LA SOMMOSSA
DI MILANO |
|
|
I gravi disordini, che han turbata e contristata
l'Italia nella prima settimana del Maggio 1898, sono ormai finiti. Grazie
alle severe ma necessarie repressioni, la tranquillità e dappertutto
ristabilita: ed è ora incominciato il periodo doloroso e triste che suol
seguire ai tumulti ed alle lotte civili: il periodo dei processi e delle
punizioni. I disordini raggiunsero, a Milano, il loro stadio più acuto: da
un lato, una selvaggia ed anarchica rivolta, dall'altro, una sanguinosa ed
energica repressione. Dal venerdì 6 al martedì 10 maggio si è combattuto
per le vie della metropoli lombarda : i rivoltosi, dispersi in
mille gruppi in ogni parte della città, costruivano barricate e
grandinavano le truppe con una pioggia di sassi e di tegole dall'alto dei
tetti.(come l'intifada palestinese dei nostri giorni ndr.)
|
.
|
|
Le truppe dovettero prendere d'assalto la barricate sloggiarne i difensori, qua e là far uso perfino del cannone!! Quante siano state le vittime del sanguinoso conflitto, forse non si saprà mai esattamente. Agli ospedali sono stati portati 79 cadaveri, dei quali un soldato, ed oltre 300 feriti ma certo il numero dei morti e specialmente quello dei feriti sarà maggiore. Fra queste vittime quanti sventurati innocenti, colpiti mentre commettevano il peccato di un'imprudente curiosità, oppure mentre attendevano pacificamente ai loro affari nelle vie, per le strade e nelle case!! | |
![]() |
Per otto giorni, Milano, la ricca, popolosa ed attiva città, parve un cimitero od un campo di battaglia, le botteghe e le imposte delle case, ermeticamente chiuse. La popolazione, chiusa nelle proprie stanze, in preda allo sgomento. Le vie o insanguinate dai combattimenti, o squallidamente deserte. Lo spettacolo era raccapricciante. In piazza del Duomo occupata dalle truppe, ed ivi avevano collocato il loro centro, la vastissima piazza offriva un bizzarro spettacolo con i soldati al bivacco, le armi a fascio, i cavalli liberamente foraggianti, i cannoni pronti. Ufficiali a cavallo andavano e venivano continuamente, portando ordini. Di tratto in tratto convogli di prigionieri, traversavano lentamente la piazza. Dei buoni cittadini specialmente donne, portavano ai soldati, che da tre giorni si può dire non dormivano e non mangiavano, del pane, del vino, delle uova , dei sigari. | |
|
|
![]() |
E quasi non bastassero i tumulti all'interno dello stato, improvvisamente si sparse la notizia che una tempesta minacciava le frontiere settentrionali. Realmente in Svizzera dove vivevano 50 - 60 mila operai italiani, le notizie d' Italia erano giunte con delle fantastiche esagerazioni : Milano insorta , Torino incendiata , il re ucciso... gli elementi sovversivi, che abbondavano tra i nostri connazionali, ne approfittarono per condurre una spedizione armata in Italia, ma durante la strada la spedizione andò liquefacendosi, fu saputa la verità ed il buonsenso riprese il sopravvento, in definitiva s'affacciarono ai nostri confini del Sempione, del Cenisio e di Chiasso che piccoli gruppi di operai disoccupati, che in particolare sul Sempione li aspettavano una compagnia di alpini e carabinieri, i quali esaminate le carte di ciascuno, parte li lasciarono in libertà, e parte li tradussero alle carceri di Domodossola |
|
| ||
|
|
Questi era il tenente-generale Fiorenzo Bava-Beccaris comandante il III corpo d'armata e Regio commissario straordinario di Milano. Il generale Bava, nacque a Fossano il 13 Marzo 1831 , era dunque uno dei vecchi soldati piemontesi, che fecero tutte la campagne d'Italia, e si coprirono di gloria in Crimea, in Lombardia, in Veneto. Apparteneva all'arma dell'artiglieria, ed aveva il petto fregiato di una medaglia al valore. Fu promosso tenente-generale nel 1887. | |
BY:ANTONIO
© 2000-2002 nova3.com - Novatec s.r.l. - tutti i diritti riservati