IL DECALOGO

scheda ottava

 

PREMESSA

Il salmo 118 commenta l’importanza della Legge del Signore. Continua la meditazione del salmo 18 che aveva concluso: l’osservanza della Legge rende sapiente anche il povero ignorante, anche colui che non ha una cultura elevata. La Legge lo rende capace di interpretare la vita e di darle significato in mezzo alla confusione dei cosiddetti sapienti.

Il regista Krzysztof Kieslowski, ponendosi di fronte alla Legge come un agnostico di buona volontà, fa eco alla sicurezza dei salmi affermando che queste dieci frasi ben scritte cercano di regolare i rapporti fra la gente. Sono interessanti perché nessuna ideologia le ha mai messe in discussione. Tutti siamo d’accordo sul fatto che sono giuste, ma, al tempo stesso, le violiamo tutti i giorni. Per questo il sapiente e l’intelligente di oggi è più handicappato dell’ignorante nel leggere gli avvenimenti della propria esperienza.

DECALOGO non è una serie di lezioni di catechismo, ma un contributo antropologico alla preevangelizzazione, quasi un grido dell’uomo contemporaneo verso l’Alto affinché…Utinam dirumperes coelos et descenderes… (magari tu squarciassi i cieli e discendessi…).

 

NON DIRAI FALSA TESTIMONIANZA

LETTURA DEL DOCUMENTO

 

Mentre scorrono ancora i titoli di testa vediamo due mani, una di adulto e l’altra di bimbo che si tengono strette mentre si cammina sulla neve in un ambiente squallido.

Poi, immediatamente, ci si trova nel verde, dove una donna matura fa esercizi fisici, corre, si ferma a parlare con un signore interessato ai suoi francobolli, quindi entra in casa, cammina per la strada, è all’università dove è salutata con rispetto dal preside. Di seguito accetta che una donna americana assista alle sue lezioni, è in aula dove presenta la nuova venuta, dà l’avvio alla ricerca seminariale su tematiche morali: si arriva a inquadrare la protagonista, Zofia, docente di filosofia morale.

Gli interventi degli studenti che abbozzano i casi di morale ci introducono a tematiche già lette nello scorrere dei temi di DECALOGO: una studentessa ripropone il caso letto in NON AVRAI ALTRO DIO ALL’INFUORI DI ME e Zofia cerca di cogliere nuovi particolari affinché la lettura sia ricca di tutte le variabili, in particolare sottolinea che si deve essere sempre dalla parte della vita.

Lo stimolo di Zofia fa prendere coraggio alla donna americana, che abbiamo già conosciuto essere ammiratrice della docente (ha tradotto in inglese tutte le sue opere), ed espone il suo caso.

Eccolo: è inverno e una bambina ebrea deve cercare un nuovo rifugio per sfuggire ai nazisti. Una famiglia è disposta ad accoglierla purché abbia un regolare certificato di battesimo. Un’altra coppia con un prete si presterebbe a fornire il certificato falso. La sera che la bambina arriva, con un signore che l’accompagna, alla casa di questi ultimi (a questo punto entra in aula un tizio allucinato al quale, un ragazzo di colore, a cui un giovane fa da interprete, dice in un inglese perentorio: go out, vai fuori; al quale dignitosamente Zofia indica la porta), dopo scene di nervosismo da parte dell’uomo si sente dire che non firmeranno perché non vogliono rendere falsa testimonianza.

La giovane donna che racconta si chiama Elzbieta, e a questo punto chiede se Dio, che ci invita a essere misericordiosi, può entrare in contraddizione con se stesso quando la misericordia si scontra con l’imperativo alla verità. Una carrellata ci porta al solito enigmatico personaggio del comandamento, stavolta in veste di uditore.

Alcuni studenti cercano di offrire motivazioni al rifiuto, compresa la paura. Zofia congeda la lezione invitando ad una precisa riflessione.

Zofia ora è inquieta ed incontra pure Elzbieta inquieta. Una serie di approcci fra le due donne le mette assieme per la soluzione del duplice nodo: fu la coppia Zofia e marito a rifiutare la firma; fu Elzbieta la bimba lasciata al suo destino da quel rifiuto. Il dramma, che ha modificato radicalmente la vita di Zofia determinandola allo studio radicale e all’impegno nel campo della morale, fu per tutti quegli anni la sorte di quella bimba (estremamente interessante la visita al luogo dove era avvenuto il rifiuto, quando Elzbieta si nasconde e Zofia la ricerca bussando a varie porte da cui si sente beffeggiata oppure richiesta se è venuta per l’inserzione). L’assillo che ha portato Elzbieta al faccia a faccia con l’autrice di tante bellissime opere morali che lei ha tradotto è se queste sono solo parole di una che bara nella vita.

