TAU SIMBOLO FRANCESCANO

 

 

- Francesco e il Tau

- Esegesi del Tau

- Simbolismo numerico del Tau

- L'Apocalisse e l'angelo del sesto sigillo

- L'iconografia del Tau

- Autore del testo

 

 

 

 

 

 

   Francesco e il Tau  

 

Le due lingue originali della Bibbia - l'ebraico ed il greco - hanno in comune una lettera dell'alfabeto, il Tau, che nel corso dei secoli si e' caricata di misteriosi significati. Questa lettera occupa un posto importante nella vita e nel comportamento di san Francesco, il quale, non solo ne fa uso frequente, ma manifesta per tale segno un vero affetto, addirittura una devozione.

Sull'uso frequente la testimonianza piu' importante e rilevante ci e' data da un contemporaneo, testimone oculare, fra Tommaso da Celano. Questi, nel suo Trattato dei miracoli, composto nel 1252, scrive: "Fra le tante lettere, gli era familiare la lettera Tau, con la quale firmava i biglietti e decorava le pareti delle celle". E piu avanti: "con tale sigillo san Francesco firmava le sue lettere, tutte le volte che per necessita' o per spirito di carita', spediva qualche suo scritto".

Adottare il Tau come sigillo personale (allora si diceva "segno manuale") e proporlo, per cosi dire, come stemma per il nascente Ordine dei frati minori, sottolinea bene l'importanza che Francesco gli attribuiva.

Il lato devozionale, affettivo e religioso e' posto bene in risalto da un altro biografo di Franceso, san Bonaventura, che nel menzionare l'uso a mo' di firma, afferma: "Venerava questo segno - il Tau - cui egli era molto affezionato, lo raccomandava spesso nel parlare; con esso dava inizio alle sue azioni ".

Oltre all'utilizzazione come firma personale Tommaso da Celano segnala un altro uso del Tau da parte di san Francesco: l'iscrizione sulle porte e sui muri delle celle. Come non pensare in questo caso, non piu ad Ezechiele, dove si trattava di segnare le fronti con il segno della salvezza, ma al libro dell'Esodo, in cui il segno della salvezza altro non era che il sangue dell'agnello pasquale sull'architrave delle porte?

 

Donde era venuta a san Francesco questa devozione per il Tau? Dai primordi dell'era cristiana, attraverso una vasta corrente biblica e mistica, ma anche dotta e popolare. Sebbene il primo impatto gli venne in circostanze ben precise della sua vita, non possiamo affermare che certi avvenimenti furono la causa di tale devozione, perche' ne furono soltanto il pretesto o l'occasione. Se san Francesco ha scelto ed adottato il Simbolo del Tau, la causa va ricercata nel suo amore per la croce. Se poi lo ha diffuso, e' perche' voleva predicare la salvezza per mezzo della croce, soprattutto contro i catari o neo-manichei che la rifiutavano come indegna dell'opera redentrice di Dio.

Croce e penitenza: questo il significato del Tau per il semplice cristiano, come per Francesco.    Francesco accolse come un messaggio indirizzato a lui personalmente il discorso di Innocenzo III : "Misericordia sara' fatta a quelli che porteranno il Tau, segno di una vita penitente e rigenerata nel Cristo" . Egli volle percio' segnare se stesso e i suoi fratelli con il Tau, che diventera' il segno della vocazione dell'Ordine. Il Tau impregno' totalmente la sua spiritualita', la quale divenne sempre piu' una spiritualita' della croce e della salvezza.

 

Senza dubbio il Tau e' stato talvolta il veicolo di credenze dominate da istinti primitivi e da superstizioni materialistiche. Nel Medioevo, la fede popolare nel Tau vedeva si un simbolo di vita ed un segno di salvezza, ma vi scorgeva anche un mezzo magico e miracoloso per preservarsi dalla peste e da ogni potenza nemica . Lo si portava come anello al dito oppure come amuleto appeso al collo. Il Tau, poi, veniva scritto su filatteri, su pergamene contro la peste, su "benedizioni di sant'Antonio", e dipinto pure sulle porte e sui muri... Non tutto e' biasimevole in queste consuetudini. Francesco ne utilizzera' alcune, evitando con cura gli eccessi e l'attribuzione di ogni potere magico.

 

   Esegesi del Tau  

Le interpretazioni ebraiche del Tau erano diverse. Nel secolo III parecchi talmudisti furono consultati da Origene a proposito dell'interpretazione del Tau di Ezechiele. Secondo alcuni, il Tau, ultima lettera dell'alfabeto, significava fine, conclusione, compimento dell'intera Parola rivelata; secondo altri, Tau, prima lettera della parola Torah, cioe Legge, significava l'insieme delle Leggi, la somma di quelle Leggi che portavano alla salvezza; ma un terzo, uno di quelli che adesso credevano nel Cristo, dice che l'antico modo di scrivere questa lettera dava chiaramente al Tau la forma di una croce, e che una profezia risiedeva in questo segno, il quale sarebbe stato percio' impresso dopo sulla fronte dei cristiani.

