IL DECALOGO

scheda settima

 

PREMESSA

Il salmo 118 commenta l’importanza della Legge del Signore. Continua la meditazione del salmo 18 che aveva concluso: l’osservanza della Legge rende sapiente anche il povero ignorante, anche colui che non ha una cultura elevata. La Legge lo rende capace di interpretare la vita e di darle significato in mezzo alla confusione dei cosiddetti sapienti.

Il regista Krzysztof Kieslowski, ponendosi di fronte alla Legge come un agnostico di buona volontà, fa eco alla sicurezza dei salmi affermando che queste dieci frasi ben scritte cercano di regolare i rapporti fra la gente. Sono interessanti perché nessuna ideologia le ha mai messe in discussione. Tutti siamo d’accordo sul fatto che sono giuste, ma, al tempo stesso, le violiamo tutti i giorni. Per questo il sapiente e l’intelligente di oggi è più handicappato dell’ignorante nel leggere gli avvenimenti della propria esperienza.

DECALOGO non è una serie di lezioni di catechismo, ma un contributo antropologico alla preevangelizzazione, quasi un grido dell’uomo contemporaneo verso l’Alto affinché…Utinam dirumperes coelos et descenderes… (magari tu squarciassi i cieli e discendessi…).

 

NON RUBERAI

LETTURA DEL DOCUMENTO

 

Un prolungato e ossessivo pianto di bimbo attraversa l’anonimato degli appartamenti di Varsavia e nessuno lo spegne.

Majka, un volto di ragazza modificato dagli occhiali, ritira il proprio passaporto con il visto per il Canada e un modulo per accompagnare una bambina in quel paese, da far firmare alla madre (il nome della bimba è già allegato al passaporto). Poco prima, la stessa, aveva consegnato il libretto universitario dal quale aveva già strappato alcuni fogli: non continuerà.

E si ritorna in un interno dove il pianto iniziale trova il suo soggetto: è una bimba. Un uomo in età matura è attento al suo lavoro a delle canne d’organo e pare non interessarsi a ciò che sente. Majka, senza occhiali, si dispera perché non sa come far cessare il pianto. Interviene una signora matura che dice alla ragazza che non sa far niente, che soltanto la mamma sa cacciare i lupi dal sonno della piccola, che svegliandosi si rasserena.

I bambini stanno attenti a una recita nella quale sono coinvolti e, anche la piccina che abbiamo incontrato, chiamata con i vari diminutivi del nome Anna. Majka si introduce dal retro del palco, stornando l’attenzione della guardiana, e, quando Anna è fra i personaggi dello spettacolo, la chiama a sé e la porta via. Segue quasi un gioco a nascondino di Majka e di Anna e l’evidentissimo smarrimento della signora che abbiamo già visto intenta a consolare la bimba.

Ora Majka e Anna usano vari mezzi per allontanarsi fino ad una località dalla quale si inoltrano nel bosco. Qui Majka vorrebbe far capire alla bambina che è lei la sua mamma e non quell’altra che ha sempre chiamato mamma. Nel bosco, poi, c’è una casina nella quale vive un giovane uomo (confrontare come sia lo stesso attore che impersona il comandamento) che fabbrica orsetti in peluche. Majka e Anna entrano nella sua casa.

A questo punto si fanno più chiare le storie: l’uomo del bosco era un insegnante di Majka, quando lei aveva sedici anni; la madre di Majka era preside di quell’istituto; una relazione con quell’uomo aveva messa incinta Majka; quando la madre preside scoprì la gravidanza due sentimenti opposti le piombarono addosso, il primo per l’onore della famiglia e il secondo per rivitalizzare la sua maternità sterilizzata nella difficile gestazione dal parto di Majka; e subito si imbastiva il ricatto dell’insegnante, che sarebbe stato espulso dalla scuola se si fosse saputo, e di Majka che se non avesse accettato avrebbe fatto fallire l’uomo che aveva amato. La storia delle cinque vite (padre e madre di Majka, Majka e il suo uomo, Anna) subisce un completo dirottamento: Anna cresce riversando il suo affetto di figlia sulla nonna madre; Majka si sente sempre più oggetto di rifiuto (già prima doveva meritarsi l’affetto di una madre spodestata indirettamente da lei della maternità) e arriva all’odio; il giovane insegnante si sente deluso nel suo affetto credendo che Majka si sia infischiata della sua maternità, cambia vita e progetti e si rifugia a fabbricare orsetti nella casetta paterna; la nonna sfoga la sua fame di maternità sulla nipotina rubata; il nonno fa da palo tacendo e lavorando ai suoi organi.

