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PREMESSA Il salmo 118 commenta l’importanza della Legge del Signore. Continua la meditazione del salmo 18 che aveva concluso: l’osservanza della Legge rende sapiente anche il povero ignorante, anche colui che non ha una cultura elevata. La Legge lo rende capace di interpretare la vita e di darle significato in mezzo alla confusione dei cosiddetti sapienti. Il regista Krzysztof Kieslowski, ponendosi di fronte alla Legge come un agnostico di buona volontà, fa eco alla sicurezza dei salmi affermando che queste dieci frasi ben scritte cercano di regolare i rapporti fra la gente. Sono interessanti perché nessuna ideologia le ha mai messe in discussione. Tutti siamo d’accordo sul fatto che sono giuste, ma, al tempo stesso, le violiamo tutti i giorni. Per questo il sapiente e l’intelligente di oggi è più handicappato dell’ignorante nel leggere gli avvenimenti della propria esperienza. DECALOGO non è una serie di lezioni di catechismo, ma un contributo antropologico alla preevangelizzazione, quasi un grido dell’uomo contemporaneo verso l’Alto affinché…Utinam dirumperes coelos et descenderes… (magari tu squarciassi i cieli e discendessi…).
NON DESIDERERAI LA ROBA D’ALTRI LETTURA DEL DOCUMENTO
Un complesso rock sta mandando in delirio i giovani spettatori mentre a spallate un uomo di mezza età sta avanzando verso il palco ammiccando al giovane cantante. Appare sullo schermo un acquario e una finestra che dà sugli edifici circostanti. Siamo al cimitero dove un signore sta rendendo l’ultimo omaggio a qualcuno con il discorso di circostanza (qualcuno alle spalle fuma) mentre vediamo il cantante e l’uomo di mezza età assieme in un atteggiamento compreso. Ora i due uomini sono nella stanza dell’acquario nel quale i pesci sono morti e stanno a galla sull’acqua immota. Veniamo a sapere che sono fratelli, che non si vedevano da oltre due anni, che il rockettaro si chiama Arthur e l’altro Jersey. Con le chiavi armeggiano ad aprire armadi e casseforti tribolando tra serrature e allarmi. La finestra che dà sull’acquario è inchiodata. Il padre, che hanno appena accompagnato a sepoltura, era un appassionato collezionista di francobolli. Per la sua passione aveva trascurato la famiglia, cresciuta quasi alla fame dalla moglie morta prima di lui. L’aspetto della casa è di estrema nudità e miseria. Però il padre ha raccolto tutti i ritagli di giornale che parlano dell’attività di cantante del figlio minore. Davanti ai tanti raccoglitori di francobolli i due buttano delle ipotesi di valore che senz’altro non li fa sognare la fortuna. Intanto arriva un tizio zoppo che dice di essere creditore del padre di una certa somma. Congedatisi dandosi un appuntamento più avanti, vediamo Jersey alle prese con la sua famiglia: ha trascurato di portare il figlio dal dentista; gli dice della morte del nonno che questi ha già saputo dalla mamma; gli offre una serie di tre francobolli (sono gli stessi che aveva un tizio in decalogo 8). Intanto Arthur ha portato dei raccoglitori al mercato del francobollo con l’intenzione di venderli. I responsabili intuiscono si tratti della collezione del padre, da loro ben conosciuto, e fissano un appuntamento del presidente con i due fratelli nella casa paterna. Qui, di fronte alle raccolte, sanno che hanno ereditato una fortuna e che alcuni francobolli basterebbero ognuno a pagare un’automobile. Sono anche invitati a non disfarsi del patrimonio: sarebbe un sacrilegio nei riguardi del padre. Inizia la caccia alla serie che Jersey ha regalato al figlio: questi l’ha ceduta per una montagna di altri francobolli. La serie è già in possesso di un collezionista che esibisce tanto di certificato d’acquisto. Arthur si presenta al medesimo per vendere un francobollo e lo ricatta per farsi restituire la serie. I due fratelli fanno oggetto di molte attenzioni la casa del padre e si scoprono ambedue attratti da quanto contiene. Inizia così una ossessiva corsa alla sicurezza, con sbarre alle finestre e un dobermann ferocissimo per custode. Inoltre diventano essi stessi, in un certo senso, collezionisti nel tentativo di completare una serie preziosa lasciata sospesa dal padre. Ora è il collezionista che li aveva raggirati e che era stato a sua volta raggirato a dettare leggi per il possesso del francobollo mancante: Jersey dovrà favorire il giro di scambi, del quale il collezionista ha la chiave, donando un rene alla figlia di questi (Jersey ha lo stesso gruppo sanguigno della ragazza). Mentre Jersey si sottopone all’intervento, e così recupera il francobollo mancante, qualcuno ha segato le sbarre e si è introdotto nella casa a rubare. E’ il nostro personaggio comandamento, ora nelle vesti prestigiose del commissario di polizia, a rilevare i dati della denuncia e a dichiararsi a disposizione. Vi sono elementi che possono incriminare Arthur: il cane ferocissimo chi l’ha chiuso in bagno? E Jersey si decide a dichiarare al commissario il suo sospetto sul fratello. E il commissario a dirgli che ciò gli è stato molto utile. Vi sono elementi che possono far incriminare Jersey: prima di andare all’ospedale ha disinserito l’allarme. E Arthur lo denuncia al commissario che ripete anche a lui che gli è stato molto utile. Arrivati a questo punto i due fratelli, ognuno per conto suo, scoprono che lo zoppo e il collezionista fraternizzano e che ambedue hanno un dobermann simile a quello che sta nella casa e se li tengono al guinzaglio: chi sa mai se…? Ognuno per proprio conto acquista l’ultima serie di francobolli uscita. E quasi di istinto si ritrovano assieme nella casa a rivelarsi la reciproca denuncia e a mostrarsi l’identica serie di roba appena acquistata.
