Testimoni

 

Beato Claudio Granzotto
Fascino della santità

 

Il cielo è popolato di santi, ma è la terra che li produce. Una di queste anime, aperte e spalancate all’azione dello Spirito, è il Beato Claudio che, per ridare credibilità e freschezza al mondo, ha camminato tra la polvere delle nostre strade e sull’asfalto pesante delle città o dentro il cemento dei condomini. Fu amato, aiutato, guidato dal Signore come ognuno di noi. E adesso, nel centenario della nascita (23 agosto 1900), tra le acclamazioni rifà in parte le sue strade, recandosi alle care Grotte di Lourdes di Brognoligo (VR), di Zimella (VR) e alla casa paterna di S. Lucia di Piave. E’ il viaggio del Centenario, carico luce e di gloria.

 

L'Arte, suo sogno

Artisti si nasce; e uno dei primi grandi amori del Beato Claudio fu l'arte. Esso, poi, restò una delle maggiori componenti, con cui trasmise agli altri qualcosa del suo pensiero e della sua anima. In sette anni, con tenacia e rinunce, all’Accademia Belle Arti di Venezia nel 1929 ottenne il diploma di scultore col massimo dei voti. Questa lusinghiera patente d’ingresso nella società, per un attimo, incantò il giovane professore. E, nello slancio del successo, dal suo dinamismo cavò una larga fiammata di opere: l’acquasantiera, il portale della chiesa del paese, la statua di S. Lucia, il giocatore di pallone, vari busti e bronzi. Ma assai presto superò questo istinto, trasformando la sua arte in scala per salire a Dio. In vent’anni di lavoro lasciò un padiglione di soggetti pregevoli. Nella gipsoteca di Chiampo sono conservati circa 150 pezzi, usciti dal suo estro. Essa si apre con un busto di bronzo che riproduce la serenità del nipotino Italo Cuzziol; termina con un’impressionante opera incompiuta, il volto sofferente di Cristo, rimasto in plastilina sul tavolo dell’artista quando morì, il 15 agosto 1947. Il Beato Claudio ha un grande merito. Dette a Dio l’ossequio dell’arte. Essa entrò fra i suoi mezzi d’azione, con l’impulso religioso di un servizio spirituale. Celebrò Cristo, la Vergine, i santi: temi che incantano e che fanno piegare il ginocchio. Vi sono immediatezza del messaggio e immediatezza dell’emozione nell’Immacolata di Chiampo, nel S. Antonio morente di Vittorio veneto e nel Cristo morto pure a Vittorio Veneto, ricavato dalla Sacra Sindone. Statua che fa adorare e piangere: primo tentativo nella storia del cristianesimo di mostrarci la vera figura di Gesù.

Poi ecco la costruzione delle quattro Grotte di Lourdes, ripetendosi, come solida e visibile preghiera, realizzata nella Icona o immagine sacra, che per l’artista era bisogno psicologico, culturale, religioso; e componente della teologia delle Immagini sacre. Ecco il suo bel "Catechismo" per il popolo di Dio; la sua ‘predica" di scultura sacra efficace quanto le prediche orali o scritte.

In questo modo egli si colloca accanto al siciliano Fra’ Umile da Petralia Soprana, autore di 33 devoti Crocifissi in legno, al Beato Angelico di Fiesole dalle deliziose Madonne e Angeli, e al lirico e mistico Cantico delle creature di san Francesco.

 

La virtù, sua conquista

Lo zoccolo forte della sua perfezione fu l’ascetica. Come asceta lasciò uno stupendo ventaglio di virtù, da quelle teologali e cardinali, che furono le componenti primarie della sua levatura spirituale, a quelle legate con voti come la pratica della povertà religiosa, della castità integra, dell’obbedienza radicale. Ardua e brillante impresa di santificazione, che valica i tempi.

Poi dette il primato alla preghiera. Lui muratore, scultore e frate, si aprì al trascendente, quasi portato dal bisogno d’un ideale superiore. Diventò uomo liturgico, con colorazione francescana, sulle orme di quel giullare di Assisi, che scoperse le stelle, il fuoco, il sole, l’acqua, tutto il grande manuale sinfonico del creato, finalmente fatto preghiera.