 

L'insegnamento di Gesu'

A proposito della forma del Tau, che per i cristiani ricordava la forma della croce, bisogna citare le parole che Gesu' pronuncio' prima di essere crocifisso: "chi mi vuole seguire, deve portare la sua croce". Quando queste parole furono dette, gli apostoli non poterono certo stabilire un rapporto con la croce di Cristo. Stabilirono forse un rapporto con la croce, strumento romano di supplizio? E' poco probabile. Il supplizio consisteva nella crocifissione, ma qui si tratta di portare la croce. E' preferibile supporre che la croce di cui parla Gesu' e' semplicemente il segno distintivo della fede (carattere interno, il cui segno esterno e' l'immagine), il Tau che gli ebrei pii portavano sulla fronte, segno del loro legame alla legge (Torah, la cui iniziale e Tau) e segno della loro appartenenza a Dio. Solo in seguito, a causa della morte di Gesu, questa parola e stata interpretata in relazione alla sofferenza. Lo Schnackenburg traduce in questo modo: "che prenda su di se il suo segno !" e commenta: "Il suo segno, cioe il sigillo dell'appartenenza a Dio (a forma di Tau ebraico), e' il segno di conversione come in Ezechiele (9,4), e anche il segno di protezione divina. La comunita cristiana avrebbe preso il Tau per una croce, e poi riferito concretamente alla croce del Cristo". E in un'altra opera: "Si potrebbe trattare di una specie di numero protettore divino, di un marchio distintivo significante l'appartenenza, che esige da colui che lo porta un abbandono radicale alla volonta' divina... E' un'interpretazione profonda che non si allontana da cio' che sappiamo dello spirito di Gesu; interpretazione simbolica perfettamente possibile nel contesto giudaico dell'epoca di Gesu'. Certamente Gesu non fa allusione alla propria via crucis; i cristiani hanno potuto pensarci soltanto dopo la crocifissione e la risurrezione"

 

Queste considerazioni ci permettono gia di penetrare un po' piu a fondo nella mentalita' religiosa di san Francesco a proposito del Tau: quando ne sentiva parlare, pensava alla croce di Cristo. Automaticamente, egli traduceva il Tau come segno e simbolo efficace di salvezza per tutti coloro che accettano di esserne segnati; sapeva di seguire le orme di tutta la tradizione che da secoli, anche presso gli autori profani, aveva annunciato e predetto il Cristo redentore e vincitore tramite la croce. Una volta, ad un frate, che gli aveva domandato perche' mai raccogliesse con tanta diligenza anche gli scritti dei pagani in cui non vi era il nome di Dio, rispose: "Figlio mio, perche ivi sono le lettere con le quali si compone il Nome gloriosissimo del Signore Iddio. Quanto vi puo essere di bene, non appartiene ai pagani, ne agli altri uomini, ma solo a Dio, da cui e' ogni bene" (1 Cel 82).

 

 

   Simbolismo numerico  
  del Tau  

 

 

Per capire il simbolismo aritmetico, bisogna sapere che i numeri non sono stati sempre rappresentati con segni particolari. Gli antichi ignoravano le cifre che noi oggi usiamo e che abbiamo ereditato dagli arabi; avevano a disposizione soltanto l'alfabeto che serviva tanto ad esprimere i numeri, quanto a comporre le parole. Donde un incrociarsi di parole e di numeri.

Anche la gente semplice sapeva che le lettere di Davide, addizionate, davano 14; leggevano lesous =888 e IH = 18 con la stessa velocita come noi leggiamo un numero di parecchie centinaia di milioni.

Nell' alfabeto greco, la lettera Tau era il segno che indicava il numero 300. Per ogni cristiano di cultura greco-romana l'immagine del Tau indicava pertanto, nello stesso tempo, sia il segno di salvezza che il numero 300. Ma, attenzione: inversamente , ogni volta che nella Bibbia ci si imbatte nel numero 300, si pensa al Tau, e con ben maggior risalto se il contesto in cui compare e' di salvezza o di vittoria.

 

L'arca di Noe'

Dio disse a Noe': "Fatti un'arca di legno di cipresso... Ecco come devi farla: l'arca avra' trecento cubiti di lunghezza..."

