Una riflessione da "praticanti" sulle righe di  Mc10,17

Seguendo le letture della S.Messa di Domenica scorsa, ha potuto constatare uno dei tanti evidenti paradossi del cristianesimo.    Una di quelle situazioni che appartengono alla categoria delle "totalmente fuori" dalla normalità del mondo contemporaneo, questioni che ti fanno venir voglia di cambiare religione.   Di solito non ci si pensa, oppure ci si accontenta di dire: erano "altri tempi"; adesso è diverso.  Eppure, meditandoci un po' su, ho avuto la sensazione che le parole del Vangelo fossero direttamente riferite a me e alla più parte di quanti si trovavano lì in chiesa in quel momento.  Mi hanno fatto molto riflettere, specialmente per l'assomiglianza delle situazioni e degli atteggiamenti.

Si narrava della visita a Gesù da parte di un "tale" , allo scopo di interrogarlo circa la possibilità di procurarsi l'ingresso nella Vita Eterna.   Il Tale è un osservante, un buon ebreo, che si sente a posto nei riguardi del suo rapporto con Dio.  Possiamo presumere che si tratti di un tipo sicuro di se, il fatto di essere ricco (possiede molti beni) può farcelo ritenere abituato a trattare con servi, dipendenti, fornitori, per commissionare tutto ciò che gli occorre, di certo non ha gli assilli della sussistenza quotidiana (problemi dei poveri),   in altre parole, è uno che gestisce con sicurezza la propria giornata.   Questa la prima analogia.   Esattamente come noi che abbiamo  superati e dimenticati i problemi legati alla sopravvivenza e ci possiamo permettere di pensare ad altre cose, di dedicarci ad attività più importanti, più gratificanti; stiamo sempre molto attenti che non vengano lesi i nostri diritti e guardiamo gli altri con diffidenza, considerandoli come fornitori di beni e servizi o come presenze estranee.

Il nostro personaggio,   ha un buon rapporto con Dio, vissuto in maniera totalmente consapevole; non con l'atteggiamento di dipendenza supina, come i servi e i sempliciotti che credono a tutto.    Impegna il suo tempo e le sue energie per qualcosa di certo, la sua risposta decisa, immediata, sicura, ce lo fa capire.           Seconda analogia.      Oggi, nessuno crede se non è convinto, i "praticanti" non frequentano certo per abitudine, chi aveva dei dubbi, gia da parecchio tempo è diventato "non praticante",  e nessuno glielo contesta.   Chi dunque si trova in Chiesa, chi si definisce credente,  lo è per ragione e per scelta.

Il Tale sente la necessità di ottenere una conferma del suo buon operato, anzi, vorrebbe dare di più (e chi non vorrebbe dare di più....), però non gli basta il giudizio dell'autorità ufficiale, vuole andare più in alto.     Si rivolge a Gesù, perché aveva fama di essere un rabbi libero, schietto, molto preparato, ma soprattutto molto autorevole.  

Alla sua domanda: "cosa debbo fare..."  Gesù risponde in maniera per cosi dire "formale",  gli elenca le prescrizioni della legge circa il comportamento nei riguardi del prossimo: non uccidere, non rubare, non imbrogliare, ecc. e tanto sarebbe bastato.     Infatti, il Signore Gesù, a quanti gli chiedono cosa si debba fare per guadagnare la Vita Eterna, non ordina niente di speciale: basta il comportamento del normale vivere civile, niente di più.    La risposta avrebbe dovuto soddisfare la richiesta, invece il Tale sente il bisogno di porre una seconda domanda:  "Cosa devo fare di più?"       Perché la replica?

Su questa motivazione arriva la terza analogia, il compimento della perfetta similitudine.

Quel Tale siamo noi.   Noi dell'oggi, siamo esattamente come il benestante possidente di allora.  Abbiamo tutto, i beni, i servizi, non ci manca nulla, paghiamo e otteniamo.   La nostra è una vita fatta di comodità e sicurezze, proprio come la sua.  Per noi è abbastanza facile rientrare nei canoni della legge, visto che non abbiamo nessuna necessità né di rubare né di commettere altri delitti, tuttavia, a volte, ci assale un dubbio, la sensazione come che ci fosse qualcosa di strano, di incongruente, nella nostra esistenza.   La vista di tante miserie e tribolazioni, o forse il cattivo esempio degli altri, o la troppa facilità dell'osservanza;  qualcosa ci spinge a richiedere delle conferme sul nostro vivere e allora eccoci lì, siamo il Tale che chiede a Gesù:  "Cosa devo fare?"  Avrebbe potuto dire: "faccio tutto bene, non è vero;  fammi fare qualcos'altro, perché voglio essere il migliore!" Era lo stesso.

