Testimoni

 

Il Beato Claudio Granzotto
torna tra la sua gente e alle sue "Grotte"

di p. Fabio Longo  

Nell’ anno giubilare la Chiesa cattolica ha visto un succedersi di celebrazioni e avvenimenti che hanno coinvolto milioni di persone. Anche le chiese locali hanno colto la felice opportunità offerta dal Giubileo per celebrazioni con grande concorso di fedeli e crescente partecipazione ai sacramenti, sia come tappa di conversione sia per beneficiare dell’indulgenza plenaria, uno dei segni peculiari tradizionali del Giubileo accanto al pellegrinaggio, alla porta santa, e insieme con i segni caratteristici della misericordia di Dio: la purificazione della memoria, la carità nei suoi molteplici aspetti, la memoria dei martiri. Tra le chiese locali, in diocesi di Vittorio Veneto, merita una menzione a parte la coraggiosa iniziativa della parrocchia di S. Lucia di Piave. Sotto l’entusiastico impulso del parroco don Oreste Nespolo e la altrettanto entusiastica collaborazione del Consiglio pastorale, di tutta la popolazione e della Provincia Veneta dei Frati Minori, le venerate spoglie del beato Claudio Granzotto, in un’urna artisticamente lavorata da artigiani locali, hanno potuto ritornare, almeno per qualche giorno, nel paese di origine per essere esposte alla pubblica venerazione dei fedeli. Molti i motivi che hanno spinto gli organizzatori a chiedere alla Congregazione delle cause dei santi un simile privilegio. Intanto far tornare il beato nella sua chiesa, dove prima di farsi frate amava sostare molte notti in adorazione e contemplazione. Inoltre offrire un modello attraente e vicino di santità alla comunità parrocchiale e diocesana; per questo motivo il logo delle celebrazioni a S. Lucia di Piave fu: "Interrogati sulla nostra santità". Soddisfare un debito di riconoscenza perenne per la testimonianza delle virtù eroiche da lui vissute coerentemente con quanto aveva espresso nel momento della sua professione solenne nell’Ordine francescano: "Estrassi dal marmo duro candide statue di Santi, della Vergine, di Cristo. Gesù si degni di formar di me un vero frate minore ora che mi consacro a lui irrevocabilmente...".

L’iniziativa ha contagiato altre parrocchie e località interessate dalla presenza, a suo tempo, di frate Claudio: Zimella, Brognoligo, Vittorio Veneto, Motta di Livenza. Le manifestazioni, infatti, programmate dalla parrocchia di S. Lucia di Piave per i giorni 16 — 24 settembre hanno avuto un prologo e un epilogo, approvati anch’essi dalla Congregazione delle Cause dei santi.

Il prologo è iniziato a Chiampo il 14 settembre, alle ore 11, con l’apertura del sarcofago ai piedi della grotta, il controllo dei sigilli sulla cassa di rame da parte del delegato del vescovo di Vicenza, del promotore di giustizia e del notaio. L’urna, appositamente sigillata, contenente le venerate Reliquie, alle ore 14.30, fu portata a Zimella, ove il beato Claudio costruì la seconda grande Grotta di Lourdes, dopo quella di Chiampo e scolpì la statua dell’Immacolata Grande e devoto l’afflusso della gente sia all’arrivo dell’urna con la celebrazione dell’Eucaristia per ammalati e anziani, sia alla sera con la solenne concelebrazione eucaristica sul piazzale antistante la Grotta ai piedi della quale, a ricordo del centenario della sua nascita, era stato innalzato un cippo marmoreo con medaglione in bronzo del beato e logo del Giubileo 2000, cippo benedetto dal vescovo di Vicenza il l° settembre.

Uguale afflusso di fedeli commossi e devoti, il giorno successivo, a Brognoligo, dove il beato Claudio, ormai prossimo alla morte, costruì la terza grande grotta di Lourdes. Durante tutta la giornata e parte della notte si sono susseguiti turni di preghiera e di veglia. Alle 20 solenne concelebrazione presieduta da mons. Pietro Nonis vescovo di Vicenza.