 

I 318 schiavi di Abramo

"Quando Abramo seppe che il suo parente era stato preso prigioniero, organizzo' i suoi uomini esperti nelle armi, in numero di trecentodiciotto...". La Scrittura trascrive questo numero 318 con le lettere IHT. Cioe' prima IH = 18 e poi T = 300. Si ha quindi l'inizio del nome di Gesu', il Tau viene dopo per annunciare l'arrivo della grazia tramite la croce. Nelle prime due lettere, quindi, abbiamo un'allusione a Gesu' nell'ultima un'allusione alla croce".

Il concilio di Nicea

Si tratta di un avvenimento della storia della chiesa, il concilio che condanno' l'arianesimo nel 325; il numero dei vescovi partecipanti fu di 318! Cosi si espresse sant'Ambrogio: "Non e' per caso ne per decisione umana che 318 vescovi furono riuniti in concilio, ma veramente per provare la presenza del segno della Passione e del Nome di Gesu': la croce con 300 Padri, ed il Nome di Gesu' con 18 "

 

I 300 soldati di Gedeone

Il Signore disse a Gedeone: "Quanti lambiranno l'acqua con la lingua, come la lambisce il cane, porrai da una parte; porrai da un'altra quanti, per bere, si metteranno in ginocchio". Il numero di quelli che lambirono l'acqua portandosela alla bocca con la mano fu di trecento uomini. Allora il Signore disse a Gedeone: "Con questi trecento uomini io vi salvero'" . Che Gedeone abbia diviso il suo esercito in tre compagnie di cento, ci porta alla Trinita, perche' la fede nella Trinita e' possibile solo grazie al Tau.

 

 

ll profumo della Maddalena

Ci furono alcuni che si sdegnarono fra di loro: "Perche' tutto questo spreco di olio profumato? Si poteva benissimo vendere quest'olio a piu di trecento denari e darli ai poveri!". L'estensione dell'allegoria del tau a questo episodio evangelico la si trova in Ippolito; essa e' molto interessante perche' presuppone talmente nota l'equivalenza contenuta nel brano (300 = Tau = Passione) da ritenere sufficiente ricordarla con una semplice allusione. Per i suoi ascoltatori dunque essa era evidente.

 

 

Gli esempi dimostrano che l'equivalenza 300 = Tau = croce = salvezza, era diventata classica. Le citazioni dei testi, ci consentono di capire che la mistica del Tau non e' germinata spontaneamente nella mente di san Francesco, ma era un'acquisizione solida della tradizione che, come tale, giunse fino al Medioevo. Percio' possiamo essere sicuri che anche san Francesco vi era immerso e ne era impregnato.

 

 

   L'Apocalisse e l'angelo  
  del sesto sigillo  

 

La parola "Tau" non figura nell'Apocalisse. Tuttavia le visioni di san Giovanni hanno uno strettissimo rapporto con questo simbolo, in particolare quando il testo esplicitamente parla del sigillo impresso sulla fronte dei servi, e' evidente l'allusione ad Ezechiele (9,4) ed al Tau impresso sulla fronte dei penitenti. Vediamo le interpretazioni di alcuni "grandi" della mistica:

 

Ubertino da Casale

Nel 1305, sulla Verna, egli scrisse l'opera "Arbor vitae crufixae lesu". Vi si possono trovare affermazioni come queste: "Elia ed Enoc pregurano Francesco e Domenico. Francesco sta per risuscitare e salire al cielo per essere del tutto simile al Cristo che imita gia' con le stigmate. Circa l'Angelo del sesto sigillo, e' evidentemente Francesco".

 

Francois de Meyronnes

Dichiara perentoriamente in un sermone su Francesco: "Nell'Apocalisse, gli angeli sono li' per raffigurare gli uomini. L'Angelo del sesto sigillo non e' altro che san Francesco".

 

Bartolomeo da Pisa

Nella voluminosa opera "De conformitate", Bartolomeo ritorna spesso sul tema. Tra le prove, sfrutta a fondo l'episodio di frate Pacifico che vide il Tau sulla fronte di san Francesco (il che dimostra chiaramente che Ezechiele, come san Giovanni, ha predetto Francesco !). Sfrutta pure una certa rivelazione concessa a san Bonaventura. Questi, alla Porziuncola, un giorno in cui preparava un sermone su san Francesco, avrebbe udito distintamente una voce dal cielo che gli avrebbe detto: "Frate Bonaventura, il paragrafo dell'Angelo del sesto sigillo indica letteralmente san Francesco!".

 

Bernardino da Siena

Il grande predicatore e riformatore dell'Ordine tenne un'intera quaresima dal titolo significativo: "l'Evangelo eterno". Nei suoi sermoni, fa riferimento a Gioacchino da Fiore come se fosse un'autorita', e sulla rivelazione a san Bonaventura per affermare : "E' certo che san Giovanni, nell'Apocalisse, ha voluto parlare di san Francesco".

