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PREMESSA Il salmo 118 commenta l’importanza della Legge del Signore. Continua la meditazione del salmo 18 che aveva concluso: l’osservanza della Legge rende sapiente anche il povero ignorante, anche colui che non ha una cultura elevata. La Legge lo rende capace di interpretare la vita e di darle significato in mezzo alla confusione dei cosiddetti sapienti.Il regista Krzysztof Kieslowski, ponendosi di fronte alla Legge come un agnostico di buona volontà, fa eco alla sicurezza dei salmi affermando che queste dieci frasi ben scritte cercano di regolare i rapporti fra la gente. Sono interessanti perché nessuna ideologia le ha mai messe in discussione. Tutti siamo d’accordo sul fatto che sono giuste, ma, al tempo stesso, le violiamo tutti i giorni. Per questo il sapiente e l’intelligente di oggi è più handicappato dell’ignorante nel leggere gli avvenimenti della propria esperienza. DECALOGO non è una serie di lezioni di catechismo, ma un contributo antropologico alla preevangelizzazione, quasi un grido dell’uomo contemporaneo verso l’Alto affinché…Utinam dirumperes coelos et descenderes… (magari tu squarciassi i cieli e discendessi…).
IO SONO IL SIGNORE DIO TUO. NON AVRAI ALTRO DIO FUORI DI ME.
LETTURA DEL DOCUMENTO
Padre e figlio (sembra di intuire che la famiglia è divisa, anche se il rapporto con la moglie-madre permane in qualche forma) hanno impostato la propria vita in una forma moderna. Il padre attende tutto dall’elaboratore, anzi è un esperto di scienze informatiche: le insegna con l’entusiasmo del missionario di una nuova religione. Il figlio fa una sua prima elementare constatazione: perché nutrire i piccioni che vengono a prendere il becchime dalle sue mani se poi, come il cane randagio che ogni giorno si muoveva attorno ai bidoni dei rifiuti, si muore, magari assiderati? L’elaboratore non ha risposte a questa domanda: risponde solo che è pronto. Il padre, di fronte alle domande del figlio risponde che, dopo la morte, di noi resterà il ricordo, che si vive per rendere più agevole la vita alle generazioni future. L’irrompere della zia (sorella del padre) offre lo spunto per un tentativo di soluzione del nodo esistenziale del piccolo protagonista. I due fratelli sono cresciuti in una famiglia cattolica, ma, ancora giovane, il fratello ha creduto nella possibilità di risolvere con i propri mezzi i problemi e di rispondere con la propria intelligenza alle provocazioni della vita. La sorella è sensibile alle domande del nipote e ottiene dal fratello di portare il bambino da un religioso il quale, se il piccolo lo desidera, potrà iniziarlo a una catechesi. Intanto ognuno adora il suo dio: il padre con l’entusiasmo con il quale circonda l’elaboratore (lo dice ad una sua lezione), che potrà diventare autonomo nelle risposte ai quesiti; il figlio (durante la lezione) leggendo i dettagli della figura paterna. E’ ormai Natale. Papà e mamma hanno regalato al figlio un paio di pattini. Il bimbo non sta in sé dalla voglia di provarli. L’elaboratore sentenzia che il ghiaccio, date le variabili inserite, può sostenere parecchie volte il peso del corpo del bambino: importante sarà non avvicinarsi troppo al fiume. Siamo ancora in tempo di lezioni. I soliti rumori di mezzi di soccorso non turbano il padre, appena leggermente sorpreso e contrariato per l’inspiegabile rottura di una boccetta di inchiostro che gli ha bruttato le carte. Non si turba dell’allarmismo dei vicini: tutto è regola e misura; a quell’ora suo figlio è a lezione. Varie telefonate e varie presenze lo scomodano, ma solamente per dimostrare la fondatezza delle sue certezze. Queste ultime progressivamente si infrangono di fronte a variabili impreviste: un malessere dell’insegnante ha impedito la lezione; il bambino ha approfittato per provare i suoi pattini; un fuoco acceso sullo stesso punto della riva per tanti giorni, mentre il vento soffiava di continuo verso il largo…. Non erano stati calcolati. Ecco allora un estremo ricorso alla razionalità sulla base di nuove variabili: suo figlio non era sul ghiaccio, là dove si prodigano i soccorritori. Alla fine la prova dei fatti mentre la sua ragione volge il capo verso l’Alto, magari per protestare… e anche l’Alto… piange. In casa l’elaboratore scandisce la stessa frase: io sono pronto.