Sicuramente voleva fare di più, come noi vogliamo fare di più, ma un "di più" a sua misura.   Sarebbe rimasto volentieri qualche giorno ad ascoltare; avrebbe portato un obolo consistente per finanziare la realizzazione di qualcosa;  avrebbe accettato di buon grado la proposta di mettere nelle mani di Gesù qualche bel milioncino per costruire una sinagoga, magari con la lapide di fianco all'ingresso riportante il suo nome.   Avrebbe fatto qualsiasi cosa che "fosse possibile".

Di fronte all'insistenza del Tale, Gesù si apre a lui e gli apre totalmente le porte del suo Regno, in quel momento egli era gia nel Regno di Dio, ma è durato soltanto un attimo.  Quando si sente dire: "Se vuoi essere perfetto va' vendi tutto quel che hai e dallo ai poveri.....";    gli son cascate le braccia per terra!

A noi quelle parole non fanno molto effetto perché siamo abituati, le abbiamo sentite tante volte, ma al Tale, che le sentiva per la prima volta, devono aver fatto una diversa impressione!   Tutta la sua sicurezza e le buone intenzioni sono svanite all'istante!    Non ha detto una parola, non ha chiesto nulla, ha semplicemente voltato i tacchi e se n'è andato squotendo la testa per il disappunto.

Crediamo, siamo convinti, che essere cristiani sia semplice: rispettare le norme, in chiesa la domenica, qualche offerta, e siamo a posto!       Quando poi sentiamo che c'è bisogno di "maggiore impegno", mettiamo mano al portafoglio, soffriamo tre secondi, e poi non ci si pensa più.     Siamo troppo legati alla logica del mondo.    Per il mondo ed i suoi metodi, la proposta di Gesù è totalmente fuori dagli schemi logici , è anzi l'assurdo totale.   Cos'è quel rifiuto del Tale se non la scelta razionale di un normalissimo cittadino del nostro mondo occidentale postindustriale?

In quell'occasione Gesù, rivolto ai discepoli, pronunciò deluso la celebre frase del cammello tanto cara a certi politicanti che ancora oggi credono che Gesù fosse comunista (o socialista).   Ma quella frase minacciosa, fino a che punto ci riguarda e ci tocca?

Il fatto di essere ricchi, è fuori discussione, anche il più povero di noi che vive dei sussidi comunali conduce un'esistenza quanto meno dignitosa, equiparabile a quella del Tale evangelico (che non era un nababbo, gli agi che si poteva permettere erano sicuramente inferiori ai nostri).

Ci sembra d'avere soltanto il minimo indispensabile per vivere, eppure la nostra esistenza è occupata dal lavoro, dalle escursioni, le gite, le visite in banca, dal parrucchiere, al supermercato, dal commercialista, dal gommista, dall'assicurazione, per il telefonino, il computer, il condizionatore....;  abbiamo sempre un'infinità di grattacapi necessari ed indispensabili per mantenere il tenore di vita elevato, corriamo come forsennati, non abbiamo tempo per niente che non sia finalizzato al procurarci beni, servizi e comodità.             E per procurarci la Vita Eterna?

Il Signore Gesù ci dice di buttare all'aria tutto ciò che abbiamo in sovrappiù per essere liberi di pensare a Lui, per avere il tempo di curarsi delle cose importanti, perché le nostre giornate non siano spese in faccende inutili, che non servono alla Vita Eterna.      Chi non ha beni da proteggere e reputazione da  salvaguardare, non teme il prossimo, anche se è ladro ed imbroglione, ma soprattutto può impiegare il tempo per aumentare il proprio capitale nella cassa dell'Aldilà.

 

B.L.   -  20 Ottobre 2000

 

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