La terza tappa di questo straordinario pellegrinaggio toccò Vittorio Veneto, convento di residenza di frate Claudio dalla fine del 1937 fino alla morte; vi ha lasciato le memorabili sculture del Cristo morto (1941) e di s. Antonio morente (1939). Fu accolto da un folto gruppo di suoi confratelli guidati dal loro Ministro provinciale, da un gruppo di devoti e sacerdoti di Vittorio Veneto. Seguì una celebrazione liturgica durante la quale si lesse qualche scritto del Beato e si ascoltò alcune testimonianze, particolarmente toccante quella di don Guerrino Cescon, che si può sintetizzare in un’unica espressione: "C’era Dio dentro a quel frate".

Nella serata dello stesso 16 settembre l’urna, tanto attesa, raggiunse S. Lucia di Piave, accolta trionfalmente e con intensa commozione dal parroco, dal sindaco della cittadina, dal ministro provinciale dei Frati Minori veneti e soprattutto dalla gente, tanta e tanta gente che ha accompagnato il venerato compaesano davanti alla casa materna prima di farlo entrare nella chiesa da lui amata e impreziosita dalle sue opere d’arte, a cominciare dalla pila dell’acqua santa alla statua di S. Lucia. È iniziato da quel momento un flusso ininterrotto di pellegrini presso l’urna, provenienti anche dalle foranie diocesane, pellegrinaggio senza sosta ad ogni ora del giorno fino a sera tardi e per tutti i nove giorni durante i quali l’urna fu esposta alla venerazione dei fedeli. Giornate per sacerdoti, religiosi, ammalati e anziani, associazioni e movimenti ecclesiali ben programmate. La partecipazione è andata oltre ogni più rosea aspettativa. Entusiasmo e commozione quotidiani.

E quante grazie? Anche la stampa ha segnalato farti straordinari, testimoni il parroco don Oreste e il sacramentino p. Luca Caracoi. Il fatto più straordinario, tuttavia, è stato quello di una testimonianza di santità condivisa e accolta nella vita di moltissime persone, aiutate a incontrare e ad amare Cristo Signore. Soprattutto qui si è realizzata la promessa del beato Claudio: "Consolerà e aiuterò tutti dal cielo".

Eccezionale il concorso di fedeli la Domenica 24 settembre, ultimo giorno di permanenza delle venerate reliquie del beato a 5. Lucia di Piave. Alle ore 11, durante la concelebrazione eucaristica da lui presieduta, mons. Alfredo Magarotto vescovo di Vittorio Veneto ha messo in risalto gli aspetti più salienti della santità del Beato Claudio. Alle 17 mons. Amort, Vicario episcopale per la vita consacrata, ha celebrato la s. Messa di addio con discorso del p. Fabio Longo vicepostulatore delle cause dei santi. Dodici baldi e robusti alpini sollevarono l’urna e a spalla la portarono al furgone che attendeva sul sagrato della chiesa pronto a partire per Motta di Livenza, nella cui Basilica più volte fra Claudio aveva sostato in preghiera.

Martedì 26 l’urna è ripartita per Chiampo accolta da una grande folla e collocata nell’antica Pieve dove ci fu un inaspettato e commovente pellegrinaggio di fedeli fino al 1 ottobre, giorno in cui le venerate spoglie del Beato Claudio Granzotto furono riposte nel sarcofago marmoreo ai piedi della statua dell’Immacolata da lui artisticamente scolpita dopo lunga contemplazione interiore.

Tracciare un bilancio del pellegrinaggio è prematuro e fuori della nostra portata. Di sicuro rimane la suggestione dell’entusiasmo e della devozione con cui il Beato Claudio è stato accolto in ogni tappa del percorso, coinvolgendo con il fascino della sua semplicità francescana e della sua santità un numero straordinario di devoti, di sacerdoti e di religiosi. Rimane anche la certezza che ammirare modelli riusciti incoraggia ognuno di noi a realizzare la nostra personale vocazione alla santità.

(."Tau" 10/2000)