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Giovani cristiani LAURO PAOLETTO La XV edizione della Giornata Mondiale della Gioventù, con i suoi due milioni di giovani, ha aperto uno squarcio, per molti versi, nuovo, non scontato e nemmeno atteso, sulla realtà giovanile di questo inizio di Millennio. Quella che solo un anno fa il sociologo Ilvo Diamanti, in un suo fortunato libro, riferendosi ai giovani, definiva "la generazione invisibile", a Tor Vergata è apparsa, almeno in un suo settore significativo, visibile e con tratti non immediatamente riconducibili alle generazioni passate. I giovani presenti all’incontro con il Santo Padre, avevano certo attese non tutte uguali; hanno evidenziato messaggi anche contraddittori, ma indubbiamente hanno rappresentato un fatto di grandissima rilevanza nel panorama giovanile attuale. Tra i molti elementi da segnalare vi è il fatto che queste "sentinelle del mattino in quest’alba del terzo millennio" (come il ha definiti il Papa) non hanno avuto paura di dire la propria fede (magari povera ed insicura, ma sincera).Questo evento ha colto di sorpresa molti laici e credenti. In non pochi laici, convinti che il vissuto della fede, in particolare nei giovani, se c’é, sia relegato ad una sfera privata, è scattata la paura dell’accerchiamento e la necessità di difendere una identità e un’etica laiche oggi incerte ed appannate. Ma il modello di vita laico che risposte offre alle domande profonde che i giovani (tutti, non solo quelli accorsi a Tor Vergata) portano con sé, se non la corsa all’effimero, la rincorsa continua al soddisfacimento di un piacere vuoto? La Chiesa, ormai unico soggetto capace di mobilitare assieme tanti giovani, appare agli occhi di molti giovani rivoluzionaria, l’unica vera alternativa all’idea che tutto dipenda dal mercato e ad esso vada ricondotto. La Chiesa ha dimostrato di saper essere accogliente nei confronti dei giovani e anche per questo la GMG è stata una salutare lezione a tanta pastorale ripiegata su se stessa, intenta a piangere sui giovani che abbandonano la comunità piuttosto che a coltivare i segnali di speranza che crescono. Tor Vergata ha mostrato che i giovani disponibili a dire la propria fede e a dare fiducia alla Chiesa, ci sono, occorre dar loro credito e spazi per crescere. Questi giovani chiedono di essere accolti per quello che sono e come sono. Vogliono essere presi sul serio e messi in condizione di fare una esperienza di fede vera. Si aspettano di trovare spazi e soprattutto persone disposte ad ascoltarli ed essere loro punto di riferimento. Preti, ma non solo. Sotto questo profilo, la GMG è stata anche un appello al mondo adulto chiamato ad assumersi la responsabilità di essere finalmente loro riferimento. LA GMG ci conferma (se ce n'era bisogno) che la Chiesa ha grandi chance e grandi cose da dire a questi giovani, deve però scrollarsi di dosso la paura che in molte occasioni l’attanaglia, la paralizza e le impedisce di essere ciò per cui il Signore l’ha voluta. Questi giovani riuniti attorno a Giovanni Paolo lI sono un fenomeno, ma non ancora un movimento, un soggetto cioè che sa far sentire la sua voce in modo unitario nella Chiesa e nella Società. Forse è questo che qualcuno teme. ("rezzara notizie" 7/2000) |
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