Il
battezzato è un tutt'uno con Cristo
"Egli
si è comunicato a noi.
Tutto ciò che egli è, è diventato nostro.
Sotto ogni aspetto, noi siamo lui"
di p. Florindo Refatto
ofm (tau 3/2002)
Secondo te, chi è il
cristiano? Uno che segue la dottrina di Cristo, come un musulmano segue
la dottrina di Maometto?
No: il cristiano è l’uomo che aderisce a Cristo a tal punto da essere
un tutt’uno con lui.
Il ritornello "in
lui" è martellante in Ef 1,3-14: in lui scelti dall’eternità,
in lui resi figli adottivi, in lui la redenzione, in lui tutte le cose
hanno il loro capo, in lui eredi, in lui il dono dello Spirito...
Ma tutto è iniziato col
Battesimo, nel quale siamo stati con-sepolti con Cristo nella morte,
con-crocifissi, per vivere da con-risorti in una vita nuova (vedi Rm
6,3-8). L’ha detto chiaramente anche Gesù stesso con la nota
similitudine: "Io sono la
vite, voi i tralci. Come il tralcio non può far frutto da se stesso se
non rimane nella vite, così anche voi se
non rimanete in me" (Gv 15,4-5). La vita nuova che il
cristiano riceve nel Battesimo è la vita stessa di Cristo, come nel
tralcio circola la linfa donata dalla vite. La sintesi è mirabile: il
Battesimo innesta il fedele in Cristo, il quale gli comunica
la linfa che è lo Spirito Santo. Così il cristiano davvero
"riveste l’uomo nuovo, creato secondo Dio nella giustizia e nella
santità vera" (Ef 4,24).
In tal modo sei stato
talmente rinnovato, da ricevere come dono
una vera vita nuova, una santità ontologica (cioè una santità sul
piano dell’essere). Mi spiego con molta semplicità: ognuno vede che
altro è l’essere di una pianta, di un animale e di un uomo. Ogni
essere è qualcosa di profondamente diverso, ha impulsi diversi che lo
muovono a esistere e ad agire. La pianta ha i suoi impulsi vegetali, l’animale
i suoi istinti, l’uomo l’intelligenza e la volontà. E il cristiano?
Nel suo essere profondo c’è l’innesto in Cristo, il quale, mediante
il dono dello Spirito, gli comunica il suo modo di essere e di agire.
"Sulla terra è apparsa una generazione nuova, un’altra vita, un
modo di vivere diverso, è subentrato un mutamento nella stessa natura
degli uomini" (Gregorio di Nissa). Nessuno si sogna di dire:
"Quel tralcio produce uva bianca". dice "Quella vite
produce uva bianca". Il soggetto non è il tralcio ma la vite.
Dovresti lasciarti vivere a tal punto da Cristo da permettergli di
vivere, agire, amare, parlare in te e attraverso di te. Dovresti
permettergli di essere il tuo nuovo soggetto di vita: "Non son più
io che vivo, ma Cristo vive in me" (Gal 2,20). Lo si vede?
Sotto ogni aspetto noi
siamo lui
Gustiamoci qualche
pensiero bellissimo:
- "Cristo entri nel
nostro cuore, si stabilisca completamente dentro di noi, trasformi noi
totalmente in lui, esprima se stesso interamente in noi" (Andrea di
Creta).
- "Tu appartieni al
Cristo come le membra al loro capo. Egli vuole che tutto ciò che è in
lui viva e domini in te: il suo Spirito nel tuo spirito, il suo cuore
nel tuo cuore, tutte le facoltà della sua anima nelle facoltà della
tua anima. Devi avere con lui uno stesso spirito, una stessa anima, una
stessa vita, una stessa volontà, uno stesso sentimento, uno stesso
cuore. Lui stesso deve essere il tuo spirito, il tuo cuore, il tuo
amore, la tua vita e il tuo tutto" (Giovanni Eudes).