Con la fuga di Majka e Anna inizia così un tour de force che coinvolge tutti i personaggi: Majka che al telefono offre alla madre delle scadenze affinché si decida a firmarle il permesso per il Canada; il suo uomo che si trova preso da contrastanti sentimenti di risvegliata paternità e di messa in discussione delle sue deduzioni su Majka; Anna che ritorna ai suoi incubi e non si decide a chiamare Majka col nome di mamma; la nonna madre e il nonno padre che tentano, con le loro amicizie, di mantenere l’inganno, come un tempo per farsi riconoscere genitori, così oggi per farsi restituire ciò che hanno rubato.

E la decisione (che parte dall’uomo di Majka) è di ricomporre ciò che si pensa non si possa più mutare. E Majka fugge con la bimba. Ed è raggiunta. E fugge sola, dato che l’oggetto del furto materno è l’unico che conti per la nonna madre, la quale, pare, solo alla fine si accorge di avere creato l’irreparabile.

 

INDICAZIONI DI LETTURA

 

In Decalogo il regista ha voluto dare un volto umano al comandamento. Sarà opportuno individuare l’attore (sempre lo stesso) che rende la metafora. Il comandamento è presente, anche in forma accentuata, nelle situazioni e nei momenti più carichi di tentazione alla violazione. Dopo la trasgressione, a volte, appare per costatare amaramente.

Se il cinema è sempre metafora, questi documenti corredano LA METAFORA di numerose altre. Kieslowski ha affermato che è sempre stata sua premura di togliere qualunque inquadratura, qualunque dettaglio, qualunque azione che non entrasse strettamente nella economia del messaggio. Per questo sarà opportuno individuare il massimo numero di simboli cercando di interpretarli.

E’ peculiare del regista l’abilità a far esplodere tutta la pregnanza del comandamento: ce ne accorgiamo in particolare in questo documento che tocca il tema di un furto nel quale siamo tutti coinvolti: chi non ha mai rubato in questa dimensione? Quanti affetti familiari sono stati stravolti, se non in questa dimensione limite, nella prassi educativa quotidiana? E tante nostre proprietà, comprese alcune forme di adozione, fino a che punto non sono estorsioni?

Il regista introduce, in questo film, la metafora dell’enigmatico personaggio rappresentante il comandamento in figura di protagonista: forse questo ha un senso?

Vanno lette le tante metafore sparse:

 

  • la rinuncia alla carriera universitaria di Majka, all’insegnamento del suo uomo
  • il mettersi a fabbricare e a vendere orsetti
  • il lavoro del padre di Majka attorno agli organi
  • l’incubo reiterato di Anna
  • la giostra in mezzo al bosco e la casina del papà di Anna lì accanto...

 

Non va dimenticato un appassionato approfondimento della denuncia posta al cuore della nostra società che può farsi garante di noi ladri.

 

E Giovanni Paolo II°, in Centesimus Annus, afferma in maniera diffusa che, di fronte all’altrettanto diffusivo diritto di proprietà si deve (stato e gruppi e singoli) fare in modo che ognuno abbia i mezzi per poterselo gestire.

 

PER UN PASSAGGIO ALLA CATECHESI

 

"Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ha tratto dalla schiavitù alla libertà… Tu non devi arricchirti con la disonestà. Tu non devi vivere a spese degli altri. Tu non devi essere schiavo dei soldi e dei beni terreni. Tu non devi adoperare quello che possiedi per rendere dipendenti gli altri e per opprimerli. Tu devi dare libertà invece di toglierla.

Questo comandamento ha ricevuto una nuova dimensione nel nostro tempo. Noi parliamo di cultura dello sfruttamento: pensiamo allo sfruttamento del sottosuolo, all’impiego delle risorse, al disboscamento delle foreste, all’inquinamento dell’aria….

Noi priviamo e saccheggiamo il nostro spazio vitale e le possibilità di vita delle generazioni future.

L’onda mondiale delle emigrazioni è un indice che gli uomini, nella loro patria, vengono derubati dei diritti fondamentali. E colpevoli non sono solo quelli che li costringono a emigrare, ma anche quelli che li accolgono nel proprio paese.

Innumerevoli persone vengono private dei loro diritti, della loro dignità umana. In molti paesi alcune persone vengono private della libertà per le loro convinzioni politiche o religiose. Milioni di uomini vengono privati del pane quotidiano, perché il denaro viene impiegato per gli armamenti. E con questi si priverà forse la vita al resto dell’umanità.

Le nazioni ricche di industrie continuano a vivere sul debito dei paesi del terzo mondo, i cui prodotti vengono pagati a prezzi bassissimi.

In alcuni paesi, grazie alla legge sull’ordinamento del lavoro, non c’è più il pericolo dello sfruttamento; al contrario non si lavora in modo proporzionale allo stipendio che si riceve. Anche questo è un furto." (I DIECI COMANDAMENTI)

 

Il discorso della montagna dovrà essere riferimento basilare, così come il distacco terapeutico dagli affetti familiari suggerito da Gesù con le parole e con le opere. Per scardinare vecchi schemi ci sono inoltre le più recenti encicliche sociali.