Francesco nostro maestro

Sono le parole del Ministro Generale dei Frati Minori OFM fra Giacomo Bini in visita alle fraternità OFS della regione, durante la celebrazione tenutasi il 14/10/2000 presso la grotta di Lourdes a Chiampo presenti 2/3000 persone.


Francesco è uomo d’oggi. Il francescano deve essere persona significativa

Cari fratelli e sorelle, non mi aspettavo un gruppo così numeroso. Questo mostra che il carisma francescano è vivo e che il Signore si aspetta molto da noi. Ovunque nel mondo, noi abbiamo una ripresa del carisma francescano, non come numero, ma come qualità. Questo vuoi dire che noi abbiamo una grande visione del mondo, noi francescani stiamo vivendo un momento storico molto bello. S. Francesco è vivo e il suo carisma è attuale e desiderato molto. Anche con chi non è cattolico, come in India o nei paesi islamici, non c’è difficoltà di dialogo da parte francescana.

Dire francescani è dire che le porte sono aperte; è vero, stiamo vivendo momenti di crisi e di cambiamenti. Questo non vuoi dire morte, vuol dire anche vita. Dipende da noi e solo da noi. La terra è pronta e il mondo ci aspetta. Francesco è un uomo d’oggi. Un grande storico francese ha detto: "Colui che può accompagnarci per il terzo millennio è solo Francesco d’Assisi". Ne sono convinto sempre di più. Credo che la nostra vita non sia sempre significativa. Una mamma, a un figlio di ventitré anni, amico dei frati, disse: "Ma perché non vai a farti frate anche te e non entri in questa famiglia francescana". Il figlio ci ha pensato un po’ e poi ha risposto: "Mamma, questa vita non è poi così significativa per me oggi; c’è tempo ancora, quindi aspetto". Quando diciamo molto significativa vuol dire una vita che attira. Ricordate la domanda di fra Masseo a s. Francesco: "Ma perché tutto il mondo viene dietro a te, perché tutti ti cercano, perché tutti vogliono vederti?". Questa è la domanda che dovremmo sentirci rivolgere. Non occorrono lunghi discorsi, non importa essere laureati; è un altro il discorso che dobbiamo fare.

Non dobbiamo neppure cercare il look esteriore. No! E il rovescio quello che oggi il mondo aspetta da noi: autenticità, semplicità, verità. Ciò che dico, lo penso, è nel cuore e cerca di essere nei miei piedi. La gente è stanca di parole, oggi il mondo ha bisogno di fatti, di gesti, di segni. Ricordate come s. Francesco cominciò la sua nuova vita? Nessuna predica, soltanto una frase. Dopo essersi spogliato nudo in piazza ad Assisi, ha detto: "Adesso chiamerò padre il Padre che è nei cieli, non Pietro di Bernardone". Ha parlato con i simboli. Francesco parla con simboli, con umiltà; incontra il Cristo povero a s. Damiano che gli dice: "Va’ a vivere con gli ultimi". Francesco è un intuitivo, capisce il mondo del suo tempo e va ad incontrare l’uomo.

 

 

Siamo capaci di indicare Dio in maniera convincente?

La gioventù è sola e vive un senso di sofferenza. L’hanno detto i commenti alla settimana della gioventù a Roma, in agosto. Abbiamo dei giovani orfani, senza genitori, senza valori, con la droga e con il sesso e altri sottovalori o controvalori. Vediamo delle persone assetate e non facciamo nulla! Non potete dire, dopo la giornata di Roma, che i giovani non cerchino Dio. Non possiamo dirlo, come non possiamo dire che i giovani non siano interessati alle realtà della fede! Allora, sono i giovani a non essere interessati, o è la nostra vita che non è interessante?

Cari fratelli e sorelle, è ora di riprendere coraggio, di capire ciò che è importante e di cominciare a vivere con i segni, con la nostra umiltà, con fatti concreti. Non serve andare in Guinea Bissau: la Guinea Bissau l’avete dietro casa, la persona isolata l’avete a due passi, la persona che vi aspetta ogni giorno per ascoltarvi è qui vicino. I poveri sono coloro che non hanno alcuno che li ascolti.

Il nostro importante discorso, come francescani mette un po’ di preoccupazione: dobbiamo recuperare la vita francescana, che è sulla strada, cioè tra gli altri. S. Francesco è nato sulla strada, non ha voluto monasteri, ha rovesciato la prospettiva, è andato per le strade a predicare! A coloro che ci vivono accanto dobbiamo guardare con occhi limpidi schietti e con cuore generoso.