-"Egli si è
comunicato a noi. Tutto ciò che egli è, è diventato nostro. Sotto
ogni aspetto, noi siamo lui" (Gregorio Nazianzeno).
-"Rivestire Cristo
è stato l’evento del nostro Battesimo che deve tessere tutta la
nostra vita. Il Figlio diletto ci ha uniti a se nel suo Corpo, e più
conforma la nostra umanità alla sua, più ci fa partecipare alla sua
divinità. La natura divina di cui parla s. Pietro (2Pt 1,4) non è un’
astrazione; è la vita stessa del Padre comunicata eternamente al Figlio
e al suo Santo Spirito. Il Padre ne è la sorgente, ed è il Figlio che
la diffonde in noi divenendo uomo. Noi diveniamo Dio restando sempre
più uniti all’Umanità di Gesù" (Jean Corbon).
"Papà!"
Quante volte hai recitato
il Padre nostro! A che cosa pensi quando lo reciti? Padre e madre (sì,
Dio si è paragonato anche a una madre: vedi Is 49,15) sono
termini analogici, termini cioè che prendono a prestito realtà umane
per far intuire qualcosa di Dio, ma sapendo bene che Dio è padre-madre
in modo diverso da quanto avviene sul piano umano, pur essendolo
infinitamente di più: "Nessuno è padre tanto quanto lo è
Dio" (Tertulliano). Perché? Paolo parla di figli adottivi (cf. Rm
8,15), un termine che può essere frainteso. Una coppia di sposi adotta
un figlio: non è obbligata a farlo, è un gesto libero e gratuito,
compiuto per amore. Può scegliere un bambino come un altro. Fino a qui
regge il confronto con Dio: egli vuole rendere suoi figli tutti gli
uomini, ma è sempre un gesto libero, gratuito, compiuto per amore. Da
qui in poi il paragone non regge più. La coppia di sposi dona al
bambino un nome, un avvenire, una sicurezza, ma non la vita, perché il
bambino ce l’ha già. Dio invece ti dona costantemente la sua vita. Tu
sei un tutt’uno con Cristo; donandosi a lui, si dona anche a te. Non
solo costantemente, ma sempre più, nella misura in cui l’accogli e
collabori alla crescita. I tuoi genitori possono essere già morti e tu
vivi ugualmente; come cristiano invece non potresti vivere se lui non ti
comunicasse costantemente la sua vita. Padre è il suo nome, indica la
sua natura, la sua attività. Un uomo, una donna diventano padre e
madre; Dio lo è per natura. "Beato chi è sempre generato da Dio.
Come il Redentore viene continuamente generato dal Padre, così Dio in
lui genera anche te, se tu hai sempre lo spirito di figliolanza, in ogni
opera buona, in ogni pensiero buono. Così tu sei figlio di Dio, sempre
generato in Cristo Gesù" (Origene). Dall’intimo del bambino una
forza naturale lo spinge a sorridere, a compiere piccoli gesti d’affetto
verso i genitori. Dall’intimo di te stesso lo Spirito ti porta a
"gridare: Abbà-papà!" (Rm 8,15). E lui ti risponde: "Tu
sei il mio figlio prediletto!" in Cristo Gesù. Non c’è nessun
motivo di aver paura di Dio: "Non avete ricevuto uno spirito da
schiavi per ricadere nella paura" (Rm8,15).
Il timore di Dio, oh, questo sì!
Ma è tutt’ altra cosa: è la paura
di offendere l’amore infinito, o di perderlo, perché lui solo è
tutto il tuo bene.
A chi appartieni?
 Il
filo della corrente elettrica: dentro
ha una forza misteriosa, capace di mettere in azione un motore. Il
battezzato sembra un uomo come tutti gli altri. In realtà è un
consacrato, cioè un uomo pervaso dalla presenza di Dio, posseduto da
Dio. La consacrazione è il fatto per cui la persona viene liberata dal
male e colmata di Dio. Un vassoio coperto di immondizie, ripulito,
diventa capace di portare le vivande. Mediante il Battesimo l’uomo è
liberato dal male (Satana, peccato...) e diventa dimora di Dio, possesso
di Cristo.
