Sono più pazze
le mucche o gli uomini?
La società dell'assurdo mostra i suoi limiti
È
un tema quasi obbligato. In questi mesi non si fa altro che parlare della
cosiddetta "mucca pazza". Il problema ci riguarda tutti da molto
vicino e ci accorgiamo di quanto siamo dipendenti da decisioni che altri
prendono a nome nostro e a nostra insaputa. Siamo convinti di essere
liberi, di poter decidere quello che vogliamo, di poter disporre del
nostro denaro, del nostro tempo, della nostra vita. Invece ci siamo
trovati all’improvviso vittime di quella che si presenta sempre più
come una macchinazione diabolica, ordita alle nostre spalle.
E stato un duro colpo per la società
dei consumi, che si è manifestata in tutta la sua logica perversa. Ci
siamo accorti che siamo considerati tutti dei semplici numeri, degli
animali da sfruttare facendo leva su bisogni il più delle volte indotti
in modo artificiale, per procurare vantaggi a quei pochi che detengono le
leve del potere economico.
Anche la politica, che per definizione
dovrebbe curarsi del bene dei cittadini, si è dimostrata succube dell’economia
di mercato. E quando un certo tipo di mercato minaccia di crollare, ecco
che si affaccia subito un mercato alternativo che cerca di sostituirsi a
quello in crisi per riceverne l’eredità.
I politici che avevano sbandierato fino
al giorno prima la sicurezza dei nostri allevamenti di bestiame, sono
stati costretti a fare una clamorosa marcia indietro, creando panico e
allarmismo con affermazioni e smentite a ripetizione. Il disorientamento
causato da queste docce scozzesi di notizie contrastanti si è trasformato
in un cambiamento radicale delle abitudini alimentari che prima si
verificavano nel giro di un decennio, mentre ora si sono avute in poche
settimane.
Ma quanto è accaduto non è che la
parte emergente di una realtà sommersa che lascia ora appena trasparire
la sua entità e gravità. Può non sembrare elegante e
"politicamente corretto" parlare di un "potere
occulto" che ci manovra come burattini. Ma alzi la mano chi, in
queste settimane, non ha avuto la sensazione di sentirsi trattato come una
cavia da laboratorio, senza sapere a chi rivolgersi per chiedere
protezione. Una situazione del genere, una volta la si definiva kafkiana.
Purtroppo il discorso non può fermarsi
al caso dei poveri bovini che, comunque, sarebbero stati ugualmente
condannati a morte. E credo che per loro non fa molta differenza finire
inceneriti perché affetti dal BSE o finire sulle nostre tavole sotto
forma di bistecca o di osso buco. Il problema è molto più ampio e
coinvolge tutta la nostra vita.
Potevamo pensare che solo i giovani
fossero oggetto di sfruttamento da parte di chi gestisce il divertimento
in tutte le sue forme, non tanto per rendere meno pesante la loro vita,
quanto per far passare nelle proprie tasche i soldi dei poveri allocchi. E
invece dobbiamo renderci conto che allocchi lo siamo stati tutti.
Una volta si raccontavano al popolino le
favole per tenerlo buono e sottomesso ai potenti. Oggi hanno inventato il
mito del "progresso", parola magica che risolve tutti i
problemi, totem davanti al quale tutti si devono inchinare, al quale si
devono offrire sacrifici senza badare a spese, divinità che non si può
bestemmiare neanche quando ti sconvolge e ti toglie la vita, moderno dio
Moloch che ingoia insaziabile tutto ciò che gli capita davanti.
Un libro antico, ma assolutamente
moderno quale è il libro della Genesi, ci dice che il peccato dell’umanità
è quello di volersi sostituire a Dio, modificando e adattando ai propri
comodi e sogni le leggi stabilite dal Creatore. L’uomo è libero di
farlo, ma deve poi portarne le conseguenze.
L’uomo non è il padrone del mondo, ma
solo un amministratore di beni non suoi e di cui deve rendere conto ad Uno
che gli è superiore. Se non accetta questa sua condizione di dipendenza,
va incontro al fallimento. E questo è pazzia.
Ma non delle mucche.
Giovanni Boggio "Vita Giuseppina"
2/2001
|