|
PREMESSA Il salmo 118 commenta l’importanza della Legge del Signore. Continua la meditazione del salmo 18 che aveva concluso: l’osservanza della Legge rende sapiente anche il povero ignorante, anche colui che non ha una cultura elevata. La Legge lo rende capace di interpretare la vita e di darle significato in mezzo alla confusione dei cosiddetti sapienti.Il regista Krzysztof Kieslowski, ponendosi di fronte alla Legge come un agnostico di buona volontà, fa eco alla sicurezza dei salmi affermando che queste dieci frasi ben scritte cercano di regolare i rapporti fra la gente. Sono interessanti perché nessuna ideologia le ha mai messe in discussione. Tutti siamo d’accordo sul fatto che sono giuste, ma, al tempo stesso, le violiamo tutti i giorni. Per questo il sapiente e l’intelligente di oggi è più handicappato dell’ignorante nel leggere gli avvenimenti della propria esperienza. DECALOGO non è una serie di lezioni di catechismo, ma un contributo antropologico alla preevangelizzazione, quasi un grido dell’uomo contemporaneo verso l’Alto affinché…Utinam dirumperes coelos et descenderes… (magari tu squarciassi i cieli e discendessi…).
TI RICORDERAI DI SANTIFICARE LE FESTE LETTURA DEL DOCUMENTO
E' la vigilia di Natale: tutto parla di intimità, dalle luci, ai vari alberi illuminati, ai cori che si fanno in famiglia, alle liturgie delle chiese. Così il protagonista, Janusz, agghindato da babbo natale, rallegra i suoi bambini e la famiglia. E' l'inquadratura neoclassica del frontone della chiesa a portare in campo la protagonista, Eva, che posteggia quasi all'ombra del tempio la sua auto, entra in chiesa per cercare un volto, Janusz. Ha inizio, così, la persecuzione di una vigilia di Natale: un avvertimento al citofono che qualcuno ha rubato l'auto, la comparsa di Eva alle spalle di Janusz, la sua angoscia perché il marito non è tornato a casa, la spasmodica ricerca per le strade deserte e una serie di contrappunti: con la polizia che è stata avvertita del furto dell'auto e ferma Janusz ed Eva che viaggiano sulla macchina rubata, all'obitorio dove la donna impalca la scena davanti a un cadavere sfigurato, alla stazione dove la sorvegliante gioca per tenersi sveglia in servizio nella solitudine spettrale, al telefono, dal quale si viene a sapere soltanto della segnalazione (di Eva) di una sconosciuta che denunciava un uomo svenuto che non si è poi trovato. Eva, passata ormai la notte, rivela a Janusz la scommessa con se stessa di riuscire a intrattenere un uomo, la notte di Natale, fino alle sette del mattino. Le sue ripetute menzogne volevano solamente colmare la sua solitudine: anche l'uomo che ella aveva seguito, dopo essere stata posta nella condizione di scegliere fra Janusz, che pur sposato ne era stato attratto, e l'altro, l'ha lasciata e vive felicemente con la sua famiglia. Il frontone della chiesa è ancora testimone della scena dell'addio dei due: di Eva che viene inghiottita dal buio della sua amarezza e di Janusz che ritorna dalla propria moglie che ha atteso tutta la notte dormicchiando sul divano. Era Eva?, è l'unica domanda della donna. Ricomincerà tutto di nuovo e tu uscirai tutte le sere?, rincalza ancora. No, non uscirò più, è quasi il segno dello stacco finale.
INDICAZIONI DI LETTURA
In Decalogo il regista ha voluto dare un volto umano al comandamento. Sarà opportuno individuare l’attore (sempre lo stesso) che rende la metafora. Il comandamento è presente, anche in forma accentuata, nelle situazioni e nei momenti più carichi di tentazione alla violazione. Dopo la trasgressione, a volte, appare per costatare amaramente.
Se il cinema è sempre metafora, questi documenti corredano LA METAFORA di numerose altre. Kieslowski ha affermato che è sempre stata sua premura di togliere qualunque inquadratura, qualunque dettaglio, qualunque azione che non entrasse strettamente nella economia del messaggio. Per questo sarà opportuno individuare il massimo numero di simboli cercando di interpretarli.
L'aggancio al tema del decalogo diventa in questo film assai sottile. C'è una festa nell'aria e dovrebbe essere festa per tutti, nella ritualità comune. Ma già all'avvio del film si nota per qualcuno l'assoluta estraneità alla festa: o perché è turbato da qualcosa, o perché preso dal nonsenso di un certo tipo di servizio, o perché legato al lavoro, o perché alienato. Eppure la festa ha un richiamo per tutti: forse perché segno di qualcosa che ci supera, prospettiva finale della ricomposizione del nostro difficile equilibrio, ricordo e attesa.
PER UN PASSAGGIO ALLA CATECHESI
"Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ha salvato dall'Egitto, dalla casa della schiavitù, e ti ha portato alla libertà… Tu santificherai il giorno di festa… tu non devi ora diventare schiavo del lavoro e del guadagno. Gli uomini devono poter respirare rapporti liberi, in distensione e libertà, tutti, liberi e non liberi. Alle cose preziose della nostra vita appartiene il tempo. Oggi ha senso più di ogni altra cosa donare tempo. Il ritmo dei 7 giorni esprime il ritmo degli uomini e di tutta la creazione. Tutti gli sforzi di sostituire il ritmo di / giorni con quello di 10 giorni, come nella rivoluzione francese e russa, sono stati un fallimento. I cristiani hanno fatto della domenica il giorno della risurrezione del Signore, il primo della settimana. Essi celebrano nell'Eucaristia la presenza del Signore e portano questa gioia e coscienza nella vita quotidiana. Attraverso di loro anche gli altri uomini devono trovare motivo di festeggiare e di gioire, perché il lavoro e il consumo dividono gli uomini. L'uomo che festeggia condivide con gli altri la gioia. C'è voluto molto tempo per liberare l'uomo dall'obbligo del lavoro e perciò dallo sfruttamento degli uomini. Ancora persiste il pericolo che il giorno di Dio diventi il giorno dell'uomo in cui attraverso lo stress da tempo libero, di adattiamo a nuovi obblighi e ci lasciamo manipolare e programmare dal manager del tempo libero e dalla industria delle vacanze. Questo terzo comandamento ha conseguenze sociali e lo conferma la bibbia, che parla non solo del giorno di sabato, ma anche dell'anno sabbatico. Ogni 7 anni i poveri devono poter nutrirsi e saziarsi dei frutti dei campi e dei vigneti; colpe e debiti devono essere rimessi. Di conseguenza queste parole sarebbero un importante contributo per superare la crisi del debito mondiale dei paesi del terzo mondo." (I DIECI COMANDAMENTI)
Gli inni liturgici dei giorni di festa allargano la pregnanza del messaggio della festa: soddisfazione per il compimento della creazione nel suo equilibrio progettuale, conclusione della storia nel trionfo finale che avvia un equilibrio che non potrà più essere turbato, pasqua, risurrezione… La festa celebrata ci mette di fronte a quello che dovremmo essere, a quello che vorremmo raggiungere e che non siamo. Chi non celebra si appiattisce e si aliena.
|