riflessioni sulla fede

 

Giovani: chi siamo, dove andiamo?
Da qui il risveglio spirituale

 

La fede oggi non è un dato spontaneo. Richiede che la persona la scopra e la viva personalmente, nonostante i messaggi contrari della società

 

I dati esprimono il venir meno progressivo nei giovani di una progettualità, per la caduta dei valori, delle ideologie o forse anche della domanda stessa del senso. La religione allora non è più espressione del bisogno di trovare un significato globale all’esistenza, ma invece frutto della paura e quindi risposta di assicurazione esistenziale. E', in altri termini, un sacro diffuso, non identificato, indifferenziato, che nasce più sul negativo che sul positivo, più sull’esperienza della paura che su un uomo che si sente responsabile del mondo in cui vive e che si sente di doverlo cambiare, aprendosi a ciò che trascende se stesso e il mondo.

 

Annuncio e testimonianza

La fede oggi non è ovvia, non è un dato spontaneo. Richiede che la persona la scopra e la viva personalmente nonostante una società carica di messaggi fondamentalmente ad essa estranei. La fede ha bisogno di essere perciò annunciata attraverso la parola e ancor più mediante una testimonianza di autenticità di gioia e di riuscita. Oggi si parla di risveglio religioso dei giovani.

Facciamo attenzione, come si è detto, che questo non sia espressione di una lettura apocalittica del processo storico e quindi sostituto di speranze non attuate.

 

Emozioni e ragione

La religiosità che ne deriverebbe sarebbe difensiva, di sostituzione, e quindi ingannevole, perché priva di razionalità. Alla pari va considerata la religiosità che parte dalle situazioni di crisi personale, come la malattia o le contrarietà personali. Anche questa risulterebbe del tutto soggettiva e non approderebbe facilmente a un Dio accettato come tale, persona. La religiosità emotiva è presente anche nei raduni collettivi e nelle pratiche eccentriche o esotiche, quali l’ascesi indiana, il mito della droga, le tecniche psicologiche del "potenziale umano".

Non costruttiva risulterebbe pure una fede improntata sull’immagine di "Dio padrone dell’universo". Il giovane oggi si pone i problemi del limite della scienza e della politica, ma non è disposto a riconoscere la volontà di Dio nel terremoto, la potenza di Dio nel miracolo, la soluzione dei problemi politici con formule religiose. Se si ponesse la religione come completamento ai limiti umani sarebbe inevitabile l’assunzione di una religiosità "rifugio", come abbiamo sopra accennato.

 

Vocazione integrale

Aperta alla fede è invece una religiosità che passa per l’uomo, lo mette in discussione, lo conduce alla realizzazione della sua vocazione integrale. Fra le varie forme religiose possono approdare alla fede quelle che ricercano il senso delle cose, nel quadro di una nuova razionalità umana, capace di offrire una qualità della vita più soddisfacente. In misura che nel giovane emerge una coscienza critica egli si riconosce inautentico, manipolato da una società dell’efficienza e da ideologie strumentali.

Qui emerge uno spazio aperto alla fede, come risposta ai grandi temi.

 

 

 

 ("rezzara notizie" 7/2000)

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