INDICAZIONI DI LETTURA
In Decalogo il regista ha voluto dare un volto umano al comandamento. Sarà opportuno individuare l’attore (sempre lo stesso) che rende la metafora. Il comandamento è presente, anche in forma accentuata, nelle situazioni e nei momenti più carichi di tentazione alla violazione. Dopo la trasgressione, a volte, appare per costatare amaramente.
Se il cinema è sempre metafora, questi documenti corredano LA METAFORA di numerose altre. Kieslowski ha affermato che è sempre stata sua premura di togliere qualunque inquadratura, qualunque dettaglio, qualunque azione che non entrasse strettamente nella economia del messaggio. Per questo sarà opportuno individuare il massimo numero di simboli cercando di interpretarli.
PER UN PASSAGGIO ALLA CATECHESI
"Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ho tratto fuori dall’Egitto, dalla casa della schiavitù… perché tu mi appartieni. Io sono qui per te; tu non hai bisogno di cercare altrove la tua felicità, di accettare la dipendenza da nessun’altra divinità, o potenza. Tutto questo tu lo troverai in me. Dove si lascia Dio, si va molto spesso incontro all’assenza di Dio: questi sono i forno crematori dell’olocausto, le cliniche psichiatriche degli stati totalitari, le camere di tortura e i campi di concentramento. Però questi dei stranieri non si presentano sempre con un aspetto terrificante. Cosa si sacrifica, ad esempio, all’idolo denaro?: si sacrificano salute, famiglia, felicità, la propria vita e quella degli altri. Non c’è rispetto per la vita; si rovinano le famiglie e questo diventa il germe di una inimicizia mortale. Allora non è l’uomo che possiede il denaro, ma è da lui posseduto. Abbiamo sacrificato all’idolo progresso, a qualsiasi prezzo, l’aria che respiriamo e che presto non potremo più respirare, l’acqua che beviamo e che presto non potremo più bere, l’ambiente nel quale viviamo e che lentamente muore con noi. Io sono Il Signore, tuo Dio….Tu non sei quello che produci e quello che guadagni; tu hai valore in ogni situazione della tua vita: povero o ricco, ammalato o sano, perché io sono qui per te. A questo la bibbia aggiunge altre norme: Tu non ti devi fare nessuna immagine o simbolo di Dio. Io sono il Signore, tuo Dio…, non essere dipendente da immagini false fatte da te, o presentate da altri. Non farti nessuna figura, ne’ di Dio, ne’ degli uomini. Solo così tu sei aperto e pronto per l’incontro liberante con loro e con il Dio vivente. L’uomo non si faccia nessuna immagine di Dio, perché tutto quello che pensa e immagina coprirebbe, farebbe da schermo, alla realtà. Dio è sempre più grande della nostra capacità di comprendere, più grande anche del nostro cuore. Dio è amore e l’amore ha molti volti. Cosa significa oggi tale norma nel rapporto degli uomini tra di loro? Nel rapporto e dialogo tra diverse confessioni e chiese? Tra gruppi politici impegnati per la pace tra i popoli e le nazioni? Noi abbiamo l’uno dell’altro una certa immagine e fissiamo gli altri in una immagine che in verità non corrisponde; perciò parliamo, ma senza capirci, e viviamo insieme ignorandoci." (I Dieci Comandamenti)
La Bibbia motiva la gelosia di Dio, a difesa della sua unicità e del suo predominio, sul fatto che questo è l’unico modo per salvare l’uomo e il mondo.
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