 

 

   L'iconografia del  
  Tau  

 

Dunque il Tau si dimostra essere veicolo di una grande idea, sostegno di una ricca e profonda convinzione: vittoria del Cristo e salvezza degli uomini. Carico com'e' di tutte le ricchezze della rivelazione (la Bibbia) e della tradizione (i Padri della chiesa), il Tau provoco' il fiorire di numerose rappresentazioni grafiche, non sempre di gran valore artistico, ma tutte interessanti, perche' espressioni della fede dei cristiani. Eccone alcune meritevoli di essere menzionate.

 

Presso i primi cristiani

Per molto tempo il Tau rimase un sirnbolo frequente e familiare il cui significato era chiaro ad ogni cristiano. Non solo lo si trovava inciso sui muri, non solo i cristiani se lo tracciavano sulla propria fronte, ma abbiamo testimonianze attestanti la pratica di veri e propri tatuaggi. Sant'Agostino dice che i pagani riconoscono i cristiani dai loro abiti, dalla loro pettinatura, dalla loro fronte.

 

Rappresentazioni medioevali

Un capolavoro di simbolismo e' la base di croce di Saint-Omer in Francia: presenta quattro scene bibliche prefiguranti la Redenzione: il serpente di bronzo, il sacrificio d'Abramo, Caleb e Giosue' che riportano il grappolo da Canaan, infine un personaggio che traccia il Tau sulla fronte dei giusti: "similis Aaron", dice l'iscrizione, in riferimento ad Aronne che scrisse il Tau sulle porte degli ebrei, come si legge nell'Esodo. Anche sull'altare di Nicolas de Verdun a Klosterneuburg e sul rivestimento della croce, si vede Aronne che scrive il Tau sulle porte degli ebrei. Una lamina smaltata del 1170-80, proveniente dalla regione del Reno e della Mosa, attualmente nella chiesa di Santo Stefano a Vienna, presenta le quattro virtu morali; una di queste, la pieta', ha la forma di un uomo che scrive il Tau sul frontone di una casa.

 

Testi manoscritti e miniature

Anche le miniature dei manoscritti offrono una vasta fioritura del Tau. Alcune sono state ispirate dal testo di Ezechiele, per esempio nella Bibbia di Corbie (secolo XIII), dove in una stessa scena sono raffigurati i quattro evangelisti e la visione di Ezechiele, quest'ultimo appoggiato su un Tau. Il piu' bello, quello di Saint-Sever , si trova nella Biblioteca Nazionale di Parigi: in una grande composizione, in mezzo agli angeli e a ventiquattro anziani e a quattro animali, e' seduto il figlio dell'uomo che tiene un lungo scettro che termina con un disco, dove e' effigiato il segno della sua vittoria, il sigillo del Dio vivente: il Tau.

 

Vetrate delle cattedrali

Maestri di vetrate e pittori di manoscritti rivaleggiano in colori ed in simbolismi. Per esempio, nella cattedrale di Bourges, una vetrata presenta tutte le prefigurazioni bibliche della Croce; su un medaglione che reca l'iscrizione "Signum Tau" si vede una porta raffigurante da un lato l'immolazione dell'agnello pasquale e, dall'altro, un uomo che ricopre l'architrave col sangue dell'agnello.

 

Arte popolare del sec.XV

Per capire la straordinaria fortuna che ebbero nell'arte popolare quattrocentesca sant'Antonio ed il Tau, occorre ricordare che nel 1437 la cosiddetta "grande peste nera" causo' in Europa stragi incalcolabili. L'Europa si spopolo' in misura del 30 per cento ed in alcune regioni perfino del 50 per cento. Uno dei rimedi adottati in quell'epoca dagli specialisti della guarigione della peste fu il portare immagini rappresentanti sant'Antonio, biglietti recanti per iscritto formule e benedizioni magiche. Si posseggono ancora numerosi esemplari di questi amuleti e il Tau, naturalmente, e' sempre in evidenza.

 

Nel mondo pagano

In quali oscure profondita' iniziatiche affonda le radici la "Medaglia o Croce di san Benedetto?" Stando a quello che dice Dom Gueranger. Anche i pagani sapevano del potere che tale segno sacro avrebbe esercitato un giorno contro i demoni, perche', nel demolire il tempio di Serapide, fu trovato inciso sulle sue fondamenta il Tau, immagine della croce, venerato dai Gentili come simbolo della "vita futura"; corse la voce fra gli stessi adoratori di Serapide che, secondo una loro tradizione, l'idolatria sarebbe finita quando tale simbolo sarebbe comparso alla luce del giorno.

 

 

 

 

Testo liberamente tratto
dal libro
"TAU SIMBOLO FRANCESCANO"

Damien Vorreux 
 Edizioni Messaggero Padova 1988