Il battezzato appartiene
a Cristo, è sotto la sua signoria, è un tutt’uno con lui: "O
non sapete che il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo, che è in
voi e che avete da Dio, e che non appartenete più a voi stessi? Infatti
siete stati comprati a caro prezzo!" (1Cor6,19).
Il battezzato è abitato
dalla Trinità: lo Spirito " dimora presso di voi e sarà in voi -
dice Gesù -. Se uno mi ama osserverà la mia parola, e il Padre mio lo
amerà, e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui"
(Gv14,18.23).
Il battezzato abita nella
Trinità: "Dio, ricco di misericordia, per il grande amore con il
quale ci ha amati, da morti che eravamo per i peccati, ci ha fatti
rivivere con Cristo. Con lui ci ha anche risuscitati, e ci ha fatti
sedere nei cieli, in Cristo Gesù" (Ef 2,4-6).
In sintesi: la
consacrazione e la radicale santificazione è la piena appartenenza a
Dio nella Trinità, in Cristo. Su questa consacrazione fondamentale si
innesterà quella dell’ Ordine sacro, quella della vita religiosa (i
religiosi "ricevono una nuova e speciale consacrazione che li
impegna a fare propria, nel celibato, nella povertà e nell’obbedienza,
la forma di vita praticata personalmente da Gesù e da lui proposta ai
discepoli" (Giovanni Paolo Il in Vita consacrata, n. 31). Su questa
consacrazione fondamentale si innesterà anche quella degli sposi che il
Concilio chiama "quasi consacrati" (veluti consecrantur: GS n.
48).
"Padre, siano una
cosa sola, come noi"
Tutto ciò che viene
donato a te, viene donato ovviamente a ogni battezzato: ecco la Chiesa.
I cristiani non sono gli amici di un club, bensì persone che vivono
dell’unica medesima vita donata a ciascuno. Sono cioè in comunione.
Il significato del
termine è preciso: indica il vivere, da parte di tutti e di ciascuno,
di un unico principio vitale. Le membra del mio corpo sono in comunione
perché vivono dell’unica identica vita che non è quella delle tue
membra. Tutti i battezzati vivono dell’unica vita divina comunicata a
ciascuno. Tutti vivono dell’unico Cristo, dell’unico Spirito, dell’unico
Padre.
Alla fine la Chiesa si
identifica con Cristo, perché "è il suo corpo" (Ef 1,23).
Difatti "come il corpo, pur essendo uno, ha molte membra e tutte le
membra, pur essendo molte, sono un corpo solo, così anche il Cristo.
Siete corpo di Cristo, e sue membra, ciascuno per la sua parte" (lCor
12,12.27). Il Cristo non è più solo: è lui con tutti i battezzati, il
"Cristo totale" (s. Agostino). Le differenze sussistono, come
tra le membra di un corpo, ma sono motivo di ricchezza, non di
divisione: "Quanti siete
stati battezzati in Cristo, vi siete rivestiti di Cristo. Non c’è
più giudeo ne greco; non c’è più
schiavo né libero; non c’è più uomo né donna, poiché tutti voi
siete uno in Cristo Gesù" (Gal 3,27-28).
È un uno che si realizza
a ogni livello ecclesiale, dalla famiglia alla parrocchia, alla diocesi,
alla Chiesa universale. Fondamentalmente si realizza anche con le varie
confessioni cristiane: cattolici, ortodossi, protestanti. Dove il
Battesimo è valido, lì si realizza l’uno. Non possiamo non amarci.
Soffriamo per le divisioni sulla fede, ma sentendoci uniti nella
carità. La Chiesa è chiamata a essere icona della Trinità:
"Padre, siano una cosa sola, come noi" (Gv 17,11).
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