INDICAZIONI DI LETTURA
In Decalogo il regista ha voluto dare un volto umano al comandamento. Sarà opportuno individuare l’attore (sempre lo stesso) che rende la metafora. Il comandamento è presente, anche in forma accentuata, nelle situazioni e nei momenti più carichi di tentazione alla violazione. Dopo la trasgressione, a volte, appare per costatare amaramente.
Se il cinema è sempre metafora, questi documenti corredano LA METAFORA di numerose altre. Kieslowski ha affermato che è sempre stata sua premura di togliere qualunque inquadratura, qualunque dettaglio, qualunque azione che non entrasse strettamente nella economia del messaggio. Per questo sarà opportuno individuare il massimo numero di simboli cercando di interpretarli.
Abbiamo davanti agli occhi tutti gli elementi utili alla analisi del mito della roba, che contagia in specie alla morte di chi ne fu in vita contagiato: un patito della roba tanto da far mancare alla famiglia il necessario; l’eredità della roba; la difficoltà a dare valore alla roba ereditata; l’inalienabilità del patrimonio roba difesa dai cultori organizzati; i cacciatori di roba con tutti i loro sistemi di caccia e di difesa; la reazione a catena che si innesca; tutto l’armamentario a difesa della roba (chiavi, serrature, casse blindate, animali di difesa, allarmi…); l’assurda vendita perfino dei propri organi (fossero sempre i propri!) per la roba… Il regista non poteva essere più dettagliato nella descrizione del meccanismo e nell’allargamento del comandamento alle vastissime sfumature che tutti ci coinvolgono. E così, spietatamente, si svela il meccanismo che si innesta quando il furto cancella la fiducia nell’altro… Probabilmente per questo il comandamento, nella persona dell’enigmatico personaggio che abbiamo incontrato in tutto il decalogo, è scelto ad intermediario in questo scatenarsi del sospetto che gli fa dire: "La ringrazio, mi è stato davvero molto utile!". Utile a che cosa? Forse a dimostrare come il comandamento infranto frantumi il nostro vivere senza sospetti? E alla fine tutto ricomincia… come e perché? Forse per quelle connessioni psicologiche emerse nel colloquio fra fratelli sul far della notte?
PER UN PASSAGGIO ALLA CATECHESI
"Tu non desidererai la donna degli altri… tu non desidererai la roba degli altri… io sono il Signore, tuo Dio, che ti ha tratto fuori dall’Egitto, dalla casa della schiavitù… L’invidia fa conoscere ciò che hanno gli altri, ma non ne può godere. Non diventi sano se gli altri sono ammalati. Non diventi ricco se gli altri sono poveri. Non hai di più se gli altri hanno meno. Credi alle mie parole e otterrai la felicità e arriverai alla pace e alla libertà. L’anima umana è uno spazio immenso con tante possibilità di bene e di male. Nel cuore degli uomini sta la fonte dei suoi atti. Non devi desiderare: così è stato detto. Desideri, brama, avidità sono tutti collegati. La brama dell’avere, del profitto, l’egoismo, l’invidia e l’avarizia hanno a che fare con il desiderio. Qui cominciano la guerra e il potere, la violenza e l’aggressione, la concentrazione di beni e del potere ai danni degli altri e ai danni dell’intero creato. Qui l’uomo e la donna vengono considerati come oggetti intercambiabili e per possederli si mette in atto la pirateria. A ragione A. Einstein ha detto: "Il problema del nostro tempo non è la bomba atomica, ma il cuore umano". E A. Schweitzer ha detto: "La salvezza dell’uomo non sta in nuove misure e trattative, ma in nuovi sentimenti". La croce di Gesù è l’unico luogo dove noi, sotto lo specchio dei 10 comandamenti, possiamo riconoscere le nostre colpe. Qui viene regalato il perdono, che rende possibile un nuovo inizio. Vita e morte vi metto davanti, benedizione e maledizione… Scegli quindi la vita affinché tu viva: tu e i tuoi discendenti…" (I DIECI COMANDAMENTI)
E’ ancora Gesù a soccorrerci con il suo invito a non accumulare. Nel contesto va letto il distacco radicale dalla roba come piena libertà dal sospetto e dall’essere sospettati. E la Chiesa primitiva si proponeva di mettere tutto in comune, liberamente, senza i sotterfugi di Anania e Zaffira. E Francesco di Assisi…
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