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La
condizione dell'infanzia nel mondo
Mentre la globalizzazione (uno dei fenomeni economici più potenti del XX secolo) continua a procedere lungo il suo cammino asimmetrico, il numero delle persone che vivono in povertà continua a crescere: i mercati si espandono oltre i confini nazionali, i redditi di pochi aumentano, ma viene sempre più soffocata la vita di chi non ha le risorse per investire o le capacità per trarre vantaggi dalla cultura globale. Questi ultimi sono in maggioranza donne e bambini, poveri già prima, ma ancor più oggi che l’economia mondiale a due velocità allarga il divario fra persone e paesi ricchi e poveri. Per una bambina nascere povera significa sopportare a più riprese discriminazioni che seguono percorsi assai diffusi e insidiosi. I diritti delle bambine sono in pericolo fin dal momento del loro concepimento. Ci sono circa 60 milioni di "donne scomparse", che sarebbero vive oggi, se non ci fosse la discriminazione sessuale che inizia ancor prima della nascita e continua per tutta la vita. Anche se la discriminazione contro le bambine e le donne è presente in ogni continente del mondo, poche regioni sono confrontabili con l’Asia meridionale sia per le dimensioni della sua popolazione che per le dure discriminazioni sessuali e sociali. In Asia ogni anno milioni di bambine nascono in povertà, schiave del debito e di un sistema di caste disumano. Le donne povere durante la gravidanza, preoccupate al pensiero della dote da dare in futuro alle figlie femmine, si rivolgono sempre più spesso a "ecografisti" ambulanti: si riportano casi di feticidio femminile in 27 sui 32 stati indiani. Nel Bihar e nel Rajasthan il rapporto fra i sessi alla nascita, che dovrebbe essere di 1 00 femmine su 103 maschi, è significativamente inferiore: 60 femmine su 100 maschi. Fin dall’inizio della loro esistenza le bambine (figlie della povertà) vengono spesso trascurate a vantaggio dei loro fratelli maschi per quanto riguarda il cibo, le cure mediche e l’istruzione. Alla mercé dell’uomo in famiglia e nella comunità, le bambine soffrono l’isolamento dell’ignoranza e dell’analfabetismo, il tormento delle percosse; le bambine e le donne della casta più bassa sono esposte a pubbliche manifestazioni di disprezzo. La povertà di casta persiste in tutta la vasta regione dell’Asia meridionale, sfidando le leggi che la proibiscono e privando dei propri diritti ben più di 160 milioni di persone nella sola India. Un onere particolarmente crudele grava sui bambini, allorché i genitori, in cambio di modesti prestiti, li consegnano o li vendono al proprietario di una fabbrica o di una piantagione. Circa 20 e forse anche 40 milioni di bambine e bambini nel Sud Est asiatico lavorano duramente, schiavi del debito, chini sopra telai, fabbricando mattoni, o arrotolando sigarette a mano. Moltissimi altri trascorrono la loro infanzia e adolescenza in schiavitù domestica, spazzando i pavimenti e lustrando pentole e tegami. È doloroso pensare cosa aspetta un bambino di sei anni quando i suoi genitori lo costringono alla schiavitù del debito in cambio di un prestito per sementi o per un tetto. È straziante pensare al caso di una bambina delle montagne del Nepal che, venduta dai suoi genitori caduti in povertà a un agente che le offre un impiego in una fabbrica di tappeti, si viene invece a trovare con altre ragazze in una stanza priva di finestre a Calcutta o Mumbai, costretta a rapporti sessuali con due dozzine di clienti adulti al giorno. Intrappolati nel debito come i paesi in cui vivono, questi bambini riescono raramente a estinguere i debiti dei loro genitori, anche dopo 10 o 12 anni, e perpetuano la schiavitù delle proprie famiglie lasciandola in eredità ai fratelli minori o ai propri discendenti.
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