del lavoro. Oggi più della metà dei lavoratori è costretta a lavorare ad altissima velocità e con scadenze improrogabili. Addirittura il 21 per cento confessa di non avere ogni giorno tempo a sufficienza per finire il proprio lavoro. In generale, il lavoro è diventato molto più intenso, non per la durata dell’impegno, che si è ridotta, ma per l'aumento dei ritmi. In aumento anche l’ansia e un senso di stanchezza generale, accusato dal 23 per cento dei lavoratori. La flessibilità del lavoro, in tutte le forme, è diventata una delle caratteristiche d’inizio secolo, con conseguenze notevoli sulla vita sociale e familiare. Il tempo di lavoro, con orari irregolari e a volte noti solo all’ultimo momento, incide spesso negativamente sugli altri aspetti della vita quotidiana.
In Europa c’e una tendenza a pensare che le condizioni di lavoro migliorino automaticamente ma non è così. È vero, invece, che l’alta disoccupazione ha a lungo oscurato altri problemi del lavoro, come questo. Non solo: oltre 15 milioni di lavoratori si dichiarano vittime di violenze o molestie sessuali sul posto di lavoro. Con un preoccupante, regolare aumento dell’intimidazione psicologica.
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