Ogni giorno mi ripeto la frase di S. Francesco: "Il ministro generale dell’ordine è lo Spirito Santo!". Non sono io S. Francesco, ognuno di noi è S. Francesco, ognuno di noi deve incarnare Francesco là dove vive. Ognuno è unico, è una parola viva di questa famiglia francescana che siamo oggi. Afferma s. Agostino: "Non siamo soltanto cristiani, siamo Cristo". Questo mi aiuta. Allora, dico, non siamo soltanto francescani o francescane ma siamo Francesco, oggi là dove viviamo, chi vede noi deve vedere Francesco libero, entusiasta, che vive il vangelo senza paura, senza guardare alle ferite passate, senza guardare nulla, ma avanti con il vangelo, con gioia e con generosità; costruttori di amore e di comunione attorno a noi.

 

Amati infinitamente da Dio, diffondiamo bontà attorno a noi. Sempre e a tutti!

Prima di riprendere il cammino verso casa, ognuno di noi, ora sa che non è più solo, siamo sicuri di essere abitati dal Signore. Voi sapete che l’uomo e la donna lottano per il desiderio più grande, che illumina il volto e il cuore di ogni persona: sentirsi amati. Lottiamo per questo anche per rendere il nostro corpo un po’ più attraente, per essere accettati, desiderati, amati. In fondo, viene da questo la gioia che sprizza dagli occhi di due fidanzati, quando c’è questa corrispondenza reciproca. Tutte le possibilità dell’uomo e della donna vengono fuori quel giorno che uno si dice: sono amato, sono desiderato, sono attraente, finalmente c’è qualcuno che mi ama, che mi vuol bene, che mi capisce... Un giovane che non frequentava mai la chiesa, sentendo parlare della santità di p. Pio, volle conoscerlo e parlare con lui. Con tutta onestà si presenta al frate e dice: "Padre, io non credo in niente, io non credo in Dio". E p. Pio gli rispose: "Ma questo non è importante, l’importante è che Dio crede in te e ha fiducia in te!".

Se avessimo questa convinzione, il mondo cambierebbe davanti ai nostri occhi. Ci manca questa fiducia. Se non abbiamo fiducia in Dio è perché non ci sentiamo amati, perché abbiamo paura di andare alla questua di affetto, perché non ci sentiamo a nostro agio nel nostro corpo, non siamo sereni.

 

Accettiamoci come siamo e accettiamo di essere amati da Dio

Il francescano vive a suo agio nel proprio corpo, con i propri affetti, non ha bisogno di questuare amore, perché sa di essere amato da Dio. Francesco diceva: "Signore, tu sei la mia ricchezza a sufficienza". Ecco perché era capace di star muto, o di cantare, di diventare dono per il mondo. Fratelli e sorelle, oggi il Crocifisso, come a Francesco, dice anche a noi: "Va’, ripara la mia casa, che, come vedi, va in rovina".

Sapete qual è la casa da riparare? La nostra personalità slabbrata, divisa e cadente. Un giorno desideriamo una cosa e il giorno dopo un’altra. Questa sera siamo entusiasti per il Signore, domani rischiamo di essere depressi perché la TV, perché questo, perché quello...

Se la nostra costruzione è slabbrata, cadente, se siamo divisi, come possiamo dare pace all’altro? Come posso portare riconciliazione, se non sono riconciliato con me stesso? Se non mi accolgo così come sono, anche con il mio passato? Non abbiate paura del passato! Ce l’abbiamo tutti un passato ferito, di peccato. Dio non ha paura. La Maddalena, da prostituta divenne la prima contemplativa. Gesù non ha calcolato i peccati o le prostituzioni, ha detto ai discepoli: "Questa donna ha molto amato e le sarà molto perdonato".

Se il Signore accetta ciascuno di noi come siamo, con il nostro passato, questa sera possiamo recuperare questo passato e, così com’è, lo presentiamo a Dio e ricominciamo, innamorandoci di tutto quello che il Signore ci chiede. Il mio augurio è, che vi succeda come a S. Francesco davanti al crocifisso: "Fratello, sorella, va’, ripara la tua casa, che è cadente". Il Signore ci aiuti in questo cammino molto bello, perché è un cammino da innamorati, liberi. Non sarete più schiavi di nessuno; sarete disposti a dare all’altro, perché amati e capiti a sufficienza. Dialogheremo con Qualcuno che è sempre con noi. Francesco mette il cappuccio e dice: "Ecco la mia cella". Abbiamo con noi la nostra cella e abbiamo tutto quello che ci basta. Lo portiamo con noi, senza timore, senza difficoltà a incontrare chiunque. Non ci sono né nemici, né amici, esiste l’altro per cui io divento dono e basta.

 

Il Signore ci aiuti!

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