RIFLESSIONI

 

 I laici nella Chiesa
i laici sono chiamati a testimoniare nel mondo
con impegno e fecondità non inferiori ai presbiteri

 

L'appartenenza dei laici alla Chiesa, come una sua parte viva, attiva e responsabile, deriva dalla stessa volontà di Gesù Cristo, che ha voluto la sua Chiesa aperta a tutti.

Qui basti ricordare il comportamento del padrone della vigna, nella parabola così significativa e suggestiva narrata da Gesù. Vedendo degli uomini disoccupati, il padrone dice loro: "Andate anche voi nella mia vigna" (Mt 20,4). Questo appello, commenta il Sinodo dei Vescovi del 1987 "Non cessa di risuonare da quel lontano giorno nel corso della storia: è rivolto a ogni uomo che viene in questo mondo". "La chiamata non riguarda soltanto i Pastori, i Sacerdoti, i Religiosi e le Religiose, ma si estende a tutti: anche i fedeli laici sono personalmente chiamati dal Signore, dal quale ricevono una missione per la Chiesa e per il mondo". Tutti sono invitati a "lasciarsi riconciliare con Dio" (2 Cor 5,20), a lasciarsi salvare e a cooperare alla salvezza universale, perché Dio "vuole che tutti siano salvi" (1 Tim 2,4).

Tutti sono invitati con le loro qualità personali a lavorare nella "vigna" del Padre, dove ognuno ha il suo posto e il suo premio.   La chiamata dei laici - dice Papa Wojtyla - comporta una loro partecipazione alla vita della Chiesa ed una conseguente intima comunione alla vita stessa di Cristo. È dono divino ed è, al tempo stesso, impegno di corrispondenza. Non chiedeva forse Gesù ai discepoli che lo avevano seguito di rimanere costantemente uniti a lui e in lui, e di lasciar irrompere nella loro mente e nel loro cuore il suo stesso slancio di vita? "Rimanete in me, ed io in voi. Senza di me non potete far nulla" (Gv 15,4-5). Come per i Sacerdoti, così per i laici, la vera fecondità dipende dall’unione a Cristo.

La Chiesa - continua Giovanni Paolo II - è santa e tutti i suoi membri sono chiamati alla santità. I laici partecipano alla santità della Chiesa, essendo membri a pieno titolo della Comunità cristiana, e questa partecipazione, che possiamo dire ontologica, alla santità della Chiesa, si traduce anche per i laici in un impegno etico personale di santificazione. In questa capacità e in questa vocazione di santità, tutti i membri della Chiesa sono eguali (cfr. Gal 3,28). Non a caso, il Papa afferma: "Il grado di santità personale non dipende dalla posizione occupata nella società e nemmeno nella Chiesa, ma unicamente dal grado di carità vissuta (cfr. i Cor 13). Un laico che accoglie generosamente la carità divina nel suo cuore e nella sua vita è più santo di un sacerdote o un Vescovo che l’accolgono in modo mediocre".

La vita di preghiera di ogni fedele, e perciò anche del laico, prosegue il Papa, non potrà fare a meno della partecipazione alla liturgia, del ricorso al Sacramento della Riconciliazione e soprattutto della Celebrazione eucaristica, dove la comunione sacramentale con Cristo è quella specie di mutua immanenza tra l’anima e Cristo, che lui stesso annuncia: "Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me, e io in lui" (Gv 6,56).

Il banchetto eucaristico assicura quel nutrimento spirituale che rende capaci di produrre molto frutto. Anche i Christifideles laici sono dunque chiamati ed invitati ad una intensa vita eucaristica. "La partecipazione sacramentale alla Messa domenicale - continua Giovanni Paolo II - dovrà essere per loro la fonte sia della vita spirituale, sia dell’apostolato. Beati coloro che, oltre la Messa e Comunione domenicale, si sentono attratti e spinti alla Comunione frequente, raccomandata da tanti Santi, specialmente nei tempi recenti in cui l’apostolato dei laici ha preso sviluppo sempre maggiore".

I laici cristiani, come "figli della promessa", sono chiamati a testimoniare nel mondo la grandezza e la fecondità della speranza che portano in cuore, una speranza fondata sulla dottrina e sull’opera di Gesù Cristo morto e risorto per la salvezza di tutti. In un mondo che, nonostante le apparenze, si trova così spesso in condizioni di angoscia per la sempre nuova e deludente esperienza dei limiti, delle carenze e persino del vuoto di molte strutture create per la felicità degli uomini sulla terra, la testimonianza della speranza è particolarmente necessaria per orientare gli spiriti nella ricerca della vita futura, oltre il valore relativo delle cose del mondo.

In ciò i laici, quali operatori al servizio del Vangelo "attraverso le strutture della vita secolare", hanno una loro specifica rilevanza: mostrano che la speranza cristiana non significa evasione dal mondo né rinuncia a una piena realizzazione dell’esistenza terrena, ma la sua apertura alla dimensione trascendentale della vita eterna, la quale sola dà a questa esistenza il suo vero valore.

 

Alberto Giannino ("LMDMB" 8/99)