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Consolare gli afflitti "Beati gli afflitti perché saranno consolati" (Mt 5,4) di p. Fabio Longo ("Tau" 10/2000) E' la seconda delle beatitudini proclamate da Gesù. La Chiesa risponde con una delle sette opere di misericordia spirituale, proposte ai fedeli: "Consolare gli afflitti". Opera ispirata dallo Spirito Santo con i suoi sette doni: sapienza, intelletto, consiglio, fortezza, scienza, pietà, timore di Dio. La pietà ("ne ho avuto pietà", Zac 10, 6) è il dono dello Spirito Consolatore che più ci predispone a "consolare gli afflitti" con la forza illuminante degli altri sei doni. La divina Rivelazione, raccolta e conservata nella s. Scrittura, ci è di guida sia nella comprensione che nell’esercizio di quest’opera di misericordia spirituale, offrendoci le precise motivazioni e le indicazioni per il corretto svolgimento del nostro impegno umanitario e cristiano. La consolazione, annunziata dai profeti come caratteristica dell’era messianica (Is 40,1), doveva essere portata dal Messia. Consiste, essenzialmente, nella fine della prova e nell’inizio di un’era di pace e di gioia. Il cristiano unito al Cristo è consolato proprio in mezzo alla sua sofferenza, eco profetica della seconda parte del libro di Isaia "Libro della Consolazione di Israele" (Is 40-55), che inizia con queste parole: "Consolate, consolate il mio popolo, dice il vostro Dio". Libro che, nel suo incoraggiante messaggio, si contrappone nettamente a quello desolante delle "Lamentazioni": "Essa piange amaramente nella notte...; nessuno le reca conforto (1, 2)...; e ora nessuno la consola (1, 9)...; senti come sospiro, nessuno mi consola"! (1,21).
La consolazione di Cristo va ricevuta e donata La consolazione messianica non dev’essere ricevuta passivamente, perché, nello stesso tempo, essa è conforto, incoraggiamento, esortazione, proposta di dono offerto anche agli altri. Per questo la Bibbia, innanzitutto, ci informa sulla necessità di consolare gli afflitti: "Ho atteso consolatori ma non ne ho trovati" (SI 69, 21). Consolatori veri, portatori di speranza, non di fastidio o d’irritazione: "siete tutti consolatori molesti" (Gb 16, 2), consolatori superficiali lontani dalla verità, distaccati, perché non partecipi empaticamente del dolore altrui, incapaci di capirne le reali motivazioni, a differenza di Giobbe che, nel suo dolore, ha coscienza di essere stato, in passato, un consolatore: "Vi rimanevo come consolatore degli afflitti" (Gb 29, 25).
Necessità di consolare gli afflitti "Ho considerato tutte le oppressioni che si commettono sotto il sole. Ecco il pianto degli oppressi, che non hanno chi li consoli; da parte dei loro oppressori sta la violenza, mentre per essi non c’è chili consoli" (Qo 4, 1). Quanto, in questo contesto, diventa comprensibile uno dei "guai" di Gesù contrapposti alle "beatitudini": "Guai a voi ricchi, perché avete già la vostra consolazione" (Lc 6, 24). Chi è il primo vero, grande consolatore? Dice il Signore: "Io, io sono il tuo consolatore" (Is 51, 12). E il salmista constata e prega: "tornerai a consolarmi" (Sl 71, 21); "tu, Signore, mi hai soccorso e consolato" (Sl 86, 17); "il tuo conforto mi ha consolato" (Sl 94, 19); "questo mi consola nella miseria, la tua parola mi fa vivere" (Si 119, 50); "mi consoli la tua grazia" (Si 119, 76)... Unica sorgente della consolazione è Dio, per mezzo del Cristo e del suo Spirito. Gesù, infatti, ci garantisce un altro Consolatore, lo Spirito Santo: "Io pregherà il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore, lo Spirito di verità, che il Padre manderà nel mio nome, egli v’insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto" (Gv 14, 25-26). La nostra grande consolazione, perciò, è che il Signore rimarrà sempre con noi e il suo Spirito c’insegnerà e ci farà ricordare tutto ciò che Gesù ha detto. Non esiste consolazione più grande di questa per la mente e il cuore umano. Dobbiamo prenderne coscienza con gioia e renderla attuale in ogni momento della nostra vita, sempre riconoscenti al Signore, e saperla comunicare agli altri.
Come consolare? Come rendere attuale, come comunicare agli altri la consolazione? Con quali disponibilità di spirito? L’insegna s. Paolo: "Sia benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, Padre misericordioso e Dio di ogni consolazione, il quale ci consola in ogni nostra tribolazione perché anche noi possiamo consolare quelli che si trovano in qualsiasi genere di afflizione con la consolazione con cui siamo consolati noi stessi da Dio. Infatti come abbondano le sofferenze di Cristo in noi, così, per mezzo di Cristo, abbonda anche la nostra consolazione. Quando siamo tribolati, èper la vostra consolazione e salvezza; quando siamo confortati, è per la vostra consolazione, la quale si dimostra nel sopportare con forza le medesime sofferenze che anche noi sopportiamo. La nostra speranza nei vostri riguardi è ben salda, convinti clìe come siete partecipi delle sofferenze così lo siate anche della consolazione" (2Cor 1, 3-7). Fortunate quelle persone che, lungo il loro doloroso cammino, incontrano pietosi "cirenei", operatori di consolazione, come l’angelo del Getsemani o le pie donne lungo il quotidiano calvario. Fortunate le persone che, dopo aver sperimentato con Cristo le sofferenze della passione o che, spinte dalla loro passione per l’uomo, sentono la forza interiore di diventare consolatrici, operatrici di beatitudine. Sono tanti coloro, anche ai nostri giorni, che sanno impegnarsi nell’immenso campo dell’apostolato verso i sofferenti, compiendo un’opera di misericordia tra le più meritorie. Quanti, con amore e fedele dedizione, eseguono questa opera di misericordia spirituale nell’ambito della propria famiglia, per sostenere nella prova familiari in vari modi colpiti dalla sofferenza che, in tal modo, sono aiutati a trovare l’energia interiore necessaria per non avvilirsi e per sperare sempre nel Signore!
S. Francesco consolatore S. Francesco "si chinava, con meravigliosa tenerezza e compassione, verso chiunque fosse afflitto da qualche sofferenza fisica, e quando notava in qualcuno indigenza o necessità, nella dolce pietà del cuore, la considerava come una sofferenza di Cristo stesso... Sentiva sciogliersi il cuore alla presenza dei poveri e dei malati, e quando non poteva offrire l’aiuto, offriva il suo affetto" (FF 1142). Quella di Francesco era tenerezza materna, che egli lasciò in eredità a tutti i frati, in particolare al ministro generale dell’Ordine e a ogni altro ministro, che voleva dotato soprattutto di questa qualità: "Consoli gli afflitti, essendo l’ultimo rifugio per i tribolati, perché non avvenga che, non trovando presso di lui rimedi salutari, gli infermi si sentano sopraffatti dal morbo della disperazione" (FF 772). "Consoli con tenerezza gli afflitti, sia ultimo rimedio per i tribolati, affinché, venendo a mancare presso di lui le medicine della sanità, il morbo della disperazione non prevalga nei malati" (FF 1775). E un suo fedele discepolo, il b. Claudio Granzotto (1900-1947), diceva: "Mi farò tutto a tutti. Aiuterà e consolerà tutti". |