So che il Beato Claudio pregava "al plurale", era socievole; svezzando l’anima dal pensare soltanto a sé, prediligendo la preghiera liturgica e la santa Messa. Non si è mai creduto "solo" a pregare e a meditare, ad amare o a soffrire, convinto di appartenere a un mosaico meraviglioso con Cristo, capo del Corpo Mistico. So anche che, nel linguaggio della preghiera popolare, scopriva una poesia sorprendente densa di verità bibliche e di formule teologiche. Percepiva la contemplazione delle meraviglie di Dio, espresse con toni e colori di santa semplicità. Rosari, canti, orazioni rientrano nell’alone spirituale della sua pietà. Fra i vari aspetti interiori, poi, mi ha molto colpito il suo stile democratico: la semplicità del vivere. Fu un santo dalla vita comune, ordinaria, feriale. Vita col grembiule, la sua, normale nell’apparenza, che ha costruito la sua grandezza col sudore e il lavoro d’ogni giorno, con gli stracci della sua povertà, con i sospiri dei suoi limiti, col servizio tra le pareti, con le fiamme e la cenere della sua pietà, con l’impegno di amare Dio e i fratelli senza stanchezze in chiesa, in convento, per strada, a letto, nel laboratorio del marmo. Dunque semplice, con "senso di perfezione" completamente diverso dal normale: con l’anima, le intenzioni, il pieno di grazia che trasformava la sabbia in oro. E la sera, prima di coricarsi, si toglieva i sandali, ma non si toglieva l’aureola (che non aveva).

 

Cristo, suo Amore

Figura pervasa da un amore irresistibile e totalizzante verso Dio. Anche in ciò si è dimostrato artista. Quando egli si poneva a scolpire una statua, fissava il modello. Altrettanto fece quando decise di scolpire se stesso, la sua anima, la sua perfezione. Il modello fu Gesù. Scrisse: "Tu sei, Signore, l’unico e sommo mio bene. Gesù, io sono un vinto dal tuo immenso amore. Nonostante la mia grandissima miseria voglio provare che ti amo al di sopra di tutti i tesori del cielo e della terra. Con piena confidenza mi metto nelle tue mani, come uno strumento nelle mani dell’Artefice; purifica me stesso come l’oro nel crogiolo. Mi farò, come Te, tutto a tutti, aiuterò e consolerò tutti".

Questo anelito ardente lo portò a gesti singolari: ad esempio "l’ORA SANTA" di adorazione dalle 23 a mezzanotte davanti al tabernacolo e "le NOTTI BIANCHE" passate in adorazione in chiesa. "Sono pesanti le prime due ore, confidò, poi si comincia a vedere chiaro. E le altre passano facilmente". D’istinto orientò verso Cristo anche l’arte e, in due anni, realizzò il Cristo morto (m. 1,83), nel quale dominano la divina bellezza e la piena serenità del Redentore. Poi, con impeto più maturo, compì un gesto che appartiene agli spiriti rari del cristianesimo. Offrì a Dio la vita per la conversione dei peccatori. Disse:

"Ho chiesto al Signore di patire come Lui sulla croce. Voglio consumarmi in riparazione di tante ingratitudini e offese che gli sono fatte". Ebbene, arrivato così vicino al più impressionante mistero del Venerdì Santo, si capisce come tre anni dopo, col tumore al cervello, Dio lo accettò sull’altare, non come sacerdote, ma come vittima. Olocausto liturgico impetrante misericordia per i fratelli, grande "pagatore" per la salvezza di molte anime.

Oggi, a cent’anni dalla nascita, la sua esperienza di artista e di frate si rivela singolarmente attuale e valida. Poteva benissimo essere e avere molto di qua; invece preferì divenire artista meraviglioso di là. Convinto che chiunque riesce a possedere perle, non si mette al collo conchiglie.

P. LIBERIO FOCHESATO

 

 

 

(."Grotta di Lourdes" 6/2000)