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Condannati
e Detenuti per un reato inesistente UDITE! UDITE! Un discreto numero di inquisiti e condannati, più o meno eccellenti, come i vari Contrada, Mannino e Dell’Utri potranno pretendere le doverose scuse ai solerti magistrati ed inquisitori che negli ultimi anni hanno tormentato la loro esistenza! Il reato di concorso esterno in associazione mafiosa non esiste più, o meglio, non è mai esistito! I guai patiti da quanti sopra sono da ritenersi fondamentalmente virtuali. I giudici della Sesta sezione penale della Cassazione non dicono proprio così, formalmente richiamano la sentenza emessa nel 1994 dai loro colleghi delle sezioni unite, proprio quelli che inventarono questo reato, non previsto dal Codice penale, e lo "circoscrivono", cioè restringono i casi in cui può essere ipotizzato. D'ora in avanti sarà meno facile prendere di mira gli esponenti del famoso "terzo livello": politici, magistrati, avvocati, forze dell’ordine, carabinieri e poliziotti. Quelli che era più difficile accusare e provare di appartenere direttamente all’associazione mafiosa e faceva più comodo sistemare nella zona grigia e indefinita dei "vicini", dei "contigui", degli "avvicinabili", dei "referenti". Quanti ne hanno colpiti e rovinati moralmente e materialmente nel corso dl questi sette anni per un reato Inesistente? Si contano a decine. A parte quelli più noti, che non sono riusciti a far condannare, come Giulio Andreotti (al quale cambiarono il titolo di reato da concorso in partecipazione in corso d’opera, perché temevano di perdere la competenza) e i giudici Filippo Barreca ed Enrico Bariile, e il presidente della Provincia di Palermo Francesco Musotto, Bruno Contrada, Calogero Mannino, Marcello Dell’Utri. I loro processi sono ancora in corso e ci si domanda che fine faranno dopo questa clamorosa sentenza che "circoscrive" il reato loro ascritto. Contrada è sotto tiro da nove anni e si è fatto già 31 mesi e nove giorni di carcere preventivo. L’appello sta per finire, la sentenza è prevista per la fine del mese, il castello dell’accusa è ridotto a un cumulo di macerie, i pentiti addestrati ed esibiti contro di lui o sono morti nel frattempo (Tommaso Buscetta), o hanno confessato di non sapere niente di diretto e si sono augurati la sua assoluzione (Francesco Marino Mannoia), o sono stati espulsi dal programma di protezione (Rosario Spatola), o sono stati clamorosamente sbugiardati. L’assoluzione dovrebbe essere scontata a prescindere dalle restrizioni introdotte dalla Cassazione. Mannino è imputato da sette anni e si è fatto due anni di carcere. I suoi pentiti si sono rivelati in udienza suoi estimatori e in udienza si sono profusi in lodi sperticate alla sua "diversità" e alla sua "dirittura". Dovrebbe essere stato già assolto, ma l’accusa ha trascinato le cose a lungo per impedirgli di tornare alla politica attiva: lo hanno arrestato in piena campagna elettorale nel ‘94 e lo assolveranno nel corso della prossima campagna elettorale. Su Dell’Utri, anche lui imputato dal ‘94 (ma non è finito in carcere perché il Parlamento si è opposto), ancora non mollano perché non rinunciano a tenere sotto tiro Silvio Berlusconi, che è il vero convitato di pietra del processo. Il suo primo accusatore fu l’attuale presidente della Camera dei deputati Luciano Violante, che allora era presidente della commissione Antimafia, ma si dovette dimettere proprio per avere imprudentemente "anticipato", e in piena campagna elettorale, le accuse. In questi giorni è tornato a battere la Sicilia, dove fu eletto e sarà candidato, ufficialmente va a caccia del famoso latitante Bernardo Provenzano, in realtà non molla la presa, nonostante in procura non ci sia il suo vecchio amico Gian Carlo Caselli, da lui spedito a Palermo per gestire il processo ad Andreotti e per varare il processo a Dell’Utri e a Berlusconi. E tuttavia in procura si preparano, anche per aggirare la sentenza della Cassazione, a cambiare in piena campagna elettorale il capo d’accusa da concorso esterno a partecipazione piena all’associazione mafiosa sotto specie di riciclaggio. Ma il Palazzo di giustizia, l’aula e i corridoi sono deserti, non ci sono più le televisioni e i giornalisti, manca il pubblico, non si fermano nemmeno i curiosi di passaggio. La noia e il discredito, la sfiducia nella giustizia hanno spento il processo prima della Cassazione.
Febbraio 2001
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