Nel colloquio e nella rivisitazione dei luoghi si snoda il dialogo fondamentale: l’uomo può trovare la verità, anche la Verità maiuscola che è Dio (lo chiami o non lo chiami con questo nome) e sarebbe la più grossa falsa testimonianza eliminare Dio; nel palazzo dove noi abitiamo vivono tutti i casi da risolvere; la difficoltà sorge dal male che entra abusivamente in varie forme e a volte ci disorienta; se noi non mettiamo i nostri riferimenti nella Verità assoluta ci smarriamo, posseduti dalle piccole verità e dai piccoli interessi (entra l’uomo dei francobolli; entrano gli abitanti della vecchia casa…).

I fatti di quel lontano tempo di guerra furono questi: il marito di Zofia era un responsabile della resistenza; era stato avvertito che la famiglia che avrebbe accolto la piccola era una famiglia di spie; si era allora scelto una scusa per salvare l’organizzazione; la notizia in seguito risultò falsa e la famiglia calunniata si chiuse per sempre alle relazioni con gli altri. Il male era entrato doppiamente a contagiare Zofia, la sua famiglia e l’altra famiglia ospitale.

Elzbieta accetta di dormire in casa di Zofia e prima di coricarsi prega. Dorme nella stanza libera del figlio di Zofia che non ama restare con la madre. Il mattino seguente per Zofia è la stessa trafila di ginnastica all’aria aperta e di piccoli gesti fino a quando lascia Elzbieta davanti al negozio di quel signore che l’avrebbe dovuta ospitare. L’incontro rivela, dopo tanti anni, la terribile ferita di una calunnia lanciata nel solco della sua storia.

 

INDICAZIONI DI LETTURA

 

In Decalogo il regista ha voluto dare un volto umano al comandamento. Sarà opportuno individuare l’attore (sempre lo stesso) che rende la metafora. Il comandamento è presente, anche in forma accentuata, nelle situazioni e nei momenti più carichi di tentazione alla violazione. Dopo la trasgressione, a volte, appare per costatare amaramente.

 

Se il cinema è sempre metafora, questi documenti corredano LA METAFORA di numerose altre. Kieslowski ha affermato che è sempre stata sua premura di togliere qualunque inquadratura, qualunque dettaglio, qualunque azione che non entrasse strettamente nella economia del messaggio. Per questo sarà opportuno individuare il massimo numero di simboli cercando di interpretarli.

 

Si può asserire che questo ottavo tassello è il sostegno di tutta l’impalcatura di DECALOGO, quasi la chiave per aprire le porte più dure dei documenti precedenti (si pensi alla trama di DECALOGO DUE ripresentata con una particolare sfumatura di lettura); e c’è di più: si afferma che nel condominio di Otto abitano tutte le altre storie.

Non va sottovalutato il lungo colloquio nel quale Zofia esprime a Elzbieta la sua teoria nei riguardi della Verità che è riassunto dell’ottimismo della filosofia di Socrate e di Platone.

Ancora una volta la lettura del comandamento si snoda sullo scenario di una ampiezza mille anni luce più vasta del semplice dire bugie.

Andrà detta senz’altro una parola per offrire una motivazione al quadro perennemente storto e perennemente riaggiustato in equilibrio instabile in casa di Zofia che, nonostante tutto, riprende ogni mattina i suoi esercizi.

E il nostro personaggio comandamento… si fa studente.

 

PER UN PASSAGGIO ALLA CATECHESI

 

"Tu non dirai falsa testimonianza contro il tuo prossimo. Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ha tratto dalla schiavitù alla libertà… Tu non hai bisogno di lasciarti prendere nella rete della falsità. Tu puoi importi di arrivare a dare fiducia, perché io dono fiducia.

Con una bugia non viene ferita solo la verità, ma anche l’umanità. Le bugie rovinano la società e rompono la fiducia. Una sola parola può aiutare una persona dando consolazione e coraggio, ma può anche rovinare la vita.

Le parole sono la potenza del male, ma possono essere anche la potenza del bene. Possono costruire ponti ed essere ponti. Possono portare fiducia. Ciò potrà avvenire sempre di più in futuro. Il mondo potrà sopravvivere se verranno presi provvedimenti ispirati alla fiducia, se nelle conferenze sul disarmo ognuno potrà avere fiducia nell’altro. Non fidarsi è bene… il controllo è meglio…. L’ottimo però è la verità.

 

Nel discorso della montagna possiamo cercare quel "Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio". Gesù è sempre attento ad accompagnare chi cerca la verità come Nicodemo. Aronne e Maria diventano lebbrosi per una mormorazione contro Mosè. Un tempo si esemplificavano i guasti della mormorazione, della calunnia, del giudizio temerario. Oggi, con la cultura dell’informazione… povero comandamento!